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Miei cari Amici,
Questa conferenza sulla Trinità vi viene presentata a titolo di saggio, per darvi unidea di ciò che saranno le Conférences aux Jeunes (Conferenze ai Giovani) che saranno presto pubblicate
Fr. M.D. Molinié, o.p.
CONFERENZA AI GIOVANI N° 29 (1972)
A sette, otto anni, quando mi parlavano della Trinità, ci vedevo soprattutto l'aspetto geometrico che m'incuriosiva e affascinava nel contempo: tre Persone distinte che non sono tre dèi! Per anni non mi sono occupato che di questo aspetto. Non so cosa susciti in voi sentir parlare del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, "di un solo Dio in Tre Persone". Io ho dovuto aspettare i venticinque anni per scoprire Gesù Cristo, e guardare la Trinità sotto tutt'altro aspetto. E vorrei farvi capire comè interessante, e non solo interessante ma vitale, nel senso in cui l'ossigeno lo è: se manca si muore.
Se un giorno leggerete, nella Bibbia, un libro intitolato "Cantico dei Cantici", vedrete che ci si può chiedere se esso parli dell'amore umano o dell'amore mistico.
E in effetti la Bibbia ci insegna che non ci sono che tre realtà interessanti nella vita: l'amore umano, l'amore mistico e la Trinità. (Dirò più tardi che posto ha Gesù Cristo in tutto questo). E queste tre realtà sono nella stessa linea: per scoprire che la Trinità è interessante, bisognerebbe già capire che anche la vita mistica lo è. E per scoprire che la vita mistica è interessante, finché non si è ricevuto quel "non so che" che ho chiamato l'aria di casa, l'acqua viva promessa da Gesù, il fuoco che è venuto a portare sulla terra, la cosa migliore che si possa fare, se non l'unica, è riflettere sull'amore umano.
E ricadiamo in pieno nella morale, vi avverto, e nella morale più terribile! Perché cè una cosa che condanna la civiltà in cui viviamo, e cioè che, se la lasciamo fare, essa ci toglierà quasi ogni possibilità di capire che cosè l'amore umano e, nello stesso tempo, l'amore mistico. Ciò che la maggioranza non capisce è già l'amore umano, ed è indubbiamente la cosa più grave che si può rimproverare all'erotismo e al "libero amore". Ciò che rimprovero, prima di tutto, allambiente in cui siete immersi, è che esso rischia di farvi conoscere solo l'aspetto sordido dell'amore, nascondendovi e forse impedendovi perfino di immaginare che c'è altro.
Questo "altro" non sono in tanti a conoscerlo, e ancor meno lo "azzeccano" perché o lo si azzecca o no, un po come la maionese! Ci vuole attenzione per azzeccare una maionese... e ci vuole molta attenzione per azzeccare un amore! Non sono neanche tanti quelli che intuiscono che l'amore è una cosa fantastica, l'unica, forse, che valga la pena di essere vissuta (a parte, appunto, la vita mistica) ma che non è comoda.
Per sapere a che punto siete, bisognerebbe che facessi una "radiografia" della vostra psicologia, ma preferisco parlarvi della mia, è più semplice, di me come potevo essere alla vostra età, quando non conoscevo Gesù Cristo. Non conoscevo Gesù Cristo, ma non posso dire che non conoscessi l'amore umano, questo posso testimoniarlo, anche se non sapevo che in realtà è molto più difficile da realizzare di quanto non credessi. Questo mi ha preservato, fra laltro, da Nietzsche. Vi spiego perché. Avevo letto Tristano e Isotta, e penso che tutti lo dovrebbero leggere: è il romanzo d'amore per eccellenza. Più tardi mi capitò tra le mani un romanzo, non voglio dire da quattro soldi, ma che non valeva granché: Jeunes filles en uniforme (Ragazze in uniforme); ne avevano tratto un film allora di grido. Di quel libro ritenni une frase che mi segnò come una frase del Vangelo, e che certamente mi preparò a capire, un giorno, il Vangelo. Diceva pressappoco così: "Non si vive veramente, se non quando si prova una sensazione di dissolvimento, per cui ci sembra di non essere più noi stessi, ma di essere interamente "versati" in un altro".
E' l'espressione iniziale che mi ha salvato da Nietzsche: "Non si vive veramente ". Perché è questo che tutti cercano, in particolare, credo, chi ha la vostra età: vivere intensamente. Anche chi si droga vuol vivere intensamente, e quando dice "Voi che non vi drogate, non sapete niente", vuol dire: non sapete niente di ciò che rende intensa la vita, non ne avete l'esperienza, non l'avete mai gustata.
Ora, quello che Nietzsche, e molti altri con lui, ci propongono è di vivere intensamente da soli: ma così si muore. Con un po di genio, di poesia, d'azione, anche di droga, si può vivere intensamente da soli, ma se ne muore.
Io invece capii subito che non si vive intensamente che quando si prova questa sensazione di dissolvimento, per cui ci sembra di essere, o siamo realmente, «versati» in un altro.
