N°32


[Lettere agli Amici N°32] [Home Page] [Lettere Agli Amici]


Miei cari Amici,

Com’era da prevedere, le vostre reazioni alla lettura del "documento insolito", che chiameremo per brevità la lettera di Annetta, sono state molto varie, da un’approvazione totale al rifiuto più assoluto, di cui ecco l'espressione più forte:

"Lei si è veramente incaricato di seminare il terrore... è esattamente il genere di lettera che avrebbe fatto morire Teresa... questa volta è chiaro! La prego, la smetta di flirtare con il demonio. In ogni caso non mi mandi più lettere di questo genere".

Ecco ora due testimonianze più sfumate. La prima è di una Carmelitana:

"Le dirò molto francamente che questo documento ha suscitato in me una reazione piuttosto violenta.

Propriamente parlando non ho niente contro lo scritto in sé, riconosco che non è contrario al Vangelo e alla dottrina di santa Teresa di Gesù Bambino come lei dice, ma a condizione di considerarlo come pia letteratura tipo un sermone di sant’Alfonso de’ Liguori che da la parola a una povera religiosa infedele ai suoi voti e che si ritrova all’inferno!

Già il titolo "Lettera dall’altro mondo" provoca la mia irritazione. Ci sono nella nostra biblioteca parecchi libri, messaggi di anime del purgatorio con l'imprimatur, che non ho mai avuto la tentazione di aprire... Sono in pieno studio di san Giovanni della Croce e sono certa che uno scritto come questo lo scarterebbe con un sol gesto di mano, tanto la sua dottrina mette in guardia contro questo genere di Rivelazioni straordinarie nei confronti delle quali provo anch’io un’istintiva allergia...

Non so dirle perciò con quanta curiosità leggerò la sua prossima lettera sulle reazioni dei suoi corrispondenti e soprattutto con quanto interesse le sue puntualizzazioni".

Mi vengono in mente delle domande, ad esempio: come distinguere Lourdes da questo scritto? Perché anche Lourdes è una rivelazione privata... ma passo oltre per arrivare alla reazione, ancora più sfumata, di una religiosa insegnante:

"Ho appena ricevuto la lettera di Annetta... ho letto questo documento senza particolari sorprese, sappiamo che l'inferno esiste e personalmente mi sono confrontata due volte con Satana... Sì, ho visto Satana "negli occhi". Suor X mi aveva presa in odio perché vivevo in buona armonia con Dio. Durante una discussione mi ha, in un certo senso "sfidato", il suo sguardo glaciale, freddo, tagliente, non era più il suo, era un odio implacabile (non l’ho mai dimenticato!) e allora mi ha detto che rifiutava Dio con tutte le sue forze e nello stesso tempo era attaccata a me...

La seconda esperienza è stata la scorsa estate, durante un ritiro carismatico – una donna posseduta – e non c’erano dubbi su questo! – ma non ho il tempo di riferire i dettagli, è stata "liberata" con un esorcismo. Era spettacolare, abbastanza tremendo, ma vero, non c’era inganno. Io che non sono per niente incline a questo genere di cose, ho dovuto costatarlo.

Bene. Detto questo, il Satana visto così da vicino non m’intimidisce.

La lettera della giovane è senz’altro ortodossa, ma non vedo come questa esperienza possa suscitare l'amore per Dio e il prossimo... Il motore dell’uomo, del cristiano, è l'attrazione del bene, tutto il dinamismo è una seduzione di Dio che è Amore, che è Misericordia, e allora rettificare la propria condotta per paura dell’inferno con un’immagine di Dio che è più quella di un giustiziere che quella di un Padre, mi sembra poco probabile... Coloro che rifiutano Dio non prenderanno sul serio le fonti: il "sogno" di una "donna"... e trovo che uno shock emotivo di questo tipo non è forte abbastanza per provocare una conversione all'Amore (sarebbe interessante sapere quante persone sono state scosse e convertite dal messaggio). Quando il ricco cattivo chiede ad Abramo di mandare Lazzaro ad ammonire i suoi fratelli, Abramo risponde: "Hanno la Parola, i Profeti"… inutile raccontare cosa succede dall’altra parte.

