N°39


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Cari Amici,

abbiamo celebrato quest’anno, per la prima volta, la festa di Teresa del Bambino Gesù, Dottore della Chiesa. In questa occasione, ho pensato che c’è nelle mie lettere una lacuna (una mancanza): non ho mai parlato di Marcel Van, il cui messaggio prolunga quello di Teresa per il nostro secolo. Dal 1928 al 1959, durante tutta la sua vita lei ha vegliato su di lui, segretamente sino all’età di 12 anni, poi rivelandosi con una forza straordinaria, chiamandolo il suo "caro piccolo fratello", donandogli numerosi "baci", e soprattutto insegnandogli la sua "piccola via", di cui lei gli ha chiesto di essere il "segretario" per i figli di questo secolo.

E’ dunque una grave ommissione non avere evocato prima in questi messaggi il viso di questo grande santo, e soprattutto le precisioni dottrinali che Teresa gli ha offerte a nostro beneficio. Voglio rimediarci oggi stesso in onore del nuovo Dottore della Chiesa che il Papa ci ha dato.

BAMBINO MARTIRE

Van è nato il 15 marzo del 1928. Ha ricevuto, come Teresa e così presto come lei, all’interno di una famiglia cattolica molto amante e materialmente agiata, la grazia di gustare il cielo con un’intensità così forte come Teresa... e forse anche di più. La sua vita è indescrivibile di questo presentimento di cui Teresa dirà più tardi:"Il cielo mi sembrava così evidente che non potevo credere che gli atei fossero sinceri", questa sua vita costituisce la "marmellata" promessa da Grigniont da Montfort ai figli di Maria. Oso dire che ci fu immerso dal suo battesimo (come Obelix nella pozione magica), dove ha ricevuto desideri ancora più forti di Teresa alla sua età e che questa sua vita ha relativizzato in modo invisibile, incomprensibile ma perfettamente efficace le sofferenze terrificanti che non ha conosciuto allo stesso punto, nè così giovane.

A 6 anni, si confessa per la prima volta," timidamente, ma con un cuore sincero......dopo avermi sentito, il parroco mi disse :tra le colpe che tu hai appena accusato non ce n’è nessuna che ha fatto soffrire il Buon Dio (come Teresa!...); domani, ti permetto di comunicarti".

Questa parola colpì il mio orecchio come il rumore di una grande onda.....Avevo un solo desiderio: che fosse ben presto l’indomani. Presi la risoluzione di non mangiare niente, con l’intento che Gesù venendo in me possa giocare liberamente con la mia anima, poichè gli avevo chiesto di venire sotto la forma di un piccolo bambino affinchè mi fosse possibile manifestarGli in modo del tutto naturale il mio amore di bambino".

Racconta allora la sua Prima Comunione: "L’ora è suonata, il minuto tanto desiderato è arrivato. Mi avvicino verso la Tavola Santa, l’anima traboccante di gioia. Non manco di ricordare senza sosta a Gesù di venire in me sotto la forma di un piccolo, piccolissimo bambino...... Tiro fuori dolcemente la linggua per ricevere il Pane dell’Amore. Il mio cuore sente una gioia straordinaria. Non so cosa dire, non posso neanche più versare una sola lacrima per esprimere tutta la felicità di cui la mia anima trabocca. Di fatti, in questo momento la mia anima era come inghittota nelle delizie dell’Amore. Se non parlavo, era soltanto perchè non trovavo le parole per esprimermi. Ma ben più, la mia anima era ancora estasiata in presenza dell’Immensità di Dio, davanti al Quale non sono che nulla e indegno. E se mi rendo conto che esisto ancora, il mio essere non è nient’altro che Gesù stesso che abita in me. In un istante, sono diventato come una goccia d’acqua perduta nell’oceano. Adesso, non rimane più che Gesù; ed io, sono solo il piccolo niente di Gesù. Questo vale a dire che sono diventato Gesù, e che Gesù fa solo uno con me........

Purtroppo, questa concezione che avevo della preghiera è stata per me più volte causa di tormento; e finalmente, ho dovuto abbandonarla, per adeguarmi all’opinione di molti confessori e catechisti che affermavano che era meglio recitare molte formule. "Quante a queste cose che si chiama "voce del cuore", sono solo divagazioni e immaginazioni inutili. Se mai questo esiste, è solo più tardi , in Cielo, che ci si potrà intrattenere intimamente con Dio in questo modo. Sulla terra, sempre bisogna recitare molte preghiere per essere capito da Dio e ricevere le Sue grazie".

