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Nancy, 13 Maggio 1973
Cari Amici,
Il primo scopo di questa lettera è di annunciarvi la pubblicazione di un nuovo Cahier intitolato La Sainte Vierge et la Gloire, che cerca di puntualizzare le intuizioni nuove di cui parlavo allinizio della mia lettera di Natale.
Questo Cahier inaugura una seconda serie che fa seguito a Le Don de Dieu, a cui ho dato il titolo L'Epouse. Vi si troverà la messa a punto che spero definitiva di certe ricerche inaugurate in LEpreuve de la Foi e Le Miystère de la Rédemption. Redigendo quelle pagine, speravo che sarebbero state allo stesso tempo chiare e facili da leggere. A distanza di tempo mi accorgo che se in fondo sono chiare, non posso dire veramente che siano facili da leggere. Ciò dipende in parte dal bisogno eccessivo di concentrare sempre il massimo di idee in un minimo di frasi, che rende difficile la lettura di questi testi a coloro che non ci sono abituati, e ai quali chiedo scusa.
Ciononostante credo di poter assicurare a coloro che persevereranno o che si sono abituati a leggermi che troveranno in questo Cahier lultima parola su ciò che cerco di dire da dieci anni: è a tale titolo che mi permetto di raccomandarlo. Si accorgeranno anche che questa ultima parola apre la porta a un nuovo campo di riflessioni praticamente illimitato sulla nostra situazione di peccatori assediati dalla gloria di Cristo. Ritroveranno le preoccupazioni già presenti nel Ritiro di Montlignon e che saranno oggetto dei Cahier successivi, se Dio mi dà il tempo e la forza di redigerli.
Ciò detto, mi è stato chiesto di scrivere una lettera sul problema dellaborto. Vorrei parlare di quello che mi sembra grave in questa faccenda, che è meno il problema in se stesso preso nei suoi dettagli che le ragioni che lo rendono così oscuro agli occhi di certe persone peraltro molto pie e rivestite spesso di grandi responsabilità nella Chiesa. Mi sono accorto in questa occasione che avevo gravemente torto, al tempo dei miei studi scolastici, di trovare semplicistico e banale, tanto era evidente, il principio fondamentale della morale tomista e della morale in generale: Bisogna fare il bene ed evitare il male. Non avevo limpressione che mi dicesse granché, e mi sembrava daltra parte che saltasse agli occhi. Scopro oggi che questa evidenza apparentemente "stupida" è ciò che manca alle persone migliori per resistere con forza e serenità agli attacchi contro la morale dellaborto, e contro molte altre cose.
Perché la portata di questo principio è la seguente, già formulata da Newman: "La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo". In altri termini, se la Madonna avesse potuto salvare il mondo intero a prezzo di una sola "bugia volontaria" o rubando "senza motivo un solo misero centesimo", sarebbe stata letteralmente incapace di farlo... appunto perché era immacolata. Chi ravvisa del fariseismo in un tale atteggiamento, il desiderio di tenersi le mani pulite ad ogni costo disinteressandosi del resto del mondo, mostra proprio di non aver capito la portata del principio apparentemente "elementare" secondo cui bisogna fare il bene ed evitare il male. Perché la fedeltà alla legge morale esige questo o non esige niente, e bisogna scegliere una volta per tutte. Il fariseismo è un peccato, una mancanza d'amore evidente, ma confondere con una mancanza d'amore l'atteggiamento della Chiesa cattolica e della Madonna che preferiscono ciò che dice Newman a un solo peccato veniale degno di questo nome (e cioè realmente volontario e deliberato), è rovinare totalmente ogni morale in nome d'un cosiddetto amore che, non avendo leggi, non è più sottomesso alla verità, e può condurci molto comodamente allinferno.
Il problema dellinferno è daltronde strettamente associato a quello della legge morale. Se il peccato è una tale catastrofe, trascendente a tutte le catastrofi d'ordine fisico o psicologico, la sola conseguenza omogenea a questo male abissale, è evidentemente l'inferno. Se si rifiuta questa conseguenza, questa verità, si rifiuta alla fin fine ogni legge morale. Naturalmente la misericordia è trascendente a sua volta a una tale catastrofe e a tali tenebre, ma questa trascendenza non vuol dire più niente se ci si rifiuta di riconoscere per prima cosa la profondità eterna e incommensurabile del male morale. In nome della Misericordia, si dissolve la struttura che le dà un senso, si sega il ramo dellalbero su cui si è seduti, che è appunto lalbero della scienza del Bene e del Male.
Dopo di che, ci si potrà e dovrà chiedere nel dettaglio che cosa è bene e cosa è male. La Chiesa lha fatto per secoli, e la cecità del cuore umano (che è precisamente una delle peggiori conseguenze del peccato) rende questo compito difficile, confuso e incerto, anche con laiuto della Rivelazione e della grazia figuriamoci senza. Ancora Newman descrive la situazione del genere umano abbandonato a un disordine così tragico: troverete questo testo in La Loi et la Grâce. Rimando ad esso con insistenza, come un passaggio cruciale da varcare prima di affrontare gli altri problemi. Se non si accetta di ricevere in pieno petto la profondità sconvolgente di questa dottrina sulla gravità infinita del male morale, è del tutto inutile discutere del problema dellaborto o su altre questioni del genere.
