[Lettere agli Amici N°15] [Home Page] [Lettere Agli Amici]
Nancy, 30 Settembre 1973.
Miei cari Amici,
Mi è stato chiesto di parlare dei voti religiosi, e anche del celibato sacerdotale. Di fronte a una tale richiesta, la mia prima reazione è un po quella del Professor Nimbus che, per aver dottamente dissertato su queste cose nei suoi ciclostilati, ha il candore di pensare che ha detto tutto, e si stupisce che gli facciano ancora delle domande. Certo, non tutti voi leggete questi ciclostilati, e coloro che ne conoscono lausterità sanno bene che la loro digestione non è di tutto riposo: un po più di levità nella forma non nuocerebbe alla comprensione del contenuto.
Ma ne sono capace? Vengo sollecitato a scrivere libri più facili, sulla scia della Lotta di Giacobbe. Vi risparmierò le mie perplessità al riguardo, sappiate solo che ci penso... e pregate, per favore, che me ne sia dato il carisma perché a dire il vero non sono sicuro di averlo (quando si tratta della Parola, è diverso).
Per ritornare ai voti senza risalire al diluvio (le esplorazioni a cui ho appena accennato...), come far capire pianamente che in certi campi nevralgici cè una saggezza obbligatoria e una follia facoltativa? Questa saggezza obbligatoria non è una legge in senso giuridico, ma unesigenza spirituale unesigenza dell'amore senza di cui non si può essere salvati: Amerai il Signore tuo Dio sopra ogni cosa, e il prossimo tuo come te stesso. È libero, non è giuridico: ma non è facoltativo, se non lo fai morirai... a dire il vero sei già morto, fai parte dei morti che seppelliscono i loro morti. Tutto questo è detto alla lettera nel Vangelo, non cè molto da commentare: bisogna piuttosto sforzarsi di non commentarlo, di non sommergerne la violenza sotto il fiotto dei nostri commenti impauriti. La vita interiore è forse uno sforzo per sentire sempre di più queste parole come se risuonassero per la prima volta nel nostro cuore. Così come ci vuole tutta una vita per diventare un operaio dellultima ora, ci vuole anche tutta una vita di preghiera per subire lo shock di quelle parole senza alcuna protezione, difesa o abitudine che le renda meno taglienti.
A causa di questo, della straordinaria difficoltà di essere semplici, di non fare delle "difficoltà" quando sentiamo la chiamata di Dio, di lasciarsi vincere dall'Amore, di non resistere allincanto della sua scoperta... Cristo ci ha avvisato: Se non convertirete e non accoglierete il Regno dei Cieli come un bambino, non vi entrerete. È chiaro, non è giuridico (nessun gendarme divino, nessun chierico ci verrà a chiedere se abbiamo i nostri documenti di bambino), ed è assolutamente obbligatorio, non ci sono eccezioni a questa legge. La grande paura dei benpensanti, e oggi la loro grande rivolta, vuole farci dimenticare che l'Amore ha delle leggi, le cui sanzioni silenziose sono molto più gravi di quelle di un apparato giudiziario o di una repressione di polizia.
Lo spirito d'infanzia ha dei nemici, e Gesù Cristo ci invita a sbarazzarci di questi nemici il più rapidamente e radicalmente possibile con la pratica dei consigli evangelici. La legge d'amore e lo spirito d'infanzia non sono obbligatori nello stesso modo, perché sta a ognuno scoprire dove sono i suoi nemici e sapere se si deve tagliare la mano destra o la sinistra per arrivare monco ma arrivare alla vita eterna. Gesù Cristo ci segnala solamente che in modo generale (e praticamente universale) il denaro, la sessualità e la volontà propria sono i grandi nemici dello spirito d'infanzia. Monito molto grave che comporta in pratica l'obbligo di coltivare il più possibile per proteggere e lasciar crescere in noi lo spirito d'infanzia lo spirito di povertà, di castità e d'obbedienza.
