N°36


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Cari amici,

La storia e la dottrina della Chiesa si accordano nel suggerire che la vita cristiana non ha altro esito che il martirio. Coloro che sfuggono a quello del sangue devono attraversare una "notte oscura" orribile come il martirio, dice S. Giovanni della Croce, e molto più lunga. Altrimenti, per salvarsi l'anima, dovranno subire un Purgatorio ancora più terribile di quello che si può sopportare sulla terra.

PRESENTIMENTO

Per molto tempo queste prospettive mi hanno terrificato. Per S. Giovanni della Croce, la Notte dei sensi è una pulizia preliminare che dispone l'anima a sopportare la vera purificazione: prepara il malato al trattamento. Egli dice esplicitamente che la Notte dello spirito è riservata a pochissimi, il che vuol dire che ci sono pochissimi santi, come del resto si può facilmente verificare.

Egli parla di un'agonia terribile e non cessa di dire: ciò che descrivo non è niente a confronto della realtà... Per di più presenta questa notte come il passaggio obbligato verso la santità, tanto più rude quanto più in alto Dio vuole elevare l'anima.

C'è evidentemente una grande varietà nella storia dei Santi; Dio non li innalza tutti allo stesso grado. S. Giovanni della Croce ha descritto ciò che ha dovuto subire perché Dio voleva portarlo molto in alto; numerosi santi subiscono probabilmente una Notte meno dolorosa: S. Giovanni della Croce descrive il "top".

Ma la sua resta lo stesso una dottrina schiacciante. Sono sempre stato sorpreso che lo si ammetta così poco. Una Carmelitana mi scrive: "Ho ripreso in mano S. Giovanni della Croce e mi rendo conto che non ho mai vissuto tutto questo, non ci ho mai capito niente, ero nell'astrazione", e aggiunge: "S. Giovanni della Croce sì, oh! sì, ma non senza la piccola via..."

Temo che i più non abbiano mai subito lo choc che ho subito io, di scoraggiamento e terrore assoluto. "E' molto dolce", dice un'altra Carmelitana. Sì, ma ciò che scrive è terrificante. La purificazione è necessariamente così orribile? Non potrebbe svolgersi diversamente?

Ho sopportato dolorosamente questa difficoltà per tutta la vita, ho veramente avuto paura di S. Giovanni della Croce e della Notte dello spirito, dicendomi: "Se bisogna passare per questo per divenire santo, non ce la farò mai!" Teresa d'Avila ha apportato una leggera mitigazione a questo terrore. E' più umana e accessibile, tuttavia le Seste Dimore del Castello interiore non smentiscono il carattere terrificante della Notte dello spirito: "si crede veramente che tutto è perduto"... ma non insiste come lui.

Se non avessi avuto l’aiuto di Grignion de Montfort e di Teresa di Gesù Bambino, che mi hanno costantemente invitato a non scoraggiarmi, me ne sarei ammalato, avrei abbandonato la partita. Nel migliore dei casi avrei cercato di immergermi nella speranza dei disperati, di fare insomma senza saperlo ciò che fanno espressamente Teresa di Gesù Bambino e Grignion de Montfort.

Per primo mi ha salvato Grignion de Montfort quando afferma che la Madonna ci risparmia le "agonie strane" della Notte dello spirito. Egli non contesta, tutt'altro, lo stato spaventoso dei peccatori a cui propone la via mariana: le sue "lumache" e i suoi "porci" non sono diversi dalle anime impure di S. Giovanni della Croce; i "cedri del Libano" conservano qualcosa di pericolosamente orgoglioso... Ma "la via di Maria è facile, anche se comporta numerose croci", grazie alla "marmellata" di cui detiene il segreto.

Se dice questo di fronte a S. Giovanni della Croce, sono salvo. Purtroppo non lo nomina. Ha letto i mistici di saint Sulpice; sarebbe sorprendente che san Giovanni della Croce fosse ignorato, ma non ho prove. A poco a poco tuttavia mi ha visitato un presentimento, che ricevevo tremando, tentato di dire "è troppo bello per essere vero"... ma nello stesso tempo lo trovavo tremendamente verosimile.