Voglio ben credere che questo messaggio sia autentico, ma personalmente non lo utilizzerei, perché sarebbe difficile, dopo questa "paura", rivelare la tenera e dolce misericordia del Padre!...

Il timore di Dio è la paura di ferirlo, la paura e la contrizione di non essere amorosi e attenti alla sua tenerezza, non è né spavento né orrore..."

Un’osservazione prima di proseguire. La "lettera di Annetta" insiste meno su "ciò che succede dall’altra parte" che su ciò che è successo prima, sul modo con cui quest’anima ha ostinatamente rifiutato la grazia.

Non importa. Tenendo presente queste reazioni, si pone una questione: bisognava o no diffondere far conoscere questo "documento insolito"? Parecchi rispondono di no, più ancora lo pensano in silenzio. Ecco la mia risposta sotto forma di dialogo.

Mi hanno spesso rimproverato, l’ho già detto tante volte, di parlare dell’inferno, di parlarne troppo spesso, di parlarne male, di predicare il timore invece dell’amore e della fiducia.

- Ebbene, parli dell’amore di Dio, non lo farà mai troppo e non correrà alcun rischio.

- Che ne sapete? Parlare di Dio è pericoloso, dice Tatiana Goricheva. Non solo a causa dei nemici del Vangelo, ma perché è un argomento "scottante", o che tale dovrebbe essere: qualora se ne parli con tiepidezza, può essere peggio che alludere rozzamente ai terrori dell’inferno. Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Il pericolo della tiepidezza è tanto più grave in quanto nessuno se ne accorge: smussa gli angoli e rassicura i tiepidi che tutti siamo. Questo linguaggio lenitivo, quest’innocua melassa indispone soltanto il cuore dei violenti che s'impadroniscono del Regno di cui Gesù ha aperto le porte: ma questi violenti ruminano il loro male in silenzio, tranne quando esplodono come Léon Bloy, e allora tutti a condannare i loro eccessi, la loro ingiustizia, ecc.

Sì, ho paura di parlare dell’amore di Dio, perché non conosco l'amore di Dio, e se i predicatori sapessero cos’è, diceva credo Santa Brigida, tacerebbero.

- Allora bisogna o terrorizzare o tacere.

- Certo che no, bisogna parlare. Aspettare di avere una parola "giusta" prima di aprire bocca, è condannarsi al silenzio, e la Chiesa non lo vuole.

Dico soltanto che parlare male dell’amore è altrettanto pericoloso, e forse di più, che parlare male dell’inferno. E che tacere è tanto grave sull'inferno che sull'amore: nessuno mi rimprovererà il mio silenzio sull'inferno, non rischio niente umanamente, ma se ferisco il cuore del Cristo?

- Non si ferisce certo il Cuore di Cristo, se si evita di evocare questi orrori e di terrorizzare delle anime che fanno tanta fatica a sperare!

- Ferisco il cuore del Cristo se non ne parlo come la Chiesa, e la Chiesa ha mantenuto il silenzio sull'inferno? È la domanda che ci dovrebbe fare prima di accusarmi di parlarne male. Le sentinelle Le sentinelle a cui Dio chiede di avvertire il suo popolo, e che tacciono, sono i cani muti di cui parla un vescovo dei paesi comunisti: feriscono il cuore di Cristo quanto posso farlo io con le mie parole – in ogni caso hanno ferito il cuore di quel vescovo che ama Gesù.

