N°34


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Cari amici,

 

da quasi un anno ho cambiato alloggio una volta al mese, prima di sistemarmi a N.D. St. Eustase. Poco importano le ragioni di queste peregrinazioni, ma mi dispiace di non aver potuto trovare il tempo di dare mie notizie alla maggioranza di voi. Provo oggi a riscattarmi offrendovi il riassunto di una conferenza di cui potete richiedere la cassetta (ma preferisco il riassunto).

Vi parlo di supplica, offritela per me a causa dei miei spostamenti e aggiungeteci un rendimento di grazie per il mio soggiorno nell’Abbazia che mi ha benevolmente accolto…

Festa della Natività di Maria 1995

Fr. M. D. Molinié o.p.

 

P. S. Il mio nuovo indirizzo è: Abbaye N. D. St. Eustase 40500 EYRES-MONCUBE. Tel. 05.58.76.24.25. Ma l’indirizzo del segretariato non è cambiato: B. P. 3323 54014 Nancy Cedex.

 

 

LA VORAGINE DELLA SUPPLICA FIDUCIOSA

 

C’è una voragine della supplica fiduciosa, nella quale ci si butta o non ci si butta.

L’immagine della voragine, può far pensare ai buchi neri della fisica moderna, al Maelstrom di Edgar Allan Poe, a un ciclone o alle cascate del Niagara… o ancora al vuoto in cui si butta un paracadutista. Ciò suppone evidentemente un certo coraggio, ma diverso da quello degli alpinisti o dei soldati. Buttarsi in acqua o nel vuoto richiede un coraggio diverso da quello di arrampicarsi o di lottare… il coraggio di buttarsi!

Nella vita spirituale si dice che è il primo passo che costa; qui non dirò questo, perché il primo passo è nello stesso tempo anche l’ultimo, come per gli Angeli: Satana non ha accettato di buttarsi nella voragine della supplica fiduciosa .

Si può praticare la supplica fiduciosa senza perdersi ancora nella voragine della supplica fiduciosa. Scrivo questa lettera per farvi sentire un appello: "Vieni verso la voragine della supplica fiduciosa! Lasciati trascinare come da un fiume nelle cascate del Niagara". All’inizio il fiume è tranquillo, scorre appena, come la Saona, di cui Cesare diceva che non si sa in quale senso scorre, tanto è calma. è l’inizio della vita spirituale: supplichiamo, ma non siamo trascinati fortemente verso la voragine, poi la pressione aumenta (la carità di Cristo ci pressa) e ci trascina verso un abisso di fiducia che si delinea poco a poco.

Siamo trascinati più o meno, a seconda che siamo più o meno fedeli ad ascoltare l’appello: qui si gioca la lotta fra la grazia e Satana, che fa di tutto per non farci sentire l’appello. L’arbitro di questa lotta è la nostra libertà. La liturgia, il Cristo in Croce, il Cristo risorto, la Madonna, i nostri veri amici, i nostri Angeli Custodi ci dicono: "Vieni! Vieni, lasciati trascinare verso la voragine".

E noi ascoltiamo più o meno, rispondiamo più o meno, avanziamo più o meno, resistiamo più o meno, finché non ci siamo dentro. Forse andiamo velocemente, se siamo fedeli avanziamo forse a grande andatura, ma possiamo ancora sfuggire, possiamo resistere, sempre di meno senz’altro, ma comunque ancora.

Allora si conoscono le lotte della vita spirituale, le cadute, i rialzamenti, le oscurità, i dubbi, talora seri e gravi, gli scoraggiamenti, ah, gli scoraggiamenti!

Allora sì che ci sono reali pericoli. Finché non siamo caduti nella voragine, sono sempre possibili problemi, ansietà, illusioni.

Invece il giorno in cui si cade nella voragine della supplica fiduciosa, non c’è più nessun pericolo, e questo si chiama la santità. Succede allora qualcosa di assolutamente straordinario che chiamo la scomparsa del pericolo: non della lotta, ma del pericolo.

