N°27


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Nancy, 25 Dicembre 1985

Cari Amici,

 

C’è la Chiesa che soffre (quella visibile e quella invisibile, in Oriente e in Occidente) e ci sono i santi, come Madre Teresa e i martiri: in altre parole la Croce e la Gloria.

I cristiani che pensano ad altro e distolgono ostinatamente il loro sguardo da questi due abissi, immergono un po’ di più la Chiesa nella sofferenza, crocifiggono Gesù Cristo e prendono la strada che porta alla perdizione.

Vi benedico nella Pace e nella gioia del Natale, ma la gioia del Natale è Pietro che scoppia in lacrime, non sono quelli che dicono: "Signore! Signore!".

Che la Madonna ci faccia penetrare in questa Agonia fino all'ora della Resurrezione.

 Natale 1985

 N°27

 Cari Amici,

Parlare di Dio è pericoloso: è il titolo di un libro di Tatiana Goricheva, emigrata russa. Pericoloso in Russia, certo. Ma ancor di più in Francia. Me l’ha detto lei stessa: "L'Occidente è più temibile per la fede del KGB".

Tatiana non è pessimista, ma semplicemente annichilita dai cristiani che distolgono ostinatamente il loro sguardo alla maniera di Pilato: "Che cos’è la Verità?". Mi ha anche detto: "Non mi sarei mai aspettata tanta tiepidezza".

Non so dunque (o lo so fin troppo) perché mi si trova pessimista. Mi sembra di aver sempre insegnato con la tradizione latina che l'Agonia di Cristo riposava sulla Visione faccia a faccia (la Tradizione orientale dice in modo equivalente la stessa cosa). Secondo San Paolo d’altra parte, noi completiamo nel nostro corpo e nel nostro cuore ciò che manca allo splendore sovrabbondante della Passione. Se dunque la Madonna ci fa penetrare nell’Agonia fino all’ora della Resurrezione, ci fa penetrare anche, non nella Visione, dato che siamo sottomessi all’oscurità della fede, ma nella Pace che ne è il germe, e costituisce come un fondo d'olio (l'unzione dello Spirito Santo), un Oceano infinito su cui riposano gli orrori di questa Agonia: "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura" la cui pressione si esercita fin dall’inizio di ogni Passione che prolunga quella di Cristo. L'orrore è un abisso, ma esso riposa su una pace che è molto più di un abisso: l'Oceano che inghiotte tutte le nostre lacrime come un grano di sale.

"Bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella Gloria": il mio messaggio di Natale si riferiva a questa parola, ma mi sembra evidente che non tutti l'hanno capito. Sono quindi costretto a ritornare su questo insegnamento che non oserò definire banale, ma che è comunque corrente nella Chiesa da duemila anni.

Se Gesù è entrato nella Gloria nell’ora della Passione, vuol dire che non c’era ancora: "C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto". Tuttavia la Gloria era già presente nella sua anima e nella sua carne prima dell’ora della Passione, dato che aveva la Visione faccia a faccia. Questa situazione singolare si chiama vita nascosta ed è durata trent’anni. Dopo c’è stata la vita pubblica, che la liturgia celebra con il nome di Epifania, e i cui primi segni risalgono ai Re Magi: l'Epifania è la predicazione di Cristo sulle strade della Galilea con i miracoli che l'accompagnano, e che ho chiamato le fessure della Gloria. Sono anche gli esorcismi e soprattutto le conversioni folgoranti, la scia luminosa che accompagna la Rivelazione delle Beatitudini, che è la Rivelazione del Cielo e dell’acqua viva. È, infine, la Trasfigurazione, ma anche la Tentazione nel deserto, annuncio l'una e l'altra della Passione.

Per tutto questo tempo, la Gloria regna nell’anima di Cristo al livello delle profondità della Visione faccia a faccia: essa permea la sua psiche e anche il suo corpo, senza sottrarli tuttavia al realismo della miseria umana, che essa avvolge senza dissolverla. Nell’ora della Passione, essa lascerà questo realismo culminare nell’Agonia e sulla Croce, ma questa volta per consumarlo nella splendore della Resurrezione: la Croce e la Gloria costituiscono un solo mistero, quello di Gesù vittima d'olocausto dell’amore misericordioso (secondo la formula geniale di Teresa di Gesù Bambino, che si applica innanzitutto a Cristo). Le tenebre del Venerdì santo non sono che la preparazione (la Parasceve) del vero sacrificio che è un sacrificio mediante il fuoco, un olocausto la cui la spada non è la Croce cruenta e neanche il peccato ma il fuoco della Gloria, e la Gloria dell’amore Misericordioso.