Per spiegarlo bisogna tornare allo stato di quelli che non hanno attraversato la Notte dello spirito: in cosa è pericoloso, secondo S. Giovanni della Croce? Essi sono peccatori come prima, orribili come prima, ma non lo sanno. S. Giovanni della Croce dice loro: "in fondo non sapete niente". Da qui il presentimento di cui parlo: se uno "più avanti", dopo aver ricevuto le grazie e le luci evocate dal santo dopo la Notte dei sensi, avesse nettamente coscienza che niente ha ancora avuto inizio - se dicesse: "Sono peccatore come prima, non conosco niente di Dio, attendo la sua venuta", non potrebbe sfuggire allo schema di S. Giovanni della Croce? E' inconcepibile che un'anima arricchita di grazie abbondanti sappia che non ha cominciato?

Secondo lui ahimè, la coscienza di essere peccatore non la si ha veramente che nella Notte dello spirito - prima si è in una incoscienza fondamentale. Ora il figlio prodigo, il pubblicano, Maria Maddalena, si presentano nel Vangelo come poveri peccatori: conoscono la loro miseria, ma non si può dire che abbiano attraversato la Notte dello spirito! Non è richiesto per convertirsi dal peccato mortale! Per il Buon ladrone si può discutere, ma il figlio prodigo, Zaccheo e il pubblicano non hanno attraversato la Notte dello spirito.

S. Giovanni della Croce dirà che all'inizio hanno coscienza di essere peccatori, ma ricevono tali grazie e scoprono talmente l'Amore di Dio che non possono più credersi peccatori: immersi nei flutti dell'Amore non sentono più il peso del peccato. Riconosco che normalmente, dopo la conversione, ricevendo le grazie che descrive, non possono conservare la coscienza di essere peccatori... ma non è rigorosamente impossibile. E se mai ci arrivassero, secondo me cambierebbe tutto.

Nel caso normale, infatti, sotto l'abbondanza delle grazie, l'orgoglio originale, non ancora spazzato via, ne combina di tutti colori, in modo tanto più pericoloso quanto si nutre di queste grazie. S. Giovanni della Croce denuncia qui un rischio molto reale e quasi inevitabile. Ma non si può escludere l'eventualità di sfuggire, coll’aiuto della Madonna, a questo pericolo.

Questa risposta mi sembra ragionevole. Corrisponde alla descrizione che fa di quelli che hanno attraversato la Notte dei sensi: nutrono le loro illusioni con le grazie ricevute - ma non si può scartare l'eventualità che non se ne nutrano, rispondendo con appassionata gratitudine all'invito di Grignion de Montfort.

Non penso che S. Giovanni della Croce scarterebbe questa eventualità, ma direbbe: "Mi sembra molto difficile, al limite impossibile: io descrivo il caso normale, dove la notte oscura è inevitabile".

 

Dopo Grignion de Montfort è stato l'incontro con Teresa di Gesù Bambino che ha completato la mia liberazione. La vita cristiana non ha altro sbocco che il martirio... perché non quello dell'amore, e dell'amore misericordioso? In nessun momento S. Giovanni della Croce dice che Dio ama la nostra miseria e la nostra povertà: questa musica di Teresa non è presente nella sua opera. Sono un po' terrificato di toccare un tale Dottore, ma mi ci vedo costretto....

Nella Viva Fiamma, Dio è in ginocchio davanti all'anima per servirla. Ma prima? Vi si trova una descrizione della perfetta contrizione come quella di Teresa di Gesù Bambino negli Ultimi colloqui: "Ho avuto la grazia della contrizione perfetta, è una grazia che non ci si può dare da soli, la può dare solo Dio"? In questo stato ci si sente beatificati proprio in quanto peccatori: e questo non è mai così chiaro in S. Giovanni della Croce. Per lui, conoscere il proprio peccato nella luce di Dio è l'orrore, non è la dolcezza della perfetta contrizione.

E' conforme, questo, alla Tradizione della Chiesa sulla Misericordia? Parla mai, S. Giovanni, della Misericordia? Praticamente mai, e sotto questo aspetto mi angoscia. Quando ho letto la Notte oscura me ne ammalavo e ho dovuto fermarmi...

Allora, ipotesi blasfema. Dio ha voluto innalzare S. Giovanni della Croce sulle vette spezzando il suo orgoglio in condizioni terribili, perché l'orgoglio si serve di tutto per alimentare l'illusione di essere arrivato all'Unione - specialmente delle più grandi grazie e delle estasi.