Come spiegare che non c’è più pericolo se rimangono delle lotte? Pensiamo alla psicologia di Cristo: Egli era impeccabile, e però ha conosciuto delle lotte, e quali lotte! L’agonia, la tentazione: "Padre tu puoi tutto, allontana da me questo calice". Quello che è successo non era riposante.

La Madonna non era impeccabile, ma "impeccante", dicono i teologi: praticamente significa lo stesso, non correva nessun pericolo di peccare. Però ha conosciuto anche lei terribili lotte, ma non le stesse che conosciamo noi: ciò che noi conosciamo è qualcos’altro, in cui c’è ancora un pericolo reale di sfuggire a Dio.

La lotta degl’impeccanti non è lo stesso di quella dei peccatori! Restiamo dei peccatori, finché non cadiamo nella voragine: quando si cade nella voragine si diventa impeccanti.

Esempio: Marthe Robin. Non è sempre stata impeccante, all’inizio si è battuta, si è ribellata contro la malattia. In quel momento non aveva da fare cose straordinarie. Quello che subiva era molto doloroso, ma alla portata del coraggio umano, della fedeltà umana, e anche della debolezza umana. Ha anche detto: "No, non posso"… e poi, un bel giorno, ha dato il suo posto per Lourdes a una malata, perché il suo parroco gliel’aveva chiesto: non è straordinario, non erano i misteri della Passione! Si è messa da parte a favore di una malata perché non c’era più posto.

Fu una lotta, avrebbe potuto sfuggire alla grazia, era ancora una peccatrice, rischiava di non dire di Sì. Ma ha detto Sì, un piccolo Sì… ed è caduta nella voragine. Il frutto di quel piccolo Sì e di quella caduta nella voragine furono cinquant’anni di passione e di gioia.

Tutti i giovedì diceva al P. Finet: "Non ce la farò, non ce la farò! Ho paura, non ci riuscirò. - Sì, figlia mia! – No, Padre non ce la farò! – Sì, figlia mia!".

Il lunedì aveva dimenticato la sofferenza, era felice di vivere nella grande gioia molto semplice dei figli di Dio, con quella premura, quella delicatezza che aveva verso gli altri: "Non ha per caso freddo, ha appetito?" Si è tentati di pensare: con quello che viveva, cosa importavano quelle cose!"

Sì, è ben diverso dalla nostra psicologia: la voragine cambia tutto. La supplica fiduciosa va bene, ma non è essa che cambia tutto: è la voragine. E questa voragine potrei anche chiamarla la voragine della pace di Dio che supera ogni sentimento, che inghiottisce tutto… la voragine dell’abbandono, della fiducia tout court, dello spirito d’infanzia, dell’umiltà – semplicemente, della Pace…

Tutto questo non è falso, ma quelli che non sono nella voragine rischiano di commettere un grave errore: immaginarsi che nella voragine non c’è più supplica… che non c’è nient’altro da fare che stare immersi nella pace! Ah no, per niente, essere immersi in questa voragine è un altro modo di essere attivi, più intenso di tutte le attività di quando non si era completamente posseduti da Dio.

Questa voragine è infatti quella dei gemiti inesprimibili dello Spirito Santo, che non si riposa, non dice semplicemente grazie! Certo, dice grazie, ma non si dice grazie quando non si chiede niente: si dice grazie perché si chiede e si riceve. Si dice grazie eternamente perché si riceve eternamente: ma appunto bisogna chiedere, e questa domanda è una delle componenti dell’amore.

Non si supplica soltanto perché si è nel bisogno o nel pericolo, ma prima di tutto, e forse soprattutto, perché si ama: lo Spirito Santo ci insegna il gemito come attributo dell’amore, quel gemito che Egli da alla creazione tutta intera, anche prima delle origini dell’uomo….

È una delle cose sulle quali si scontrano gli scienziati e gli increduli. La morte esiste da sempre. Koestler, uno scienziato che non ha la fede, dice: "Credo ad una intelligenza organizzatrice del mondo; ma non posso credere che sia buona, perché avrebbe potuto creare la vita senza la morte".