Allora, nel mio rapporto con Dio ho perso tutta la mia spontaneità, poichè ogni volta che mi intrattenevo con Lui, invece di dire. "Mio Dio vi amo!", dovevo recitare questa formula "Mio Dio, vi amo con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze, ecc....." come se si trattasse di leggere un testo di meditazione. E’per questo che sentivo che c’era una mancanza (una lacuna) nel mio mosdo di amare; ma pur sapendo che c’era una lacuna, non osavo ammetterlo, in modo che più tardi, Dio dovrà mandarmi una santa per far rivivere questa concezione della preghiera che ero stato obbligato (forzato) ad abbandonare dalla mia infanzia. Questa santa, è stata la piccola Teresa di cui avrò l’occasione di parlare più tardi.

Gesù presente nella mia anima ha dovuto come me rassegnarsi a tenere il silenzio: la guardava senza dire una parola, senza far sentire il più piccolo mormorio. Tutto quello che era possibile per noi, era di poterci capire a vicenda come due piccoli amici ancora nella culla si scambiano sguardi silenziosi. E tuttavia noi ci capivamo molto bene e ci amavamo molto intimamente.

Le grazie che chiesi a Gesù in questo giorno si riassumono a due:

1 - Tenermi puro da ogni peccato per amarLo con tutto il mio cuore.

2 - Accordare a tutti gli uomini una Fede solida e perfetta.

La prima grazia Dio l’ha realizzata in me alla lettera......... Nonostante tutte le avventure della mia vita, a dispetto di tutte le sozzure incontrate sulla mia strada e degli scandali che avrebbero potuto trascinarmi in colpe gravi, la grazia di Dio non ha smesso di avvolgere la mia anima e di conservarle tutta la sua bellezza.

Per quanto riguarda la seconda grazia richiesta, è solo più tardi in cielo che potrò vedere se è stata accordata (se è stata concessa). Tuttavia, penso che il mio desiderio di vedere gli uomini credere in Dio e amarLo mi ha stimolato a fare degli sforzi per accogliere quantità di sacrifici e preghiere. E ancora oggi, ho lo stesso desiderio di allora.......

Le mie impressioni erano le stesse di S. Teresa nella sera della sua Prima Comunione. Questo giorno trascorso nella gioia fece posto a una notte di una tristezza indescrivibile, così che la felicità del giorno trascorso era incapace di ridarmi la gioia. Però pensando che l’indomani avrei ricevuto di nuovo Gesù nel mio cuore, a questo solo pensiero, provai un sentimento di pace e sentii il coraggio di accettare questa vita di sofferenza.

L’abate Ngia mi permise di fare la comunione tutti i giorni.......era là la fonte di vita, e ogni volta che andavo a ricevere Gesù la mia anima traboccava di gioia."

Seconda rassomiglianza con Teresa: ed è così presto come lei il desiderio della vita religiosa.

"Dal giorno in cui ho saputo riflettere senza avere una nozione molto chiara della vita religiosa, desideravo tuttavia consacrarmi a Dio. A partire dalla prima comunione, questo desiderio è diventato sempre più pressante. Desideravo trovare un luogo lontano dal mondo, pur sapendo che in questo luogo avrei dovuto rinunciare a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli e sorelle così come a tutte le dolcezze che mi venivano dalla mia famiglia tanto amata, ero pronto a fare questa scelta con gioia, purchè di vivere con Gesù solo che mi aveva inebriato del suo amore".

Allora lascia i suoi genitori a sette anni per entrare al servizio di Dio in una specie di piccolo seminario con dei catechisti per bambini. Non vedo Teresa capace di lasciare la sua famiglia a quell’età: lei stessa riconosce che senza la grazia di Natale, mai avrebbe potuto sopportare la separazione con i suoi. E la sua vita in Carmelo, anche includendo le sue follie di mortificazioni nascoste, rimane una vita di rose paragonata a quella subita da Van nel seminario molto particolare che era la parrocchia del curato al quale sua madre e lui stesso si erano affidati.

Così egli fu con ogni evidenza un bambino martire, martire della Eucarestia e della castità. Dall’età di 7 anni, i suoi maestri tentarono di violentarlo. Resiste con tutte le sue forze nonostante la minaccia di essere sepolto vivo: allora gli proibirono di comunicarsi, facendogli delle domande imbarazzanti sull’Eucarestia, e rimproverandogli la sua "temerarietà" di comunicarsi tutti i giorni.

Non solo Van è un bambino martire, ma è un martire della Via d’Infanzia. Prolunga la luce di Teresa offrendola alla prova di una persecuzione che lei stessa non ha mai conosciuto: i capricci tirannici della Madre Maria di Gonzaga sono amabili scherzi paragonati a quello che Van ha dovuto subire.