Non la finirei mai se dovessi precisare che cosa si deve intendere per denaro, sessualità e volontà propria. Su questo vorrei spiegarmi a fondo nel Cahier (o nei Cahier) che seguiranno La Sainte Vierge et la Gloire. Il denaro non è solo il denaro, ma tutto ciò che fa di noi dei ricchi... e questo va, non solo fino alle ricchezze culturali, ma, più pericolosamente ancora, fino a quelle morali e soprannaturali (vedi San Giovanni della Croce).
La sessualità in sé non è un male, è in fondo uno splendore e quindi una ricchezza come le altre: pericolosa a titolo di ricchezza, ma con un impatto così vasto e profondo da costituire un ambito originale che giustifica una vigilanza particolare.
Quanto alla volontà propria, è la più sottile, la più inafferrabile e la più pericolosa di tutte le ricchezze; meriterebbe da sola tutto un libro, unantropologia come si dice oggi l'antropologia molto semplice e infinitamente complessa di santAgostino, in cui l'uomo appare costantemente sollecitato da due attrazioni incompatibili: lamore di sé fino al disprezzo di Dio e lamore di Dio fino al disprezzo di sé.
Lo spirito di povertà, di castità e d'obbedienza deve dunque essere definito anzitutto come un atteggiamento di difesa teso a proteggere la perla preziosa, l'atteggiamento infinitamente semplice e indefinibile dello spirito d'infanzia. Le difese sono tre perché i grandi nemici sono tre: ma sono tuttuno in ciò che hanno di positivo, e cioè appunto lo spirito dinfanzia.
Così definite, sono allo stesso tempo obbligatorie per ogni cristiano, e necessariamente ragionevoli. Su questo punto mi devo spiegare. Non sono ragionevoli nel loro segreto lo spirito d'infanzia vulnerabile allAmore, la cui spontaneità supera la ragione. Ma sono ragionevoli nel loro modo e nelle loro applicazioni: perché ciò che le misura è l'importanza più o meno grande del pericolo corso. Si arriva allora a questo paradosso, che il progresso della virtù e cioè dellamore libera progressivamente dalle restrizioni imposte, allinizio, ai peccatori dai consigli evangelici: basta essere un bambino, e amare, per essere spiritualmente povero, casto e obbediente. Più ci si orienta verso questa perfezione, meno è necessario proteggersi materialmente contro il pericolo delle ricchezze, della vita sessuale e della volontà propria.
Molti lo avvertono molto bene e fanno notare che la Chiesa, nella sua purezza, si mostra accogliente verso tutti i valori che i consigli evangelici sembrano tenere in sospetto. Essa si compiace dellaccumulo dei nutrimenti terreni che permetterebbero di costruire un mondo migliore.
- ha sempre difeso lo splendore del matrimonio e della vita amorosa contro il sospetto dei puritani e dei manichei
- ha proclamato, e proclama più che mai, la grande libertà dei figli di Dio che li affranca da ogni timore facendoli crescere al di sopra delle leggi.
Bisogna dunque riconoscere che in questa prospettiva il culmine della perfezione consiste nel non privarsi di niente... come in Cielo, insomma. Mettete da parte i rischi d'illusione che comporta una tale dottrina: è verissimo che un santo, un vero santo, non ha da temere le ricchezze e neanche i piaceri, e che può, come Gesù Cristo, mangiare e bere con i peccatori, approfittare dei beni della creazione, che appartengono alluomo, che appartiene a Dio. È più umile fare come Giovanni Battista e digiunare, daccordo: ma questa stessa umiltà proclama che la perfezione suprema quella di Cristo non ha bisogno di digiunare, né di temere l'arricchimento del genere umano.
Allo stesso modo la castità del celibato potrà essere presentata come una perfezione meno grande della castità coniugale. Lasciamo anche qui da parte le deviazioni e gli abusi: non potendo invocare l'esempio di Cristo, si dirà che il matrimonio e la vita amorosa rappresentano una pienezza non solo di felicità umana ma di virtù, superiore a quella del celibato. È la tesi oggi propugnata con l'asprezza che sappiamo, con il sostegno della biologia e della psicanalisi.