La Chiesa, e non io, ha sempre pensato che l'inferno esiste. La Chiesa, e non io, ha sempre pensato che larga è la via che porta alla perdizione, e numerosi quelli che la prendono. La Chiesa, e non io, ha sempre avuto l'angoscia della Salvezza delle anime e l'istinto di gridare a quelli che vanno verso la perdizione: "Fermatevi prima che sia troppo tardi!" chiedendo a Dio come san Domenico: "Cosa ne sarà dei peccatori ?". La Chiesa, e non io, ha predicato l'amore a chi ha orecchi per intendere – ma ha predicato il timore a quelli che, a causa della loro cervice indurita, rifiutano di ascoltare l'appello di Dio.

"Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove ci sarà pianto e stridore di denti" (Lumen Gentium, n° 48, in Catechismo della Chiesa cattolica, n° 1036).

Senza voler insistere sulla mia esperienza personale, né rispondere alla Suora che chiede quante persone hanno potuto essere scosse o convertite da quel messaggio, devo segnalare che ha già fortemente scosso, e potentemente orientato verso la conversione, due persone almeno che conosco intimamente. Una non pratica da quindici anni e sprofonda in un indurimento tanto più grave se si pensa che aveva avuto la vocazione. L'altra, molto devota, ha sempre opposto alla grazia un muro segreto ma implacabile: la lettura di quel testo le ha fatto prendere coscienza che durante tre anni di vita religiosa ha passato il suo tempo a rinforzare questo muro e a percorrere la via della perdizione.

Ma non voglio insistere su tali esempi, che si possono sempre contestare. Veniamo a ciò che non è contestabile.

Se tutti i pastori, i predicatori, i gruppi di preghiera, gli scrittori ecclesiastici, presi dall'angoscia della salvezza delle anime, gridassero senza sosta, agli infelici che corrono verso il baratro: "Fermatevi prima che sia troppo tardi!"... non andrei certamente in cerca, per scuotere questi "morti che vivono", di un documento così sulfureo come quello di Annetta. Se il lavoro delle sentinelle fosse fatto come si deve, non avrei bisogno di ricorrere a una fonte d'origine dubbia, ma di dottrina certa.

Mi si dice di predicare l'amore, ma a chi? A voi che avete orecchie per intendere, e che lo Spirito Santo invita alla fiducia? Voi avete Mosè e i Profeti, avete il Vangelo, avete i santi, avete Teresa di Gesù Bambino, avete tutto per aver fiducia. Cosa mi chiedete ancora? Ma ci pensate, voi, a quelli che non intendono niente, e che non vogliono intendere?

- Hanno anche loro Mosè e i Profeti e non sarà una presunta voce che viene dall’inferno che li potrà convertire.

- Ma se nessuna parla loro di Mosè e dei Profeti, se nessuno grida la verità battendo sul pericolo che corrono, se invece tutti li rassicurano con la scusa che Dio è buono e che l'inferno è praticamente vuoto, come ascolteranno Mosè e i Profeti? Come crederanno se non hanno ascoltato? – si chiede san Paolo – e come ascolteranno se nessuno ne parla? Se non vi piace Annetta, parlate loro voi stessi, dite loro il pericolo che corrono!

Davanti a Hitler, Stalin, ai mostri che sgozzano gli innocenti, vedo quattro atteggiamenti possibili:

1. Sono perduti e io mi disinteresso della loro sorte. – Suppongo che questo non sia il vostro caso.

2. Sono salvi, Dio salva tutti. – Suppongo che neanche questo sia il vostro caso: di certo non è il pensiero della Chiesa.

3. Si occupino altri di avvertirli, non è un mio problema, sono forse il guardiano di mio fratello? – è questo il vostro caso?

4. Bisogna predicar loro l'amore di Dio, e non la paura. – Osate seriamente dire questo? Teresa d'Avila stessa ha avuto bisogno di vedere il suo posto all’inferno per diventare la santa che è diventata! Se pensate di fare meglio di lei, abbiate almeno pietà dei poveri peccatori: li credete capaci d'intendere il linguaggio che vi piace tanto?