Se dunque l'orgoglio si insinua nelle grazie più elevate (ciò che non esclude nè Grignion de Montfort nè alcun santo, e che l'esperienza fa sospettare come molto frequente, quasi costitutivo della natura umana segnata dal peccato originale) - non sarà evidentemente senza danni! L'orgoglio non è veramente attaccato che alla fine, quando tutte le altre cose sono state scosse, purificate, lavate dall'ascesi, dalle luci, dalle estasi e da tutto ciò che si vuole: resta l'orgoglio, e un orgoglio molto spirituale, e sloggiarlo è veramente un orrore.

Se Dio dunque vuole innalzare un orgoglioso a una grande santità, è forse il vertice dell'orrore... non è necessariamente eccezionale, ma Dio non ha sempre l'intenzione di innalzare così in alto gli orgogliosi: il più delle volte bisognerà che si accontentino di una santità meno elevata... senza parlare del caso che debbano andare in Purgatorio.

 

Se si mette da parte l'obiezione "S. Giovanni della Croce non si tocca!", questa ipotesi può essere una pista feconda da seguire in una luce diversa dalla sua - per esempio quella di Grignion de Montfort, di Teresa di Gesù Bambino, di Van... o anche del Vangelo.

Pietro esclama "Darò la mia vita per te!". Gesù avverte i suoi discepoli: "Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli". Pietro, Gesù lo vuole portare molto in alto, ma restava orgoglioso. Allora ha dovuto conoscere qualcosa che val bene la Notte dello spirito: lo spettacolo della Croce e la disperazione degli apostoli - lo stesso S. Giovanni della Croce, suppongo, non direbbe che la Notte dello spirito è qualcosa di peggio!

Allora perché no? Se un certo orgoglio si sottrae all'invito divino a scoprire la nostra piccolezza e la nostra miseria, non bisogna stupirsi che alla fine la cosa sia cruenta. E' un po' l'ipotesi di Grignion de Montfort quando parla dei cedri del Libano, tra i quali così pochi trovano la via della Beata Vergine Maria.

 

Per concludere, ci sono insomma DUE VIE PERCHE' L'ORGOGLIO SIA VERAMENTE PURIFICATO, UNA ORRIBILE E UNA DOLCE, E TUTTE E DUE SONO DI DIFFICILE ACCESSO ed è rarissimo che l'orgoglio non sopravviva, più o meno, per impedire all'anima di divenire santa.

CERTEZZA

La tradizione cristiana sembra ammettere che la maggior parte degli eletti andrà in Purgatorio; solo un infimo numero non ci andrà. Non c'è bisogno di S. Giovanni della Croce, ancor meno di Grignion de Montfort, per affermarlo. Per tutta la vita mi sono afflitto pensando al numero immenso delle anime del Purgatorio (per non parlare di quelle che si perdono). La Madonna mi suggeriva di non lasciarmi scoraggiare da questa prospettiva: avevo l'istinto, senza osare confessarmelo, che mi dicesse: "Non mi fai piacere, non mi piace che ti lasci scoraggiare dal grande numero delle anime del Purgatorio. Teresa dice che bisogna sperare di non andarci - tu lo meriti, d'accordo (e come dice Teresa, tu meriti anche l'inferno!), ma mi farai piacere se spererai lo stesso".

In questa linea sono tornato sul famoso testo di Teresa di cui ho parlato in "Je choisit tout": "Le tentazioni contro la purezza ci sgomentano ma sono meno pericolose del più piccolo moto d'orgoglio, che dovrebbe essere temuto più del fuoco. E questi peccati d'orgoglio si commettono tranquillamente tutto il giorno presso i religiosi e le religiose".

Mi sono detto: "Finalmente capisco perché la stragrande maggioranza andrà in Purgatorio! Non ci si cura dei peccati d'orgoglio, vi ci s'installa tranquillamente, si trova ciò banale e normale, non lo si teme come il fuoco". E ciò che costa così caro nelle purificazioni descritte da Grignion de Montfort o da S. Giovanni della Croce (non fa nessuna differenza), è l'orgoglio di quelli che si credono in vetta in S. Giovanni della Croce, quello dei cedri del Libano in Grignion de Montfort. Questo orgoglio resiste agli inviti divini a lasciarsi sprofondare nella fiducia del pubblicano e dei bambini, nutrendosi delle "avances" che Dio gli fa.

Il Curato d'Ars diceva: "L'orgoglio è come del sale che invade tutto". Bisognerebbe almeno soffrirne, gemerne, rifiutarlo, capire che questa è la battaglia e il pericolo, il solo pericolo serio - e supplicare costantemente di esserne liberati.