Vorrei dire qui, più semplicemente che nei Cahiers, ciò che mi sembra esserci di vero in questa tesi. Praticare la castità perfetta nellesercizio integrale del matrimonio come Giuseppe, Maria e Cristo stesso avrebbero potuto se avessero voluto è certamente un culmine di perfezione che supera la castità dei monaci buddisti così come essi la possono capire... e anche la maggior parte dei cristiani, a dire il vero. Il controllo sovrano delle nostre pulsioni in questo ambito appartiene più alla giustizia originale o al Regno dei Cieli che alla condizione umana come noi la conosciamo.
Ma Gesù Cristo ha ritrovato la giustizia originale, e ce la restituisce. I nostri moderni profeti anticipano la straordinaria alchimia che suppone la nostra perfetta assimilazione a Gesù Cristo: hanno certamente torto di far dimenticare ai cristiani che, nellattesa, sono peccatori e devono diffidare non della vita sessuale, ma di se stessi... e di ciò che fanno della vita sessuale. Di qui il consiglio di non sposarsi che Gesù Cristo non ha esitato a dare agli apostoli, facendo loro intravedere le esigenze della castità coniugale.
Ma questi profeti hanno ragione di presentare come un culmine lautentico sbocciare dellamore tra i sessi. Hanno ragione di diffidare a loro volta dei sospetti più o meno manichei che i cristiani dei secoli scorsi hanno preferito, per orgoglio, far pesare più sulla vita sessuale che su se stessi. Ci tengo a dirlo perché sia chiaro: il culmine della castità ragionevole (nel senso in cui ne parlo in questo momento), è il matrimonio e non il celibato.
E finalmente lobbedienza perfetta è l'obbedienza allamore, non alle autorità e alle leggi che ci chiedono sempre molto meno dell'amore e fanno così da comodo alibi a quelli che hanno paura di sentirsi chiamati ad essa. La perfetta obbedienza non si cura dellobbedienza, come la vera filosofia non si cura della filosofia. Anche qui ci tengo a segnalare il mio accordo. Mi potrei accontentare di dire che tutto questo appartiene in realtà alla giustizia originale o del Regno venturo più che della vita presente e sottolineare la necessità di difendersi contro veleni che non abbiamo ancora eliminato: una predicazione che invita a non difendersi dai microbi, con il pretesto che la vera salute ignora i microbi, è la cosa peggiore in un contesto in cui i microbi sono più virulenti che mai... anche in colui che parla.
Mi potrei accontentare di dire questo, ma ritengo necessario andare oltre. La perfezione cristiana che ci è proposta, infatti (anche se ne siamo molto lontani e tanto più lontani quanto più vicini si vuol credere di essere), è veramente una perfezione spirituale e soprannaturale ma è una perfezione ragionevole. A causa di questo, non è comunque però il culmine della perfezione cristiana perché la perfezione cristiana è completamente folle, e niente affatto ragionevole. E il senso profondo dei consigli evangelici (come dei voti che ad essi corrispondono) non è anzitutto di metterci in guardia contro i nemici di uno spirito d'infanzia ragionevole (benché siano anche questo), ma di proporci questa follia "che non è mai entrata in cuore duomo"... e di cui dobbiamo ora parlare.
Vediamo questa follia allopera nel campo della castità, quello più decisivo, più nevralgico e più contestato. E chiediamo allamore sessuale un paragone molto semplice. Sappiamo che cosè la gelosia: passione che può diventare devastante, e di cui la letteratura ci offre degli esempli spaventosi come quello di Otello ma che non è mai completamente assente dal cuore umano quando ama veramente.
Quando gli uomini sono gelosi, lo sono con l'egoismo e langustia di una natura decaduta: ma la gelosia in se stessa non è un'imperfezione, è l'esigenza ineluttabile di un amore serio. Ora noi crediamo volentieri che Dio ci ami, pur facendo fatica a pensare che questo amore conti i capelli del nostro capo e vegli su ogni istante della nostra vita. Ma chi sospetta che Dio possa essere veramente geloso del nostro cuore?