E nello stesso tempo fui preservato, una volta per tutte, non dall'orgoglio (perché ero orgoglioso come gli altri), ma dalla volontà di esserlo, perché è evidente che non si può voler vivere interamente «versati» in un altro, e poi voler stare da soli, fare il furbo, e chiudersi nella propria autonomia!... Non è possibile. Per avere questa sensazione di dissolvimento bisogna accettare di aprirsi allaltro, o agli altri, o a uno in particolare, ma insomma aprirsi! Credo che fosse già il Cristo a farmi capire queste cose, anche se non lo sapevo, perché non lo conoscevo ancora.
Riflettendo, dunque, semplicemente sullamore umano, ci si può, alla vostra età, concedere il lusso che non è alla portata di tutti di dire: "Non voglio far cilecca. Voglio vivere intensamente, voglio vivere una vita che valga la pena di essere vissuta".
E non ci sono trentasei possibilità: o sarà l'amore umano, coronato da un certo amore mistico (che solo può conservarne il sale), o sarà l'amore mistico tout court ma non ci sono tre soluzioni!
Non vi interesserete mai troppo all'amore umano.
Quando penso a certi libri devoti, cattolici (che, del resto, non ho mai avuto tra le mani alla vostra età) sull'amore umano, i ragazzi e le ragazze, lavventura, ecc. mi sembra tutto così insipido!... e non m'ispirerebbe molto, lo ammetto, se fossi al vostro posto. Perché non vanno abbastanza lontano... non sono abbastanza forti. L'amore umano non vale la pena di essere vissuto che se, grazie a lui, si può sperare di provare almeno un po, un inizio, di quella sensazione di dissolvimento e di vita intensa e questa impressione (che può essere data dalla vita sessuale, ma che la supera di molto) di essere interamente «versati» in un altro. Se farete di questo la vostra ossessione, se ne avrete un desiderio violento e tenace (e vi assicuro che questo richiede della volontà: non avete che da guardarvi attorno, la maggioranza ha abdicato, rinunciando insieme anche alle beatitudini, tutto è legato) allora, se siete veramente ossessionati da questo desiderio, non so cosa vi succederà, ma credo che sarete vicini a capire che anche se è difficile da realizzare su un piano puramente umano, è in ogni modo un po più di unavventura umana.
Due esseri non possono sentirsi completamente «versati» uno nell'altro che nella misura in cui si sentono immersi entrambi nella stessa realtà, una realtà che devessere qualcosa di inaudito!... e che ci riporta all'acqua viva promessa da Gesù, al fuoco che è venuto a portare sulla terra... Perché in definitiva non c'è altra soluzione perché l'amore umano sia conservato in tutto il suo splendore e insieme in tutta la sua fedeltà: bisogna che nell'amore umano ci sia un po' di amore mistico. Ma, mi direte, questo amore mistico, cos'è?
Ve lo dico subito: è la vita trinitaria. Siete perciò in grado di capire perché in terra cristiana ci sinteressa così tanto alla Trinità. Perché nella vita trinitaria si trova realizzato veramente, ciò che nell'amore umano si desidera, si prova di tanto in tanto, ma non al grado promesso dalla Rivelazione (e cioè eterno e di un'intensità senza limiti), e cioè che il Padre è interamente «versato» nel Figlio, e il Figlio nel Padre, e questo reciproco dissolvimento è lo Spirito Santo.
Contemplando l'amore umano potrete intravedere ciò che Gesù Cristo e la Chiesa ci insegnano sull'amore trinitario, sulla vita trinitaria: è la realtà divina nella quale si trova realizzato alla perfezione, e all'infinito, ciò che noi presentiamo molto confusamente, nei nostri momenti migliori, quelli in cui crediamo di più nell'amore umano. Di certo vi capiterà di incontrare molti, anche della vostra età, che vi diranno: "AllAmore (umano) con la A maiuscola io non ci credo: cè l'amore, o gli amori, come volete, ma all'Amore con la A maiuscola io non ci credo, o non più". Ed è vero che un grande Amore è una cosa straordinaria e molto rara. Ma non bisogna abdicare, non bisogna rinunciare, perché solo esso può aiutarci a capire il dogma trinitario: c'è Uno che vive l'amore in pienezza, l'Amore con la A maiuscola, Uno che è nello stesso tempo Due, e nello stesso tempo Tre...
Nell'amore umano, quello vero, quelli che si amano sentono di essere una cosa sola perché sono interamente «versati» nell'altro, hanno questa sensazione di dissolvimento. E nello stesso tempo sono due, perché l'amore rispetta la distinzione: un vero amore è divorante, certo, ma è anche infinitamente rispettoso e delicato, se no non è più l'Amore con la A maiuscola, ma una passione devastante e distruttiva. Il vero amore è divorante, ma divora soprattutto chi ama; non divora, ma rispetta la persona amata. Chi ama si lascia divorare dall'amore, si lascia dissolvere nell'altro; chi ama non possiede, ma è posseduto dall'altro.