Se Dio fosse fiero, dice Lewis, non ne vorrebbe sapere di una conversione ottenuta col timore. Ma Dio non è fiero... pur di salvare un’anima. La vostra beatitudine è avere fiducia: la loro sarà quella di tremare, di essere angosciati, di perdere la pace mostruosa nella quale sono immersi. Come smontarli senza far loro paura?

"Per scuotere i grandi peccatori, Monsieur Vianney rivolgeva loro abbastanza di frequente, a mo’ d’esortazione, questa semplice frase, terribile sulle labbra di un santo che leggeva nel futuro: "Mio caro, lei è dannato!" Era breve, ma la diceva lunga. Evidentemente, il santo intendeva parlare al condizionale e dire: "Se non evita la tale occasione, se persiste in una tale abitudine, se non segue il tal consiglio, lei sarà dannato". Ma in ogni modo!... "Io dannato!... io maledetto da Dio!... per sempre!" continuava a ripetere, uscendo dal confessionale François Bourdin, di Villebois, nell’Ain... la sua fede era lontano dall’essere spenta; ma c’erano quei pensieri di disperazione che lo allontanavano da Dio... Alla fine la grazia lo toccò. "Mi voglio confessare, dichiarò, ma al grande confessore, il Curato d'Ars !". E, per tutto incoraggiamento, dopo il racconto delle sue miserie e delle sue colpe, ricevette la terribile risposta: "Ragazzo mio, lei è dannato!". Ebbene, questa minaccia fu per lui una vera e propria folgorazione. François Bourdin si convertì e si dimostrò fino alla morte un cristiano fervente" (Monseigneur Trochu, Le Curé d'Ars, 1927, p. 342).

Ho un rispetto infinito per la Carmelitana che si china a raccogliere uno spillo per puro amore di Dio, in una prospettiva di fede assolutamente nuda, e se lo fa per salvare i peccatori, la sua opera è più importante di tutto il lavoro dei missionari e degli apostoli.

Lo credo assolutamente, ringrazio i lettori e le lettrici la cui vita interiore farà molto di più delle mie povere parole e dei miei poveri sforzi. Ma è una ragione per rinunciare a queste parole e a questi sforzi? Fondare, crescere dei figli, leggere loro il Vangelo, è un’opera che la Chiesa approverà sempre, meglio: che esigerà sempre. Raccogliere lo spillo è un’opera ancor più bella e meravigliosa, che non sopprime per niente, però, il dovere di dare un insegnamento ai propri figli. Anzi, se le Carmelitane non avessero ricevuto un insegnamento, non raccoglierebbero lo spillo.

Allora bisogna pregare, sacrificarsi in silenzio, dar fiducia all’Amore, non condannare nessuno: sì, sì, bisogna fare tutto questo. Ma bisogna anche predicare sui tetti, annunciare ai peccatori il pericolo che corrono: Dio e la Chiesa ce lo chiedono. Quale madre tacerebbe davanti a un figlio pronto a commettere un crimine? Si rifiuterebbe di fargli paura? Si ostinerebbe a cantargli il Cantico dei Cantici?

Voi non volete sentire che la voce dell’Amore, ma ripeto, i peccatori, loro, che voce sentiranno? Volete davvero che nessuno faccia loro paura? Volete essere complici della congiura del silenzio che persuade tutti oggi, contro la dottrina millenaria della Chiesa, che il pericolo dell’inferno è inesistente, che si può peccare impunemente fino al giorno in cui le delizie dell’amore verranno a salvarci senza dolore e senza timore? È veramente questo che volete?

Allora ascoltate Jacques Fesch, che si parla oggi di beatificare (le sottolineature sono sue):

"Mi sento un po’ turbato per la conversazione che stamattina ho avuto con il cappellano. È un uomo dotto, come molti domenicani, ma a forza di meditare troppo giungono a presentare una sintesi di concetti filosofici e religiosi che è lontana dalla semplicità evangelica. Interpretano troppo, e finiscono con gettare il dubbio dappertutto, senza proporre essi stessi nulla di decisivo davvero.

