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Saint-Eustase, 5 Dicembre 1995
Cari Amici,
Parecchi di voi si lamentano con ragione di non avere mie notizie. Non ho neanche trovato il tempo di ringraziare coloro che mi hanno fatto unofferta, e questo soprattutto mi rincresce molto
È difficile riferirvi le mie attuali attività. Se mi poteste vedere, capireste forse meglio che mi lascio sopraffare. A viste umane i frutti possono sembrare numerosi, tanto numerosi che non basto allimpresa: Dio voglia che questi frutti siano buoni ai suoi occhi, vi sarò grato se pregherete in questo senso.
Una religiosa particolarmente benevola vorrebbe che parlassi della fede, ciò che in un certo senso ho l'illusione di aver sempre fatto: evidentemente, fra molte altre, cè anche qui da colmare una lacuna. Il Natale è per eccellenza un mistero di fede, e perciò una buona occasione per parlarne. Il tempo di cui dispongo è molto poco, per le ragioni che ho accennato, e anche la lettera sarà molto breve: ve ne chiedo scusa e nello stesso tempo vi auguro di scoprire, davanti al Presepe, le profondità insondabili del mistero dellIncarnazione, che si rinnova ad ogni Messa: "è grande il mistero della fede !".
Fr. M.D. Molinié, o.p.
PS Ho numerato per errore come 34ma la lettera sulla voragine della supplica fiduciosa. La presente sarà dunque, se vi piace, la 33ma...
IL REGALO DELLA NOSTRA FEDE
La fede non è l'amore, ma il più bel regalo che lamore possa fare a Dio. Gesù offre l'acqua viva a quelli che hanno sete e credono in Lui. Ma ciò che può offrire la creatura nella sua indigenza e nel suo nulla, è la fede: è il suo regalo specifico e la sua perla preziosa...
La fede offerta dagli uomini è più preziosa di quella degli Angeli, perché gli uomini sono immersi nella miseria del peccato: la loro fede si fonda su un presentimento della Misericordia più profondo di quello degli Angeli. È per questo che, secondo S. Paolo, questa fede ci giustifica, ed è vano cercare nelle opere dei regali più brillanti o più importanti. Il martirio stesso non è niente: è piuttosto un regalo che Dio fa in risposta alla fiducia cieca dei miserevoli peccatori, alla fiducia dei disperati che non hanno nientaltro da offrire se non sperare contro ogni speranza alla sequela di Abramo, come Gesù durante l'agonia, Maria ai piedi della Croce, e tutti i santi dal profondo dellinferno in cui Dio chiede loro di scendere, perché sa che anche in quel luogo (per quanto vi si possa penetrare sulla terra), sapranno farGli il regalo infinitamente prezioso di quella fiducia che Teresa chiama "l'argento della semplicità creata".
Non è l'oro della carità, non è lo splendore dellamore che Dio da ai suoi santi: è il regalo della loro fiducia nella povertà gemente del loro abbandono. L'argento della semplicità aumenta lo splendore la collana dellAmore che Dio ci mette al collo. Dio ha creato tutto per contemplare Gesù in Croce, riflesso del dolore divino di fronte al peccato delluomo. Chiedendo al Padre: "Perché mi hai abbandonato?", Gesù rimette il suo spirito nelle sue mani nella fiducia inenarrabile che anima la fede di Maria, della Chiesa e dei santi... solo regalo, ripeto, che essi possano fare a Dio.
E questo regalo è abbastanza reale perché Dio si faccia mendicante della nostra fiducia: ogni volta che rifiutiamo o evitiamo di darla, feriamo lo Spirito Santo nel più intimo del cuore, a un punto tale che per farci intravedere quale dolore gli infliggiamo così, il Padre non ha trovato niente di meglio che mandare Gesù sulla terra chiedendogli di distendere le sue belle braccia sulla Croce
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