Se si è affascinati da queste verità, se si segue Grignion de Montfort o la via dell'infanzia, la ragione principale che condanna la maggior parte delle anime ad andare in Purgatorio è almeno seriamente attaccata. Constato con grande dolore com'è difficile ottenere dai cristiani che entrino risolutamente in questa lotta. Allora non mi stupisco più! Se un'anima decide lealmente e fermamente di combattere questa buona battaglia, la Madonna le dirà: "Non scoraggiarti! Se accetti di essere perdente e povero come sai per istinto, non devi porre limiti alla tua fiducia. Ben pochi, ahimè, lottano contro l'orgoglio come Teresa li invita a fare. Se continui, sei sulla strada giusta per evitare il Purgatorio: il solo punto per cui rischi di andarci, è che non hai ancora abbastanza fiducia, non speri a sufficienza malgrado il tuo peccato, la tua miseria, ecc."

Son dunque molto pochi quelli che lasciano che il loro orgoglio venga distrutto, sia nella maniera terribile, sia nella maniera dolce. Quelli di Grignion de Montfort sono rari quanto quelli di S. Giovanni della Croce: l'unica differenza è che gli schiavi di Maria si offrono di buon cuore a questa purificazione, mentre gli altri sfuggono come anguille, accecati come S. Pietro dalla loro generosità presuntuosa. Si capiscono allora gli orrori della Notte oscura...

Piccola conferma in Consummata, che ha attraversato una Notte molto dura: "Mi vedo dannata dal mio orgoglio": la sua notte si svolge più sotto la pressione della luce che dell'amore. Dio sa quanto è amorevole, ma innalzata di luce in luce, a un certo punto scopre il suo orgoglio: "La parola agonia è dolce a paragone di ciò che provo". E' del tutto nello schema di S. Giovanni della Croce: meno tragico che in lui (meno spagnolo), ma il clima è lo stesso.

Anche per Grignion de Montfort pochi entrano nella via mariana; soprattutto pochissimi vanno fino in fondo, e al fondo del fondo - una quantità infima, anche tra i Santi! Egli distingue dunque tra santo e santo... ciò che non fa per niente S. Giovanni della Croce e questo mi sembra (oserò dirlo?) uno dei suoi limiti: crede di presentare la via unica. Anche Teresa d'Avila lo sentiva! Preso dalla Luce e dall'Amore che lo bruciavano, diceva "è orribile, ma è l'unica via"... per lui.

Ecco la mia ipotesi. Se Teresa gli dicesse: "E i bambini, i pubblicani, i peccatori?", sarebbe obbligato ad ammettere: "E' vero, quelli che sono costantemente schiacciati dal peso dei loro peccati... io non ho parlato per loro" Ma quanti se ne trovano? Gli altri, come scamperanno al Purgatorio - sia quello terreno di cui parla, sia quello vero, che è ancora peggio?

Mentre Grignion de Montfort non è il Purgatorio e Teresa di Gesù Bambino ancor meno. Teresa è la via dei bambini, Grignion de Montfort la via dei peccatori che vogliono diventare figli della Vergine. Se non s'inganna su questa via mariana, S. Giovanni della Croce l'ha ignorata: non si può sapere tutto. Tutti e due sono santi, S. Giovanni della Croce è Dottore della Chiesa, Grignion de Montfort no, ma Teresa sì...

Ho pensato a questo per tutta la vita, ma non nei riguardi di S. Giovanni della Croce: non osavo dire che era orgoglioso... come se fosse al riparo dal peccato originale! Egli descrive il cammino dell'umanità ribelle, dunque orgogliosa. Ma se si trova il modo di essere meno orgogliosi prima della Notte dello spirito, lui stesso sarebbe obbligato a dire che questo cambia tutto. Questo modo la Madonna viene ad offrircelo. Teresa di Gesù Bambino lo afferma con insistenza: "Il giudizio dei piccoli sarà dolce".

Ricordiamo la bambina arsa viva di cui parlo in "Qui comprendra le coeur de Dieu?": patisce delle sofferenze pazzesche, ma le riceve nel giubilo dei santi e dei martiri, senza Notte dello spirito. E gli handicappati mentali, qual'è il loro cammino? S. Giovanni della Croce direbbe ancora: "Non ho parlato per loro, Dio ha il diritto di fare delle eccezioni".