La discussione, in primo luogo, era orientata sull’inferno. Da ciò che ho creduto di capire, esso esiste, certissimo… ma infine… la misericordia del Signore essendo infinita, si può supporre che, a parte i diavoli e alcuni realmente cattivi individui, vi si trovino poche anime perdute per l’eternità!

D’altra parte, sulla questione del peccato sembrano considerare soprattutto l’orientamento generale della vita, che si riassume in positivo o in negativo. Che vi siano degli alti e bassi in un’esistenza, è secondario, purché la vita sia diretta verso il bene. Evidentemente, non si può dire che ciò sia falso, solamente che questa idea lascia in bocca una indefinibile insipidezza, e si ha un po’ voglia di dire: a che pro? È incoraggiare la tiepidezza.

Da qualche tempo c’è una specie di apatia che s’è impossessata del clero e che fa crogiolare in una sorta di tran tran improduttivo. Quando si legge la vita dei santi, non c’è né pressappoco né tiepidezza. I loro atti, le loro parole, i loro pensieri sono nettamente stagliati, e quando dicono bianco non vuol dire che a rigore ci si potrebbe ammettere un po’ di nero.

La verità è una, indivisibile ed eterna. Ciò che piaceva al buon Dio al tempo di san Francesco d’Assisi continua certamente a piacergli al giorno d’oggi, malgrado tutta l’evoluzione scientifica, psichiatrica, eccetera. L’inferno io lo vedo ben colorato, con dei demoni e tanto fuoco. Mi è indispensabile [pensarlo così], perciò non mi si venga a togliermelo. D’altronde sono ben tranquillo. Il Vangelo è pieno di allusioni a questo soggetto. Se si devono interpretare anche le parole di Cristo, tanto vale farsi buddisti.

E poi ho ancora in mente le parole della Vergine a Fatima: « Pregate per i peccatori; troppe anime vanno all’inferno perché nessuno prega per esse », e la descrizione della vista dell’inferno avuta dai pastorelli. Ecco una cosa chiara, almeno! Maria parla sì, dell’infinita misericordia di Dio, ma domanda pure che ciascuno reciti un rosario al giorno, ciò che evidentemente necessita ben altra cosa. A Lourdes pure: « Pregate per i peccatori ».

Se l’inferno non è che una specie di spauracchio, non comprendo più le sofferenze di Cristo, la comunione dei santi, e il Vangelo non ha detto la verità, se così fosse. Proprio al contrario, in tutte le sue parole Gesù non si stanca di affermare che il mondo è perduto. « Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia » (san Giovanni) [Gv 15,19].

E poi, basta constatare le conseguenze del peccato quaggiù, per comprenderne la gravità. Se noi, che siamo deboli, dobbiamo subire tali sofferenze, che dire delle anime immortali che contemplano ogni cosa senza alcun velo?!

E poi, il Cielo, le cui meraviglie sono ineffabili, non può esistere se non perché c’è un inferno a meglio sottolinearne il contrasto. Quanto la gioia abbonda nel Paradiso, altrettanto il dolore regna nell’inferno" (Jacques Fesch, Giornale intimo, Torino, LDC, 1982, p. 133-135).

 

Ho avuto forse torto a diffondere quel testo, e chiedo scuso alle orecchie che ho ferito. Ma se poteva convertire una sola anima... che mi fosse stata raccomandata da Teresa, pur col rischio di morire di paura, come mi si accusa? L'altra Teresa dice pressappoco, non ricordo più dove: "Non importa che il diavolo m’insegni, purché m'insegni il Credo!".

Ve ne supplico, cari amici lettori, abbiate veramente pietà dei poveri peccatori... e contatemi tra loro.

N. S. del Monte Carmelo 1994

Fr. M.D. Molinié, o.p.

___

N°32


[Lettere agli Amici N°32] [Home Page] [Lettere Agli Amici]