Ora ho constatato io stesso, in un gruppo di ottimi seminaristi, pieni di buona volontà tomista, che la percezione di questa profondità infinita pareva loro inaccessibile al di fuori della fede cristiana. Se si vuol dire con questo che gli uomini sono talmente malati che al di fuori della grazia e della Rivelazione non possono ritrovare la pienezza della sanità naturale dellintelligenza e del cuore, che sono perciò abbandonati senza difesa efficace a tutte le illusioni e a tutti i torpori che addormentano il senso morale allora ci si pone nella stessa prospettiva di Newman ed è perfettamente vero. Ma se si vuol dire che la legge morale, nella profondità vertiginosa del suo assoluto, non può imporre le sue esigenze che alla luce della fede, è chiaro che non si è capita la verità del principio "elementare" che ci prescrive di fare il bene e di evitare il male... che è un principio della ragione naturale, scintilla di Luce data da Dio, ma che ci lascia sulluscio del segreto del suo Volto sconosciuto che è appunto loggetto della fede.
A causa dellaccecamento del cuore umano, che persiste anche tra i cristiani, ogni questione difficile in materia di morale rischia di minacciare la profondità e la solidità delle vedute quasi metafisiche che ho appena richiamato, e che sono tuttavia, lo ripeto, elementari... talmente elementari che mi erano parse banali al tempo dei miei studi proprio perché non ne misuravo la profondità, e rischiavo anchio di essere inghiottito dalle tempeste magnetiche che imperversano oggi sulla cristianità, facendole avere le traveggole e dissolvendo progressivamente ma rapidamente il significato, terribile ma splendido, delle semplici parole bene e male.
Ciò che mi preoccupa e mi dispiace nella situazione attuale, non è la messa in discussione di questo o quel punto della morale cristiana, è lo spirito da cui procede questa messa in discussione e la cui intenzione profonda (inconsapevole ripeto in molti) è l'abolizione pura e semplice di ogni morale nel senso forte e metafisico che ho appena detto. Se ne può vedere un segno nellescalation dei punti messi in discussione: dopo la contraccezione, l'aborto, ecc. ecc. Ma non è che un segno, e l'intuizione che ho della causa di questa escalation mi tormenta molto di più dellescalation stessa.
Altra osservazione, nello stesso ordine d'idee. La distinzione d'Aristotele di quattro virtù cardinali (giustizia, temperanza, fortezza e prudenza), ripresa a buon diritto da S. Tommaso, non deve far dimenticare che in ogni peccato degno di questo nome cè immancabilmente una qualche offesa alla giustizia (il peccato più solitario lede i diritti di Dio e della società su di noi, ed è in questo che è un male morale) d'altra parte la giustizia è la forma più elementare e più obbligatoria dellamore. Cosicché è ben vero dire che tutta la morale è una legge d'amore verso Dio e il prossimo, che ogni peccato è un peccato contro l'amore.
Detto questo, bisogna capire che la principale "vittima" del peccato, la sola che sia raggiunta da quella quarta dimensione che fa del male morale una sorta di sciagura infinita, è lo stesso peccatore. Gli altri non sono raggiunti che dalle conseguenze del peccato e questo è molto meno grave. È terribile per Abele morire per mano di Caino: ma uccidendo Abele Caino ha ucciso la sua anima, e questa sventura è incomparabilmente più grave della morte fisica di Abele, di Caino e di tutta lumanità (ne ho parlato a lungo in La Sainte Vierge et la Gloire). Dire questo non è rinchiudersi nellangustia di una morale individualista, è misurare al contrario il carattere un po terribile del mistero dellamore. Il gesto di Caino (il suo gesto interiore, commesso ben prima dello stesso crimine) lo ha respinto fuori dellordine dellamore: sciagura che non ha paragoni con quella rappresentata dalla sofferenza e dalla morte. Se non si capisce questo, è del tutto inutile contestare o approvare la morale cristiana tradizionale. Riconosco volentieri che molti tradizionalisti si preoccupano più delle conseguenze sociali del peccato che del peccato stesso, incomparabilmente più grave di tutto ciò che è di ordine sociale o banalmente umano. Bisogna compiangere Abele, e difenderlo se è il caso da Caino: ma quanto si deve compiangere di più Caino e questo apre le porte al mistero della Misericordia. Solo che non è rifiutando di vedere la sciagura di Caino (con il pretesto di non giudicarlo) che ci si lascerà inghiottire dall'abisso ancora più vertiginoso della Misericordia.
Mettete di fronte a questo le discussioni sulla questione se bisogna salvare la madre o il bambino, e capirete la loro vacuità. Queste questioni meritano di essere poste allo scopo di strapparci dallaccecamento sempre minaccioso che ci impedisce di ben discernere dovè il male morale, dovè il peccato. Ma come si potrà anche solo cominciare questa ricerca se non si è visto che il male morale è infinitamente più terribile della morte della madre o del bambino? Ciò che bisogna salvare principalmente e innanzi tutto, la sola cosa che dipende totalmente da noi, è la nostra anima: e bisogna aiutare i nostri fratelli a salvare la loro anima. Ciò che viene infallibilmente a morire nel peccato d'aborto è l'anima di colui o colei che commette questo peccato: la madre, chi pratica l'aborto, i complici, ecc. Se non si ammette che la vita fisica della madre e del bambino sono poca cosa a confronto di questo, che ogni catastrofe biologica o sociale è poca cosa di fronte a confronto di questo, non vale neanche la pena cominciare a discutere.
Ecco ciò che volevo dirvi rapidamente per confortarvi nella Pace, nella preghiera e nella rinuncia in mezzo allattuale frastuono.
Fr. M.D. Molinié, o.p.
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