Ebbene COLORO CHE COMPRENDONO LA GRAVITA' DELL'ORGOGLIO AL PUNTO DI TEMERLO COME IL FUOCO SONO DELLE ECCEZIONI... che la Madonna e Teresa di Gesù Bambino vogliono moltiplicare. Teresa è stata mandata per questo: la legione delle piccole anime è una legione di eccezioni in rapporto alla via "normale".

Qui si capisce S. Giovanni della Croce: il minimo orgoglio segreto deve subire ciò che descrive ed è tanto più pernicioso, demoniaco e catastrofico quanto più grandi sono le grazie ricevute - è questo esattamente il suo schema.

Sembra inconcepibile che l'orgoglio venga a mescolarsi a tali grazie. Ora la dottrina di Grignion de Montfort, come quella di Teresa, afferma al contrario che è anormale e impensabile che l'orgoglio non venga a mescolarvisi - ma che Dio, nella sua Misericordia, ci offre la Madonna e la via dei piccoli: solo che questa via resta straordinaria. La via normale, visto ciò che siamo, è che l'orgoglio resista sino alla fine: le luci di cui parla S. Giovanni della Croce prima della Notte dello spirito non bastano ad estirparlo... e questo è terribile.

L'orgoglio più pericoloso è l'orgoglio spirituale e l'impazienza dei limiti. Questo orgoglio dice come S. Giovanni della Croce: "Presto, sulla vetta del monte Carmelo, non perdiamo un secondo, all'assalto in verticale... beh tutto questo si paga! "Signor Giovanni della Croce, mi fate paura", ho scritto. E' vero che mi ha sempre terrorizzato e non capivo perché gli altri non lo fossero di più... preferendo fare lo struzzo, che non è la soluzione: nel fare lo struzzo c'è ancora dell'orgoglio.

Bisogna ben distinguere l'orgoglio "originale", iscritto nel nostro essere - e quello che chiamo l'orgoglio dei giusti e degli innocenti, che viene dalla libertà sola: è la scelta cattiva degli Angeli e dei progenitori. Questo orgoglio libero, si può continuare a commetterlo, orgogliosi o no: la libertà deve aderire all'orgoglio del fomes (focolaio d'infezione proveniente dal peccato originale) e della durezza - o opporgli l'umiltà.

Il cammino proposto da Maria e Teresa esclude violentemente la benché minima accettazione dell'orgoglio: ad ogni tentazione in questo senso, si fa la scelta dell'umiltà dicendo sì alla Madonna, alla via d'infanzia, alla miseria... Agendo così, si continua beninteso ad essere orgogliosi dell'orgoglio originale che avvelena tutto - ma l'orgoglio libero, l'orgoglio degli "innocenti", resta assolutamente escluso. Solo che questa scelta implacabile è molto rara. Allora la Madonna e Teresa si son date da fare per ottenerla più spesso, con quanta più intensità possibile.

La via mariana è dunque offerta agli orgogliosi. Posso dire di aver ricevuto questa luce da Dostoevskij prima della conversione ("L'umiltà è una forza terribile") e da Teresa dopo: l'unico nemico serio è l'orgoglio. Ero un po' predestinato a capirlo perché mi vedevo perduto, incapace di praticare la virtù. Fu un immenso sollievo sapere e vedere che basta evitare l'orgoglio: "Se è così non è ancora vinta, è una battaglia, ma ho voglia di combatterla, vi acconsento pienamente!" Ho avuto il gusto, la sete e la gioia di combattere la battaglia contro l'orgoglio: le altre battaglie mi scoraggiavano in anticipo, questa no, anzi.

Sono molto orgoglioso, ma non chiedo altro che di combattere, con quanta più fedeltà, ardore e radicalismo possibile. Questo radicalismo mi è costato molti guai, perché ho attaccato l'orgoglio con orgoglio! La scelta era buona ma il mio essere era cattivo, pieno di orgoglio originale. E agli orgogliosi non piace essere attaccati con orgoglio, ci ho messo del tempo a capirlo! Bisogna attaccarli in ginocchio, ciò che è pure più difficile...

Anche la luce che dà l'umiltà, ci si può compiacere di averla ricevuta: l'unica salvezza è di saperlo, di soffrirne e insieme di riderne per lottare contro il veleno che viene a insinuarsi fin nella Luce di Dio - "per l'umiltà non temo nessuno!"