La persecuzione contro la castità fu la più spettacolare, se non la più grave. Subirà numerosi attacchi, e soprattutto l’esempio continuo di una decadenza (corruzione, orgia) degna di quella che si potrebbe chiamare già la prostituzione dei bambini: mai cederà, mai conoscerà un benchè minimo cedimento su questo punto, quello che è un miracolo straordinario superando quello che ha conosciuto Teresa - prima di tutto perchè era una ragazzina, poi perchè ha sempre vissuto in un ambiente protetto, non avendo che da guardarsi, come dice lei stessa, che dagli sguardi degli Angeli......

A più riprese questi attacchi lo metteranno in pericolo di morte. Facciamo notare, daltronde, che Van non ha mai esitato a detestare i suoi torturatori, a rivoltarsi contro di loro, a far loro la guerra , se era il caso - e appena entra sul sentiero di guerra, non sembra godere della stessa delicatezza di coscienza di cui ha fatto prova nel campo della purezza. Vivendo in un contesto di violenza, le sue ire potevano andare molto lontano: In un senso, amava la guerra come amava il gioco (e il gioco della guerra), con una passione impensabile in Teresa del Bambino Gesù.

Un giorno una banda di ragazzi di cui fa parte, distrugge il presbiterio: "Dopo aver finito di distruggere, ci siamo messi d’accordo per andare dal vecchio catechista, ben decisi a dargli un mucchio di botte fino a rompergli le ossa. Ma si era rintanato in un angolo della sua camera, dopo aver chiuso la porta a chiave. Abbiamo bussato alla porta minacciandolo di morte. Alcuni di noi abitualmente calmi erano diventati furriosi e minacciavano di mettere a fuoco la casa, se il vecchio catechista non acconsentiva ad uscire......Per fortuna che lui abbia saputo parlare modestamente; senza questo lo avremmo reso zoppo questo giorno.... non avevo mai pensato che eravamo capaci di eseguire gli ordini del nostro capo con una tale energia. La maggior parte di noi non aveva che 12 anni o meno: Io stesso ne avevo solo 10....... Una volta diventati furios, ogni forza doveva indietreggiare davanti a noi, se no ci rimaneva soltanto di morire (se no non avevamo che da morire). In verità, il nostro gruppo poteva appoggiarsi ancora sul diritto. Così quali che fossero le conseguenze, non avevamo paura di niente."

Questa dichiarazione non è quella veramente di un peccatore che si batte il petto, nè che rifugia "il cuore spezzato dal pentimento" nelle braccia della Misericordia: se assomiglia a Teresa con il presientimento del Cielo, se la supera di molto con le sofferenze subite, sembra ignorare lo slancio del pubblicano: tutti quelli che lo hanno conosciuto, sembrano averlo accusato di orgoglio, tutto questo durerà nei Redentoristi, e naturalmente c’è molta ingiustizia in questo, ma forse non del tutto. Ho letto che si può ottenere dagli Asiatici tutto quello che si vuole....... tranne che di perdere la faccia: di fatto Van e i suoi compagni non hanno mai torto, non chiedono mai scusa, hanno sempre l’ultima parola, e si burlano dei loro persecutori tanto quanto li giudicano. Non concludo questa questione, la lascio aperta....

Ma in mancanza dell’atteggiamento del pubblicano e delle dolcezze della contrizione ha sentito il suo peccato fino alla disperazione:

"Passando attraversouna serie di prove, la mia anima ne era stata trasformata...... In poco tempo, arrivai a considerarmi come un essere degno di abbominazione. Il demonio faceva nascere nel mio spirito questo pensiero amaro: se gli uomini non possono sopportarmi, Dio potrà sopportarmi di più? Sto presto per morire e dovrò cadere nell’inferno. Il giudizio di Dio mi castigagià quaggiù. Questo pensiero aumentava ancora il mio timore. Avevo paura di morire all’improvviso e di essere trascinato all’inferno dai demoni prima di aver voluto andarci con loro. Nonostante questo, avevo sempre una ferma fiducia nella Madonna. E ogni volta che in demonio mi metteva nello spirito i terribili castighi che mi aspettavano all’inferno, facevo ricorso a mia Madre, Maria, gemendo: "O Madre, sapete che dovrò andare all’inferno, ma è questa una cosa che non voglio. Checchenesia, se Dio lo volesse, accetterei di buon cuore la Sua santa Volontà. Tuttavia credo sempre che Dio non vorrà farmi mai entrare in questo luogo di tormenti. Eppure, lo sento, tutto ciò che merito è di cadere in questo luogo di tenebre e umiliazioni. Vedo che in questo mondo, non c’è più nessuno che sia capace di amarmi. I miei stessi genitori, che sono i rappresentati di Dio sulla terra mi maledicono (allusioni a delle sofferenze intime che non ho il tempo di esporre qua, e di cui Teresa, quì ancora, fu preservata); allora come Dio potrà amarmi? O Madre, checchenesia, vogliate aiutarmi comunque a perseverare nella grazia di Dio sino alla fine. Aiutatemi a compiere perfettamente il lavoro che Dio vuole vedermi realizzare in questo mondo, cioè: seguire la sua volontà in ogni cosa. La mia vita, , da ogni lato che la guardi, non è che sofferenza continua; Tuttavia, se tale è la volontà di Dio su di me, accetto tutto di buon cuore. E se un giorno per colpa mia mi capita di mancare, di dispiacere a Dio e di meritare un castigo eterno, vi chiedo ancora di aiutarmi eternamente a subire questo castigo per glorificare la volontà di Dio."