Ebbene, cè chi lo percepisce, che si sente amato in questo modo, e comprende che bisogna lasciare tutto per rispondere a un simile peso d'amore. È una follia, ma non è la loro follia, è quella di Dio: il fermento del voto di castità non è anzitutto il desiderio di amare Dio alla follia, ma la percezione del suo amore per noi, e della gelosia che deriva dal suo carattere eccessivo. Il desiderio di amare Dio alla follia è molto pericoloso quando non è vissuto come la risposta timida e povera a un tale amore la cui intensità gelosa ci attira e nello stesso tempo ci fa paura: temendo allora di essergli infedele, ci si abbandona a lui con l'esclusività che richiede, molto più radicale di tutto ciò che può esigere l'amore umano.
Tutto ciò supera assolutamente le regole della ragione. Non si tratta più, qui, di proteggere lo spirito d'infanzia, ma di far fronte a un uragano che ci affascina e non è più secondo la misura umana di amare Dio... ma secondo la misura divina di amare l'uomo di amarmi, di amare me. Quando lo si avverte, si fa la faccia che si può, si capisce il ridicolo dei nostri propri desideri e dei nostri sforzi, ci si lascia portare dallonda... capiti quel che capiti. Lo spirito d'infanzia resta certo necessario per sopportare un tale maremoto... ma appunto perché solo lo spirito d'infanzia è capace di lasciarsi portare facilmente da qualcosa che lo supera e di cui gode di non capire niente.
A quelli che hanno ricevuto questa luce, le hanno corrisposto, e vogliono lasciarsi trasportare da una gelosia così evidente e così folle, le discussioni sul matrimonio e il celibato sembrano ben vane: discussioni tra persone che vivono a 37° mentre, pur non ardendo da soli, si è investiti da una realtà posta ben al di sopra dei quaranta... e che resta assolutamente inintelligibile a 37° - scandalo per i Giudei e follia per i Greci. Allora hanno voglia di dire ai teologi psicanalisti che cantano la grandezza dellamore umano (secondo i principi del resto verissimi che abbiamo visto or ora): statevene buoni e lasciateci in pace, lasciateci essere folli a nostro modo e silenziosamente, al riparo dalle vostre discussioni e delle vostre "interpellazioni" non folli di una nostra propria follia o in virtù di una nostra iniziativa personale, ma trasportati dalla follia di un Altro che sembra singolarmente sfuggirvi, perché essa vi chiuderebbe definitivamente la bocca come capitò a quella di Giobbe se ne aveste il minimo sospetto.
Vale lo stesso per i beni di questo mondo. Cè una povertà ragionevole, soluzione unica a tutti i problemi economici e sociali. Perché nella condizione umana dopo la caduta, la ricchezza per tutti non è che una speranza: quella dei nuovi cieli e della nuova terra. Nellattesa, la sola felicità possibile sulla terre sarebbe quella della povertà ragionevole per tutti quella di cui Paolo VI profetizza l'avvento quando annuncia per lumanità dei giorni migliori (Messaggio pasquale del 1971).
Ma il voto di povertà non ha per oggetto questa povertà ragionevole, esso mira alla follia della povertà quale così come Francesco dAssisi ha potuto percepirla, e che l'ha portato ben al di là della felicità umana. Anche qui questa follia non è nostra, è sempre quella dellamore di Dio percepito non più nella sua gelosia, ma nellaspetto preciso che Lo affascina in noi: l'abisso della nostra miseria. È di essa che è geloso e non dello splendore umano, fosse pure quello della grazia e della gloria, fosse pure quello della follia dei martiri. Ogni splendore è un dono che Dio fa alla nostra indigenza: Teresa di Lisieux l'aveva ben capito, non è questo che attira il Suo amore come il parafulmine la folgore è l'indigenza stessa.
Chi percepisce questa follia di Dio, abisso di gloria attirato dallabisso del nostro nulla, questi promette volentieri di immergersi in una povertà che non ha più molto a che vedere con le misure della povertà ragionevole...