S. Giovanni della Croce aveva i mezzi per essere radicale, come tutti i superdotati. Non concepisce che si possa essere delle nullità, dice: "Forza! Veloci! lasciate tutto, abbandonate tutto per Dio solo... dopo di che subirete un trattamento terrificante perché il verme è nel frutto, e attaccare questo verme (l'orgoglio spirituale) è terribile".

Van e Teresa sono altrettanto radicali, ma non hanno i mezzi adatti: lo sanno, lo dicono e fin dall’inizio restituiscono il biglietto. Cercano allora qualcos'altro, e la Misericordia di Dio glielo offre: "Passate per Maria Santissima, è la porta del Cielo..."

S. Giovanni della Croce predica dunque un radicalismo di cui denuncerà in seguito la grossolana insufficienza! Facendo la caricatura, si potrebbe dire che vuol cominciare con Simeone stilita, aggiungendo: "Quando ci sarete, il più duro resta da fare!"

Teresa gli risponde: "Nella vita del B. Enrico Suso mi ha colpito un passo relativo alle penitenze corporali. Ne aveva fatte di orribili, che avevano rovinato la sua salute, quando gli apparve un Angelo e gli disse di smettere, aggiungendo: "Finora tu hai combattuto come soldato semplice, adesso ti armerò cavaliere"; e fece capire al santo la superiorità del combattimento spirituale sulle mortificazioni della carne.

Ebbene, mia piccola Madre, il buon Dio non mi ha voluta soldato semplice, sono stata subito armata cavaliere e sono partita in guerra contro me stessa nel campo spirituale, con l'abnegazione, i piccoli sacrifici nascosti; ho trovato la pace e l'umiltà in questo combattimento oscuro dove la natura non ha alcuna presa" (Novissima Verba, 3 Agosto).

RIFLESSIONI FINALI

Il Curato d'Ars parla alle pecore smarrite: "Popolo insensibile!... Guarda ciò che ha fatto il tuo Salvatore, il Cristo in croce, l'inferno che è davanti a te". Ma non appena la pecora s'è lasciata toccare, Gesù la prende sulle spalle e le fa subito della teologia: "Grazie d'esserti convertita! C'è più gioia in Cielo per te, che ti sei convertita, che per tutti i santi che non han bisogno di convertirsi. Detto questo, la gioia che mi dai ora non è niente a paragone di quella che ti darò io sempre di più... e che mi darai anche tu se sarai fedele! Allora te ne supplico lasciati fare, cerchiamo di andare fino in fondo, ce ne sono così pochi ahimè!"

Se lo si trascrive in questa musica, S. Giovanni della Croce si accorda con Grignion de Montfort invece di opporsi a lui! Pochissimi trovano il segreto di Maria, ancora meno capiscono il fondo di questo segreto. Se non siete decisi a soddisfare certe condizioni (la lotta di cui ho parlato contro l'orgoglio), questo segreto diverrà veleno per voi! E' elitario come S. Giovanni della Croce, ma con un'altra musica. Grignion de Montfort non dice solo che pochissimi vanno fino in fondo, ma aggiunge che anche tra di loro pochissimi trovano il fondo di questo segreto! S. Giovanni della Croce traccia un profilo valido per tutti, ma in modo analogico. Grignion de Montfort propone una variante all'interno di questo profilo; variante all'opera presso tutti i santi, ma inconsapevole presso i più e che non appare in tutto il suo splendore che presso certuni... diciamo molto pochi.

Non si può presentare l'unità analogica della santità che attraverso l'esempio che si è vissuto. S. Giovanni della Croce svela il suo attraverso i suoi peccati (tutti ne hanno, compresi Grignion de Montfort e Teresa d'Avila, tranne la Vergine): da qui una colorazione inevitabile del cammino verso la santità. Ciò che Grignion de Montfort ha colto chiaramente, pochi santi l'hanno colto con questa chiarezza. Per di più all'interno di quelli che hanno coscienza del ruolo della Madonna (Mediatrice di tutte le grazie), pochissimi vanno fino al fondo del fondo, anche se diventano santi.

La Notte dello spirito è terribile a causa della trascendenza di Dio, ma anche del peccato originale: S. Giovanni della Croce la paragona al Purgatorio, s'appoggia dunque tacitamente su questo dogma senza di cui non ci sarebbe Purgatorio. E più c'è peccato, più il Purgatorio è doloroso.