Dunque, si è uno, perché l'amore ci unisce, si è due perché l'amore rispetta, e si è tre perché l'amore ci supera... ed è già il mistero trinitario: le Persone divine sono Uno perché l'Amore le unisce. Sono Due, il Padre e il Figlio, infinitamente rispettosi della loro distinzione infinita: non si distinguono pressappoco o nel vago, si distinguono molto di più di quanto non ci distinguiamo noi stessi gli uni dagli altri (quando si cerca la propria originalità, la propria personalità, non è niente a confronto della personalità del Padre e del Figlio!). E infine sono Tre perché, oltre al Padre e al Figlio, c'è il loro Amore reciproco, e questo Amore è una Persona.
Tutto questo supera di molto la nostra esperienza umana, vissuta o sognata, è lo stesso, ma lo possiamo presentire. Ed è per questo che vi dico: leggete Tristano e Isotta, riflettete su ciò che questa lettura susciterà in voi e prendete questa risoluzione, che è una vera risoluzione morale: Non voglio, non accetto di vivere al di sotto di questo livello, di vivere un piccolo amore, o tanti amori, nella banalità. "Vivrò un grande Amore" (come si intitolava una pièce del '39). Ripeto che è una vera, anzi l'unica risoluzione morale: non voglio vivere un piccolo amore, un amore mediocre. Ed è una sorta di rinnovazione delle promesse battesimali: promettete di essere fedeli a questo presentimento, che avete di sicuro, o avrete di sicuro un giorno, spero, di ciò che può essere l'Amore con la A maiuscola. Non vi chiedo nientaltro dal punto di vista morale, basta questo perché Cristo sia sicuro di prendervi un giorno! Siete pronti per essere cucinati... se siete fedeli a questa risoluzione: vivrò un grande amore o non vivrò niente; ma non vivrò al ribasso, non vivrò senza amore e non vivrò un piccolo amore. Siete già nella Trinità senza neanche accorgervi, siete già imbarcati nel mistero trinitario che è esattamente questo: due che si amano con un amore che ha una tale consistenza da essere una terza persona, che è il volto e insieme il frutto del loro amore.. Ecco introdotta una nuova nozione, essenziale tanto nella vita umana che nel mistero trinitario: la fecondità.
Il Padre genera il Figlio, e il Padre e il Figlio generano (non è il termine esatto, diciamo "producono") lo Spirito Santo, come un padre e una madre generano un figlio: è nello stesso ordine.
O meglio: la fecondità dell'amore umano non è che un riflesso, un'orma, un vago accenno, della fecondità trinitaria, fatta apposta per "prenderci per le viscere" per insegnarci ad amare quelle cose. In modo che tra la Santissima Trinità, che è così al di sopra di noi, e la nostra vita quotidiana, umile, ordinaria, semplice, come volete, ma non banale, c'è un profondo legame. Perché l'amore tra due esseri, e la fecondità di questo amore, che fa nascere dei figli, non è banale purché questi due esseri abbiano anche solo un pizzico di nobiltà. E per questo basta che amino l'Amore con la A maiuscola: si torna sempre a questo!
Ma chi ama questo grande Amore scoprirà per forza, un giorno o l'altro, che se è alla nostra portata desiderarlo, non è alla nostra portata realizzarlo. E quando ci si accorge che non ci si riesce, che ci sono in noi delle forze di banalità, avidità, grettezza, aggressività, egoismo, orgoglio, tutto quello che volete, che ci impediscono di vivere in uno stato permanente di dissolvimento e di essere costantemente «versati» in un altro (facendo in modo che sia vero, come dice S. Paolo, e non soltanto nell'immaginazione e nella sensibilità!) ebbene, quando scoprirete che da una parte non potete farne a meno, e che dall'altra non potete realizzarlo... a quel punto sarete maturi per la l'annuncio del Natale: "Oggi vi è nato un Salvatore".
Quando sarete a questo punto, saprete cosa sia aver bisogno di un Salvatore, aver bisogno di essere salvati. E' come accorgersi che non si può vivere senza ossigeno, e che allo stesso tempo non si può fabbricarcelo da soli. Si ha bisogno allora di qualcuno che venga a portarcelo, e quando lo si vede arrivare, si dice: "è il Salvatore...". Di recente mi sono trovato alla porta di casa, a mezzanotte, senza chiavi. Ho telefonato a quindici chilometri di distanza perché venissero a prendermi. Aspettavo sull'uscio e non faceva molto caldo... Quando ho visto i fari della macchina, ho capito che cosa vuol dire la parola "Salvatore"! E ho capito che la Salvezza non viene da noi stessi, dallinterno, ma dallesterno... o dall'Alto.
Questo è Gesù: Colui che ci manterrà, innanzitutto, nella fedeltà nel non capitolare, nel non voler vivere qualcosa di diverso dalla sola vita intensa autentica, che è quella dell'Amore, quello vero... essendo tutte le altre demoniache o distruttive. Solo che non ce la si può fare! E allora Egli ci dice: "Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio: venite a Me, voi che siete stanchi di non farcela, seguitemi, vi insegnerò l'Amore, e l'Amore Trinitario..."
Fr. M.D. Molinié, o.p.
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