Penso che il demonio temeva molto questa preghiera. Così , quando mi sentivo turbato, non mancavo mai di ripetere queste parole, e soprattutto la Santa Vergine mi rispondeva con una consolazione soprannaturale di cui è impossibile descrivere tutta la forza misteriosa.... In seguito, ho fattoanche unesame di coscienza seguito da una confessione generale, esposi al mio confessore tutte le circostanze dolorose della mia vita. Durante la mia prima confessione, mi aveva detto subito: "Tra le cose che tu hai accusato, non c’è niente che ha fatto soffrire a l buon Dio". Questa volta ancora, mi disse in nome di Dio: "accetta di buon grado queste prove e offrile a Dio. Puoi essere certo che se Dio ti ha mandato la croce, è un segno che ti ha scelto".

Ma non ho detto il più grave: l’attacco più profondo fu quello contro l’Eucarestia. Dopo essere stato un "piccolo starets" venerato dai suoi compagni perchè si comunicava tutti i giorni, si scatenò la persecuzione: "Ero diventato senza rendermene conto una lampada che obbligava tutti a guardare la luce......Vedendo questo, il demonio, impazzito dalla rabbia, era ben deciso a dichiarare una buona volta la guerra al figlio benedetto della Santa Vergine......Serguendo la sua tattica di battaglia, voleva tagliare la strada lì dove arrivava alla mia anima il nutrimento spirituale, nutrimento unico che non era altro che il Corpo Sacro di Gesù....."

Un "consiglio popolare" riunito dai catechisti gli vieta di comunicarsi, lo rienpe di botte e gli pone delle questioni difficili sull’Eucarestia.....degne del Processo di Giovanna D’Arco. Egli risponde: "Non ho mai sentito parlare di queste cose segrete; tutto quello che so è la dottrina che mia madre mi ha insegnato.....Non oso contrattire, ma se voi mi vietate di comunicarmi, non posso vivere. -Chi ti ha detto che non puoi vivere senza comunicarti. Allora noi qui saremmo tutti dei morti? - Non oso dire che voi siate dei morti, ma se potete comprendere da soli quello che voi siete, sarebbe meglio". Gli si permise di comunicarsi, " ma proibizione di mangiare, per vedere se tu vivrai o morirai". L’indomani andavo di nuovo a comunicarmi, ma era per l’ultima volta. Questo giorno, dopo la comunione, sentii il mio cuore più aridoche di solito e fui invaso da una tristezza indescrivibile. Ero estremamente turbato dalle domande che mi avevano fatto.

In effetti, i catechisti hanno evocato la vita dei santi di una volta per paragonarla alla mia, dicendo che questi "si comnicavano un giorno, e facevano un anno di azioni di grazia. Si preparavano durante dei mesi, e tuttavia quando veniva il momento di comunicarsi, si battevano il petto dicendo "Non ne siamo ancora degni...." Poi mi leggevano dei passaggi della vita dei santi che, di fatto, si comunicavano molto poco spesso....paragonato con me, c’era una differenza enorme....cominciai dunque a turbarmi, convinto di essere stato veramente temerario. Però, riflettendoci, mi dicevo: impossibile che mia madre mi abbia indotto in errore. Ora, secondo lei, se qualcuno ha coscienza di non avere dei peccati mortali e possiede la grazia santificante nella sua anima, quando desidera veramente ricevere Gesù può liberamente presentarsi alla tavola santa e comunicarsi

(Esattamente la dottrina che Pio X aveva definito all’inizio del secolo,dopo la battaglia condotta specialmente da Teresa:si vede qui chiaramente all’opera l’infallibilità del popolo cristiano contro li sofismi del demonio).

Ma, in questo momento, queste parole non avevano più abbastanza forza per tranquillizzarmi. Ero turbato e soffrivo enormemente, poichè senza esserne degno come i santi, avevo osato temerariamente comunicarmi tutti i giorni. Più cercavo si risolvere questa questione, più di imbrogliava e più la ferita fatta al mio cuore si aggravava. Non sapevo a chi fare ricorso per aprire la mia coscienza.... e arrivai al punto di non osare più comunicarmi tutti i giorni.