Non si tratta tuttavia di far propria la miseria infraumana contro cui al contrario la povertà ragionevole ci chiede di combattere. Quelli a cui sto pensando in questo momento hanno fin troppa paura di gloriarsi segretamente di una miseria ricercata come una sorta di record per prendere la minima iniziativa personale... e questo ci porta a considerare il voto d'obbedienza, sola follia assolutamente sicura, solo garanzia dellautenticità delle due prime. Il primo passo verso la follia dellamore è sì il voto di castità, che ci strappa alla misura ragionevole e terrena della felicità, anche soprannaturale. Ma lultimo passo, quello che sigilla gli altri mettendoli al sicuro, quello che ci libera definitivamente dai limiti della terra, è il voto d'obbedienza intendiamoci bene, una volta di più: la follia dellobbedienza.
Cè unobbedienza ragionevole di cui abbiamo detto quasi tutto, e soprattutto quanto essa non obbedisce voglio dire sa disobbedire agli uomini per meglio obbedire a Dio e anche alla ragione, alla giustizia, allamore. Tutto questo i folli dellobbedienza lo sanno bene, ma ciò non li riguarda: è ancora una questione di chi sta a terra... mentre loro sono decollati.
La follia dellobbedienza non è niente altro che la follia dellamore percepita precisamente come una follia, come una dissoluzione nellAltro in cui non si ha più nessuna volontà propria, nessuna iniziativa, nessuna vita possibile al di fuori del riferimento allAltro. Che a quel punto si sia più liberi e più intensamente vivi che mai, l'esperienza dellamore umano (il grande Amore) lo fa già assaporare e la teologia della circumincessione ci assicura che non si tratta di un sogno.
Ma una volta di più non è una follia a cui accediamo da soli, è un invito divino a lasciarci possedere al di là del corpo, del cuore, dei beni più preziosi e della vita possedere in ciò che abbiamo di più intimo e di più inalienabile: la nostra libertà. Ciò che la virtù, ciò che l'amore più totale ma ragionevole, non solo ci invita a conservare come legittimo ma ci chiede di difendere gelosamente in nome di una specie di dovere: l'autonomia, la lucidità, ecc., è precisamente tutto questo che la follia dellamore di Dio ci invita ad abbandonare a favore a favore di una esaltazione che non è di questo mondo.
Certi protestanti lo sentono così bene che non concepiscono e non ammettono che la Chiesa se ne immischi. Un tale abbandono mistico, una tale passività operano al livello delle profondità inaccessibili del nostro essere dove dimora lo Spirito Santo: è assolutamente senza confronto con l'obbedienza a unautorità qualunque. Ed è proprio vero: la follia dellobbedienza va al di là di ogni obbedienza, va anche al di là dell'obbedienza a Gesù Cristo in quanto uomo incontrato sulle strade della Galilea.
Ma Maria Maddalena non fa queste distinzioni: lei si offre a Dio attraverso Gesù, e a Gesù nello stesso slancio che la offre a Dio. Il fatto è che questa follia ci è stata rivelata da Cristo: ma noi non la capiamo, effettivamente, che mediante lo Spirito di Gesù mandato a Pentecoste. Prima gli apostoli non erano abbastanza folli per capirci qualcosa, labbiamo detto a sufficienza. Talché che cè un paradosso: Gesù è mediatore tra Dio e noi e tuttavia è lo Spirito, e cioè Dio, che ci porta a Gesù (Nessuno viene a Me se il Padre non lo attira).
Che la follia dellobbedienza ci porti da un uomo il solo vero guru e il solo starec che sia mai esistito è solo l'esperienza di questa follia che ce lo può far capire... e mi ci vorrebbe molto più tempo e molte più considerazioni difficili per renderne conto. Ma è così ed è anche un fatto che la Chiesa continui Gesù Cristo, mantenga la Sua presenza sulla terra, e offra a coloro che lo Spirito porta a Gesù per vivere l'obbedienza la possibilità di farlo: starcy presso gli Orientali, voti solenni presso i Latini aspetti diversi della stessa follia.