È una domanda grave, una di quelle che scompaiono nella voragine della supplica fiduciosa, ma solo in essa, perché non c’è risposta. Posso soltanto dire (ma questo non può placare i non credenti) che la creazione fu marchiata col segno della morte a causa del peccato e del demonio, che ha avuto un potere su di essa fin dall’inizio, perché Dio lo ha permesso e anche voluto. Dio sapeva che il peccato avrebbe avuto luogo, e a causa dell’uomo peccatore, la morte era lì: da sempre la creazione geme nei dolori del parto, non ha atteso l’uomo per questo.

E’ evidentemente un grande mistero, che può far perdere la fede. L’unico modo per non perderla è, o non rompersi la testa (ma la Chiesa non ci incoraggia in questo senso), o cadere nella voragine della supplica fiduciosa. Lì si dice: "Mio Dio non capisco!" – ma in un tale slancio d’amore che si è trasportati, non si teme niente, si possono fare tutte le domande che si vuole, sarei tentato di dire che si può perdere la fede nella voragine della supplica fiduciosa, o almeno immaginarsi di averla persa!

Dunque la creazione geme nei dolori del parto sotto la pressione dei gemiti inesprimibili dello Spirito Santo, e la voragine della supplica fiduciosa è la voragine dello Spirito Santo che geme. Ricevendo l’Eucarestia beviamo la pozione magica di questa supplica, ma i santi sono come Obelix che è caduto nella pentola fin dall’infanzia e gli è bastato per sempre. Una volta che si è caduti nel voragine non ci sono da fare esercizi pesanti e laboriosi per supplicare, viene da solo!

Ma non è riposante, non è una semplice lode: "Grazie mio Dio, grazie Gesù". C’è un immenso dolore, il gemito dello Spirito Santo interroga Dio dal profondo del nostro essere; non è l’inquietudine umana, è l’inquietudine divina. Attraverso le lotte, le sofferenze, forse le angosce, attraverso questa porta che è la porta della Croce, siamo iniziati a qualcosa di insensato che è il gemito dell’amore, poiché l’amore è gemito.

Quando due esseri si amano, si parlano, e ciascuno dice "ti amo" senza stancarsi. Non solo non si stancano di dirlo, ma non si stancano di chiedere: "E tu mi ami?", di chiederlo e di sentirselo chiedere, se no quello che dice "ti amo" si lamenterà: "Tu non mi chiedi se ti amo, allora non mi ami"! L’amore non si accontenta di dare, l’amore chiede, perché l’amore è trinitario!

Qui c’è la voragine, voragine di splendore e più ancora. Perché in questa voragine, Dio stesso si mette a supplicare la creatura: "Perché mi hai fatto questo, Israele? Mi ami? Pietro, mi ami?" - ed è un gemito. Il mistero della Croce è il mistero della supplica fiduciosa che Dio rivolge alla creatura: supplica crocifissa, perché la creatura non risponde, o non abbastanza, o per niente…

Come fa Dio ad essere felice in questa supplica, senza rendersi indifferente alla ferita che gli infligge la creatura non rispondendo, non lo so… ma Gli chiedo con insistenza di dirmelo, perché mi sento invitato a chiederlo in questa supplica infinita: "Mio Dio a che gioco stai giocando?". La Sapienza gioca con i figli dell’uomo, ma "a che gioco stai giocando?"

E la risposta ultima è quella dello Spirito Santo: "è bene chiedere tutto questo! Sì, sono le vere domande… ma non le fai ancora abbastanza! Per farle bene bisogna cadere nella voragine della mia domanda, del Mio modo di fare le domande. Tu vuoi fare delle domande per avere una risposta! Ma sei matto, è il contrario: è una domanda eterna che farà, che sarà la tua beatitudine. E questa domanda si chiama appunto: la voragine della supplica fiduciosa".

N°34


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