A partire da questo momento, persi la mia fonte di Gioia.....La mia anima fu invasa da ua tristezza indescrivibile: una nuvola velava il sole e mi impediva di vedere la verità.....Tutto il giorno provavo del disgusto e come la nostalgia di una cosa che si trovava fuori dalla mia portata. E a causa di questa tristezza difficile da esprimere, ero colpito da degli accessi di febbre terribile. Deliravo senza sosta e chiedevo di ritornare da mia madre. Benhè questi eccessi di febbre passassero presto, mai però la tristezza mi lasciava un istante. E come conseguenza di tutto questo, il mio corpo come la mia anima si consumava rapidamente; non avevo voglia di mangiare, dormivo poco, ero impressionabil, e il mio viso era diventato pallido e scarnato.

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Dio mi ha lasciato errare in una foresta deserta, ed è in queste tenebre che cercavo la strada da seuire......

Tutte queste contraddizioni furono per il mio cuore una causa di strazio, così che un giorno giunsi a pensare come i catechisti che Dio è giusto, ma che gli uomini, essendo peccatori, non possono avvicinare a Lui. Ora, poichè non possono essere vicini a Dio, si lasciano andare a seguire il demonio......In questa parrocchia, non ho mai sentito nessuno parlare della bontà di Dio; neanche le omelie fatte in chiesa, neanche una sola frase esortante alla fiducia in Dio...ogni giono, mi sentivo sempre di più vittima di una forza che mi portava lontano da Dio. Non osavo mettere in pratica le cose così come le concepivo nel mio spirito, poichè non potevo trovare nessuno a cui esporre i miei pensieri. Di conseguenza, ho dovuto sopportare tutto in silenzio fino al fiorno in cui incontrai mia sorella santa Teresa sulla collina Quanguyen, cioè cinque anni più tardi. Se non osavo più fare la comunione tutti i giorni, era a causa di questo timore. Sì, nella mia vita spirituale, ero continuamente dominato dal timore.

Gesù nel S. Sacramento era il mio unico amico, mai il mio cuore amante si allontanava da lui. Tuttavia una cosa torturava l’anima del suo piccolo amico; e che non osa più allora riceverLo tutti i giorni, vittima com’era di un’opinione errata degna di essere calpestata sotto i piedi, e cioè: che Gesù non può essere accomodante come lo sono gli uomini. Aimè! Com’è cattivo colui che mi ha portato ad avere una tale concezione di Gesù! In quel tempo, non sapevo che offrirmi a Gesù, io il suo piccolo amico; non potevo che esprimerGli i miei sentimenti con uno sguardo d’amore caricato dai miei ardenti desideri: essere un giorno liberato dal giogo di questa crudele concezione. Molto spesso, avevo un tale desiderio di Gesù che scoppiavo in lacrime, non capendo perchè mi si diceva sempre che non ne ero degno e che Gesù non era contento?Oh! A quest’ora, Gesù era il solo capace di capirmi veramente."

Se si tiene conto delle debolezze della psicologia di un bambino, le sofferenze che ha subito tra i sette e i dieci anni mi sembrano quasi più terrificanti di quelle sunite alla fine della sua vita. Sono stupefatto da questo scatenamento infernale aggiungendo alla persecuzione fisia una persecuzione morale degna di quella inflitta a Giovanna d’Arco - destinata a sconvolgerla nella sua fiducia nei confronti delle voci interiori che avevano guidato tutta la sua vita.

E questa persecuzione si esercita precisamente contro la fiducia dei bambini, il desiderio di Gesù di donarsi a loro nell’Eucarestia. Allo stesso modo che i giudici di Giovanna d’Arco riuscirono a turbarla fino a iniettarle un dubbio nei confronti delle sue voci, allo stesso modo i persecuori sono riusciti a convincere Van che non doveva più fare la comunione, immergendolo in una tristezza opprimente ispirata dal demonio. Quando dico che è un martire della via dell’infanzia, si vede che non esagero:non so esattamente come sono passati gli ultimi momenti della sua vita, ma faccio fatica a pensare che furono più terribili di quelli di cui parlo in questo momento.

Tuttavia non capiva il senso della sofferenza, ne aveva paura come qualsiasi bambino: il dono della forza gli e dato attraversola tenerezza di Maria associato al fuoco dell’Eucarestia. E’ grazie a lei che ha resistito agli attacchi morali e fisici, grazie a lei che la sua vita rimaneva nonostante tutto un’esultazione crocifissa appartenente all’ordine di quello che "l’occhio non può vedere nè l’orecchio sentire, che non è montato nel cuore dell’uomo, e che Dio riserva a coloro che l’amano".