Si dirà forse aspetto più prudente presso i Latini, perché anche questa follia ha la sua prudenza: pur liberando il suddito da ogni prudenza, pur permettendogli di essere folle, la Chiesa prende a suo carico il dovere da cui lo libera. Così Teresa d'Avila poteva rallegrarsi di vedere le sue figlie pronte a gettarsi in un pozzo a un suo ordine. I teologi moderni possono ben parlare con degnazione di questa ingenuità "sregolata": non si ha il diritto di commettere un peccato (per esempio un suicidio) per obbedienza. Teresa d'Avila lo sapeva bene, e perciò non avrebbe mai dato un ordine simile... Ma questo non vuol dire che le sue figlie avessero torto di obbedire alla cieca, né Teresa d'Avila di rallegrarsene. Semplicemente le sue figlie amavano Gesù: Lo amavano alla follia, quanto basta per compiere il sacrificio di Abramo su sé stesse o su altre se glielo avesse chiesto. Sapevano bene che non si ha il diritto di peccare per obbedienza, ma avevano abbastanza fiducia in Gesù (e questa era la loro follia, che le elevava al di sopra dei teologi e di chi rimane a terra) per sapere che Egli non avrebbe chiesto loro di compiere nessun peccato, che potevano rimettersi a Lui ad occhi chiusi, che Egli avrebbe chiesto loro solo la semplicità della colomba prendendo su di sé la prudenza del serpente.
E credevano anche che la Chiesa è Gesù Cristo... a condizione di essere correttamente utilizzata. È qui che infatti bisogna aprire gli occhi una buona volta prima di chiuderli per sempre. Non sulla Chiesa, la zizzania che comprende in sé e gli abusi d'autorità che vi si riscontrano spesso (o che almeno si riscontravano prima che intervenisse l'abuso di non autorità che oggi subiamo): non su tutto questo, dico, ma su noi stessi e sulla qualità della nostra follia. Perché l'obbedienza cieca può essere pigrizia, abdicazione, viltà, tutto quello che volete che ci dispensa dal riflettere, dallessere uomini e dallamare Dio ragionevolmente (ma sempre totalmente). Di questo dobbiamo diffidare con la prudenza del serpente e dobbiamo provare di che spirito siamo. Ma se è veramente la follia di Dio che ci anima, non possiamo più temere di obbedire troppo, non più di quanto ne dobbiamo avere di disobbedire in apparenza come Giovanna d'Arco. Questa follia sincarica di tutto e sa bene, come Paolo, a chi ha dato fiducia. Non mi lancerò qui in una casistica dellobbedienza, di cui precisamente la follia dellobbedienza non si cura: lavoro austero che spetta allautorità. I figli di Dio come tali (dunque quelli che mi leggono come tali) non devono esserne investiti. Se non si sente a che livello tutto questo si situa, non vale neanche la pena discutere: e se lo si sente non se ne ha più voglia...
I consigli evangelici sono dei consigli in ogni caso: ma in quanto ragionevoli sono praticamente obbligatori nella loro follia sono veramente facoltativi, tranne certo per chi ne avverte la chiamata. Questo vuol dire che non tutti capiscono queste parole, Gesù l'ha detto abbastanza: non si può in nessun caso esigere una simile follia. Bisogna predicare l'amore ragionevole e totalitario di Dio bisogna talora proporre la follia, ma insistendo sempre sulla libertà assoluta a cui si rivolge questo invito. Ed è proprio per questo che bisogna essere categorici e non fare concessioni quanto al radicalismo di questa follia: essa è facoltativa, ciò basta, che non le si chieda anche di essere saggia, che non la si valuti non la si misuri secondo i criteri della saggezza umana. In altre parole, se non la si comprende, almeno la si rispetti e si lascino essere tranquillamente folli coloro che vogliono esserlo. Se è facoltativo ascoltare questa follia, non è facoltativo onorarla: ed è di per sé un peccato contro lo Spirito Santo contestarla, metterla in discussione o cercare di renderla insipida in nome della saggezza umana.
È soprattutto a chi ha sentito il suo invito che sono rivolte queste parole di Gesù: Voi siete il sale della terra... attenti, ve ne supplico, a non lasciare che quelli che non ne capiscono niente lo rendano insipido.
Fr. M.D. Molinié, o.p.
Festa del centenario di Teresa di Gesù Bambino
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