La vita nascosta è dunque la Gloria che avvolge la miseria umana prima che questa sia dissolta per mezzo dell'olocausto. La vita pubblica sono le fessure della Gloria attraverso questa miseria, che essa rispetta perché l'olocausto non è ancora consumato.

In altre parole la Gloria prevale sempre infinitamente sulla miseria e sulla sofferenza, ma può farlo in più modi: uno ancora imperfetto o non consumato definisce la vita nascosta in cui il germe non esplode ancora in luce eterna, rispettando la quotidianità della condizione umana ferita dalla caduta originale e perseguitata dal demonio. La morte di Cristo, e ogni morte cristiana, è il passaggio da questo dominio imperfetto alla vittoria escatologica della Luce sulle tenebre, che non sarà avverrà senza i dolori del parto... superati dalla Gloria ma anche aggravati da essa, che scatena le tenebre per metterle a morte.

La vita pubblica è l’inizio dell’esplosione: le fessure della gloria sono allo stesso tempo quelle della Passione e della lotta contro Satana (la Tentazione nel deserto controbilancia la Trasfigurazione).

Tutto questo è una regola per la vita della Chiesa, che è esattamente la stessa nell’oscurità della fede. Su un fondo di pace oceanica (equivalente della Visione faccia a faccia cantata da S. Giovanni della Croce con il nome di Notte oscura), la Chiesa sperimenta la dolcezza e le miserie della vita nascosta, i dolori del parto, e le premesse di questi dolori attraverso gli avvenimenti spettacolari della sua storia, prolungamento della vita pubblica di Gesù: miracoli, predicazione, carismi molteplici, esorcismi, conversioni... e beninteso persecuzioni.

In ogni istante quindi della vita della Chiesa, la Pace che è il germe della Gloria prevale infinitamente sulle sofferenze e sull'orrore delle Tenebre, che tuttavia non mancano mai di assalirla. Ma questa supremazia della Gloria e della Pace si esercita come ho appena detto secondo tre regimi differenti: la vita nascosta – l'esplosione pasquale che corrisponde al martirio (visibile o invisibile) – e infine il regime intermedio delle fessure della Gloria e delle persecuzioni imperfette anteriori al martirio propriamente detto.

Aggiungiamo che fra la vita pubblica e la vita nascosta esiste una sorta di va e vieni permanente: la conversione dei peccatori è spesso un’epifania che appartiene alla vita pubblica, ma che introduce il loro cuore di pietra nelle gioie più discrete della vita nascosta. La traversata spettacolare del Mar rosso precede l'austera traversata del deserto. Le consolazioni date ai principianti li preparano allo svezzamento della vita nascosta a Nazareth: le lacrime di Pietro dopo il tradimento lo introducono nella dolcezza silenziosa della Gioia di Natale, caratteristica del regime della vita nascosta, della vittoria ancora segreta in cui la Pace di Dio supera i sentimenti umani senza consumarli immediatamente nel fuoco della Resurrezione.

Ecco cosa volevo dire nelle righe troppo brevi del mio messaggio di Natale. Le spiegazioni che do sono ancora troppo brevi, ma so ancora così poco del mistero di Dio... e la Chiesa anche, ma questo poco riposa sul fondo di un calice troppo pesante da portare per le spalle umane.

La Chiesa è sempre stata il buon Samaritano che si china sulla miseria e i bisogni legittimi dell’uomo, giustificando l’appellativo di esperta in umanità rivendicato da Paolo VI: "se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione..." (Fil. 2, 1). Così facendo ha fondato una civiltà cristiana, ma in qualche modo senza farlo apposta: "Cercate prima il Regno dei Cieli, e il resto vi sarà dato in aggiunta". In tutto questo (e più che mai in quest’ora in cui l'antica civiltà sta crollando, e il desiderio di un mondo migliore diventa tanto più violento quanto più disperato), la Chiesa non ha altra speranza teologale, e quindi ottimismo profondo, che quella dell’Apocalisse, che è escatologica.

Se dunque si preferisce un’altra formula finale: che la Madonna ci strappi alla tiepidezza, per farci penetrare nell’escatologia fino all’ora della Resurrezione... Maranatha, Vieni Signore Gesù !

Festa della Presentazione, 1986

Fr. M.D. Molinié, o.p.

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