 

 

LA GRAZIA DI NATALE

"Poco a poco, la pace ritornò nel mio cuore, e quando arrivò la festa di Natale di quell’anno (1940),la mia anima aveva ritrovato tutta la sua vitalità. Ricordo molto dolce, impresso nella mia memoria per saempre, fino ai minimi dettagli. Non so se questo giorno santa Teresa era intervenuta in qualche modo; comunque la grazia che ho ricevuto in questa notte benedetta non differisce in niente da quella che lei ha ricevuto una volta (a Natale 1886).Quest’anno, capivo che il mio regalo di Natale era stato preparato dalle lacrime e dalle sofferenze dei mesi che avevo appena vissuto. Ma il senso misterioso della sofferenza mi sfuggiva del tutto, e dunque la ragione per la quale Dio me la mandava. Di conseguenza, invece di rallegrarmi di dover soffrire, ne ero naturalmente afflitto. Dio mi farà dunque capire che la sofferenza è la sua santa e misteriosa volontà, è il regalo dell’Amore......

La messa di mezzanotte comincia. Il mio cuore si prepara con cura a ricevere Gesù. Nella mia anima, fa buio e freddo come una buia notte d’inverno. Non so più dove cercare la lue e un po’ d’amore per riscaldare la dimora vuota del mio cuore. In quel momento, Gesù solo è tutta la mia speranza. Sospiro verso la sua venuta....e soltanto verso la sua venuta. L’ora tanto desiderata arriva...ed ecco che stringo Gesù presente nel mio cuore. Una gioia immensa siè impadronita di tutta la mia anima; sono fuori di me, come se avessi trovato il tesoro più prezioso mai incontrato nella mia vita.....Che felicità! E quale dolcezza| In quel momento, perchè le mie sofferenze mi sembravano così belle? Impossibile dirlo, impossibile descrivere questa bellezza paragonandola con qualche bellezza terrestre. Tutto quello che posso dire, è che Dio mi ha dato un tesoro, il regalo più prezioso dell?Amore.

In un attimo, la mia anima è stata interamente trasformata. Non avevo più paura della sofferenza, al contrario, mi rallegravo e mi faceva piacere trovare delle occasioni di soffrire. La mia bandiera di conquista sventolerà ormai sulla collina dell’Amore.Dio mi ha affidato una missione: quella di cambiare la sofferenza in felicità. Non sopprimo la sofferenza, ma la cambio in felicità. Attingendo la sua forza nell’Amore, la mia vita non sarà ormai soltanto che sorgente di felicità. Prima di tutto, ho potuto vincere mè stesso. Tante volte, il mio carattere troppo sensibile mi ha fatto soffrire molto di più che gli avvenimenti deplorevoli provenienti dall’esterno. Mi sentivo adesso il cuore leggero e affrontavo tutto ciò che era sofferenza."

LA STORIA DI UN’ANIMA

Per capire l’importanza dell’intervento di Teresa nella vita di Van, bisogna partire dallo scoraggiamento provocato in lui dalla lettura della vita dei santi. Le loro mortificazioni lo terrorizzano, come ci terrorizzano tutti quanti: "Nonostante il mio immenso desiderio di arrivare alla santità, aveo la certezza che mai ci sarei pervenuto, perchè per essere un santo, bisogna digiunare, bisogna darsi una disciplina, portare una pietra al collo, portare delle catene e un cilicio, subire il freddo, la scabbia...ect. Mio Dio! Se è così, rinuncio. Poichè, a per quello che capisco dopo aver letto più vite dei santi, la santità si riassume molto semplicemente a queste protiche esteriori, con in più delle estasi prolungate, delle notte passate in preghiera, ect. Tutte queste cose erano al di sopra delle mie forze, ero disperato in presenza di condizioni così difficili da realizzare, e ne concludevo che il mio desiderio era per me una pura follia, una grave tentazione che bisognava respingere con fermezza.

Ma non sapevo perchè, più cacciavo questa tentazione, più tornava con forza. Avevo un bel fuggirla, tornava con più insistenza. Spesso, dovevo supplicare la Santa Vergine di liberarmi da questo pensiero inopportuno. Mi era evidentemente impossibile di diventare un santo."

C’era in effetti una contraddizione completa tra l’idea di santità che Van presentiva e quella che gli proponevano, non la Chiesa ma i chierici, non la Parola di Dio ma i libri messi a sua disposizione. E questa contraddizione, Teresa l’ha conosciuta a modo suo, è per questo che ha avuto coscienza "di inventare una via nuova" destinata alle piccole anime, incapaci di non lasciarsi scoraggiare dallo spettacolo della santità "classica".