Ora nel peccato ci sono parecchi aspetti e ciò che misura la crudeltà della Notte dello spirito è l'orgoglio - grandi peccatori possono soffrire meno di certi giusti più orgogliosi. Ora la devozione alla Vergine Maria e la via d'infanzia hanno il potere di purificare rapidamente dall'orgoglio: il cammino che Gesù propone alla pecorella smarrita diventa "facile" se la pecorella si immerge presto, esplicitamente e coscientemente nell'umiltà a cui Gesù vuole portarla dicendo: "Vedrai, quando avrai attraversato la Notte dello spirito, cosa sarai?, una grande santa? no, sarai più umile, più povera, più abbassata..."

Questa attrazione per l'abbassamento, S. Giovanni della Croce ce l'ha implicitamente ("così in basso, così in basso mi abbassai..."), ma non è andato tanto lontano in questa luce quanto Grignion de Montfort. E Grignion de Montfort non è andato tanto lontano quanto Teresa di Gesù Bambino, il solo Dottore della Chiesa che abbia detto esplicitamente che l'amore tende ad abbassarsi: non ne conosco altri che l'abbian detto.

Questa luce aggiunta a Grignion de Montfort e a S. Giovanni della Croce da un profilo alla Notte dello spirito che permette di integrare la parola di Gesù: il regno dei cieli appartiene ai bambini e a coloro che ad essi rassomigliano... coloro che entrano nella gioia dell'abbassarsi sentendo che questa gioia è divina (il Segreto di Maria). La loro Notte sarà evidentemente molto più dolce.

Gesù diceva a Van: "Se qualcuno è già coi due piedi nell'inferno, basta un solo moto", ecc. Qui tocchiamo qualcosa di molto importante: l'identità tra il moto di Pranzini o del peggior nazista che si converta in extremis, e le angosce ultime della Notte dello spirito secondo S. Giovanni della Croce. E' sempre il movimento del convertito che si getta "col cuore spezzato dal pentimento" nella Misericordia.

Ora i meriti a cui fa cenno S. Giovanni della Croce non sono quelli dei convertiti, ma quelli dei giusti che fanno dei sacrifici, come le religiose al tempo di Teresa (che sentiva che "non è questo"). Questi meriti sono meno preziosi agli occhi di Dio dello slancio del convertito che "arreca più gioia in Cielo...". Il pubblicano si abbassa gettandosi nella Misericordia, ecco ciò che è prezioso: chi ha raggiunto l'ultima fase della purificazione in S. Giovanni della Croce si abbassa ultimamente, perché si abbassa "trinitariamente".

S. Giovanni della Croce descrive l'unione trasformante in termini di splendore e di gloria: Teresa preferisce descriverla in termini di umiltà, avendo Dio l'istinto di abbassarsi. S. Giovanni della Croce dice che Dio si inginocchia davanti all'anima a causa della sua bellezza... ma lo stesso san Paolo ha presentato la kenosi come un fatto, Teresa è l'unica a vedervi un istinto divino: l'Amore ha tendenza ad abbassarsi.

Questa tendenza sbocca nell'eguaglianza d'amore... ma prima nella conversione di Pranzini: è lo stesso abbassarsi per entrare nell'amore, all'inizio come alla fine. Penso che Grignion de Montfort, Teresa di Gesù Bambino, Gesù e S. Giovanni della Croce non diranno il contrario. A questo punto Gesù può dire a Van: "Basta questo per essere salvati". Nell'appassionato lirismo della sua misericordia, il Cristo può dire ai peccatori: "Se sapeste come vi amo, se sapeste che l'Amore è infinito, infinito e infinito, fareste fatica a dannarvi".

E' una parola molto bella, ma se un teologo se ne impossessa per dire "bisogna sperare per tutti", elimina l'ansia divina e il dolore di Dio: Dio ha realmente paura che l'anima si getti nell'inferno; allora le dice: "T'inseguirò a tal punto che farai fatica a sfuggirmi!" Ma Gesù mette Van in guardia: "Non bisogna dirlo, sarebbe favorire la tranquillità mortale che impedisce alle anime di lasciarsi toccare... e che rischia precisamente di condurle all'inferno".

Attenzione dunque al genere letterario! E' vero per la Misericordia, ed è vero per la Giustizia: se si trascrivono le parole di S. Giovanni della Croce in termini teologici si scoraggiano le anime, facendo così il gioco di Satana invece di quello dello Spirito Santo.

Festa dell'Epifania 1998

fr. Molinié OP

N°36


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