Non so in quale misura nè in quale momento gli altri santi hanno fatto la scoperta della loro impotenza. So soltanto che questa soperta è il punto di appoggio di quello che Teresa chiamerà la sua piccola via, di cui spiegherà a Van il segreto esplosivo e liberatore. Anche se a modo loro tutti i santi hanno dovuto conoscere questo ostacolo e sormontarlo, nessuno l’ha capito con la chiarezza di Teresa, é un fatto: tutti hanno dovuto arrangiarsi altrimenti. Non cerco di spiegare qua come. Dico soltanto ch van ci mostra con uno straordinaria chiarezza che Teresa non si sbagliava sentendo che Dio le aveva dato la missione di aprire un cammino nuovo davanti alle anime impaurite davanti lo spettacolo dei grandi snti così come i libri li presentavano, e così come loro stessi si sono presentati: poichè la luce di Teresa non fu loro data a questo modo - questo per Van e per tanti altri era una questione di vita o di morte.

Detto questo, Van avrebbe potuto consolarsi, crediamo, pensando a quello che aveva già sofferto: un vero martirio ai nostri occhi, e in verita. Ma questo non gli passa per la testa, ed è lui che ha ragione, poichè non è questa per niente la questione: è abitato infatti dal presentimento bruciante della vera santità prima anche di aver letto la Storia di un’anima - ed è appunto questo presentimento che esploderà letteralmente alla sua lettura.

"Seguendo la mia idea prsonale, avrei voluto che la mia via di santità fosse conforme a questo pensiero di Sant’Agostino: "Ama e fa quello che vuoi". Sì, avrei voluto che tutte le mie azioni, tutti i miei gesti fossero consacrati al servizio di Dio, nell’intento di arrivare fino a Lui che è la perfezione assoluta. Ma come osare correre un tale rischio quando non ero ancora riuscito a trovare una sola guida officialmente riconosciuta per approvare come cosa ammissibile la mia concezione di santità? Ho anche trascorso tutta la serie della vita dei santi, senza trovarne uno solo che sia stato gioioso, che abbia riso e che si sia dimostrato biricchino come me. Tutti, dalla loro infanzia, avevano fatto prova di grande attitudine a sopportare la fame e a passare lunghe ore in preghiera. E quanto ai santi che avevano prima condotto una vita di peccato per convertirsi, avevano praticato delle penitenze corporali spaventose. Cercavo dunque un santo tale quale me lo figuravo, ma dove si era dunque nascosto perchè io non lo trovassi da nessuna parte? E da mé stesso, non osavo inventare una via nuova. Allora cosa fare?

Il buon Dio doveva senza dubbio capirmi. Lo amavo e desideravo provargli il mio amore in qualsiasi modo, sia anche con un sorriso o una boccara di riso. Non amavo molto la discipina che mi faceva sempre paura; ma quando si ama, che bisogno c’è di darsi la disciplina? Di solito, le persone travano più piacere in uno sguardo d’amore che in mille regali. E per questo rimanevo sempre indeciso, non osando da mé stesso di desiderare di diventare un santo, nonostante tutto l’amore che avevo per Dio.

Ma ecco che Dio mi porta la risposta a questa questione spinosa. Una sera, all’ora della visita al Santo Sacramento, all’improvviso il mio spirito fu invaso da un pensiero strano che mi fece perdere tutta la dolcezza che gustavo: un pensiero che mi incitava a diventare un santo. Ah! diventare un santo? Consideravo questo pensiero come una tentazione d’orgoglio, lo aciavo con tutte le mie forze, chiedendo anche alla Madonna di venire in mio soccorso. Ma ero impotente davanti a questo pensiero, come se una forza soprannaturale mi avesse obbligato afissarci il mio spirito. No! decisi di resistere..........."Gesù, Maria, Giuseppe, venite in mio aiuto!....." No! No! Non è possibile che io diventi un santo. Ho una grande paura della disciplina, ho lo stomaco troppo debole per digiunare, e sono incapace di rimanere per molto tempo in ginocchio a meditare. "O mio Dio, venite in mio aiuto, liberatemi da questa tentazione".

Tremavo a forza di resistere, e non sapevo più che cosa fare per rompere con questo pensiero che ossessionava totalmente il mio spirito e il mio corpo. Ero estremamente inquieto, avevo paura, dicendo di sì alla mia coscenza, di commetttere un peccato, per aver "osato desiderare diventare un santo". Rifiutavo dunque sempre in modo categoricoe cercavo tutte le ragioni per respingere questo desiderio".

Allora supplica la Madonna di dargli un segno per sapere se il suo desiderio viene da Dio o dal demonio, al fine di ritrovare la pace. Decide di rimettersi a Lei, di scegliere un libro a caso recitando una sorta di formula magica per dirigere la sua mano, cade su la Storia di un’anima.....è tenteto di non aprirlo. "Che cos’è questa Storia di un’anima e questa Teresa del Bambino Gesù? Certamente assomiglia a tanti altri: dalla nascita fino all’ultimo respiro, ha avuto molte estasi e ha fatto una quantità di miracoli; digiunava pane e acqua, prendendo solo un pasto al giorno; passava le notti in preghiera e si dava la disciplina fino al sangue. Dopo la sua morte, il suo corpo spandea un profumo molto gradevole, e sono capitate sulla sua tomba molte cose straordinarie; infine la Santa Chiesa l’ha canonizzata...ect."

Oh! Mia cara sorella, quel giorno avete senz’altro dovuto fare uno sforzo per non ridere vedendo che mi permettevo con voi tali fanciullagini. Ma voi eravate là ad aspettarmi, in modo che, alcuni minuti più tardi, il vostro piccolo fratello infelice vedresse realizzarsi questa parola di Dio. "La pietra che hanno rigettato i costruttori, è divenuta la pietra d’angolo ". Il libro che avevo appena rigettato senza pietà e con disgusto era il libro che conveniva perfettamente alla sua anima. Si potrebbe anche affermare che era la descrizione della sua propria anima, la storia della sua propria vita.

Non cessavo di fissare gli occhi su questo libro, ma senza decidermi ad aprirlo per farne la lettura: non mi ispirava nessuna simpatia. Ma avevo promesso di leggerlo,bisognava eseguire. Dunque, prendendo su di me, andai a sedermi il libro in mano, e cominciai la lettura.....Oh! Che libro interessante! In fretta girai le pagine fino all’ultimo capitolo per vedere quale era la conclusione. In quel momento, non lo disprezzavo più. Tornai alla prima pagina e ne ricominciai la lettura.

Finita la prefazione, sentii subito la mia anima sollevata e traboccante di felicità. Mi consolavo in questi termini: così, diventare un santo non è camminare nell’unica via dei "santi di una volta"; esistevano più strade che portavano alla santità. Continuai a leggere il primo capitolo.

Non avevo letto più di due pagine, che i miei occhi si velarono apoco a poco, poi due torrenti di lacrime scesero sulle mie guance, innondando le pagine del libro. Impossibile continuare la mia lettura. Le mie lacrime erano allora la testimonianza del mio pentimento per il mio attegggiamento di prima, e nello stesso tempo una sorgente di gioia indescrivibile. Si, solo le lacrime sgorgando dal mio cuore sotto il colpo di una forte emozione, erano capaci di esprimere l’intensità della mia felicità. avevo impressione che il mio cuore si fosse sciolto in lacrime brucianti che innondavano il mio viso. Non comprendo com, sotto il colpo di una così grande gioia, mi era impossibile trattenere le lacrime. Quello che fece giungere al colmo la mia emozione, fu questo ragionamento di Teresa: " Se Dio non si abbassasse se non verso i fiori più belli, simboli dei santi Dottori, il Suo Amore non sarebbe un amore assoluto, perché proprio dell’amore, è di abbassarsi fino all’estremo limite." Poi prendendo l’esempio del sole, scrive : "Allo stesso modo del sole che rischiara insieme il cedro e il piccolo fiore, allo stesso modo l’Astro divino illumina in modo particolare ciascuna delle anime grandi o piccole."

Oh! qualel ragionamento semplice, nella sua profondità! Alla lettura di queste parole, ho potuto comprendere un po’ l’immensità del Cuore di Dio che supera tutti i limiti creati, ciò che vuol dire che è infinito. Così, senza aver bisogno di ragionare di più, trovavo in questa parola la chiave che mi apriva una via diritta e gradevole che portava fino al vertice della perfezione. Ho capito che Dio è amore e che l’Amore si accontenta di tutte le forme dell’amore. Di conseguenza io posso santificarmi per mezzo delle mie piccole azioni....un sorriso, una parola o uno sguardo purchè si faccia tutto per amore. Oh! Quale felicità! Teresa è una santa che risponde interamente all’idea che mi facevo della santiaà. Ormai non temo più di diventare un santo. Ho trovato una via che, meno di un secolo prima è stata seguita da un’anima, e quest’anima è arrivata allo scopo supremo, così come molte altre anime che altre volte hanno seguito una via dolorosa e seminata di spine. E’ la via dell’Amore di santa Teresa del Bambin Gesù.

Le mie lacrime scendevano sempre come una fonte inesauribile. In tutta la mia vita, non ho mai provato una così forte emozione, ne versato così abbondanti lacrime. Tuttavia più piangevo, più mi sentivo il cuore leggero. E in cambio di queste lacrime visibili, provavo una gioia così soave, che ero sotto l’impressione di non aver più il corpo, di non sentire più niente al di fuori di questa gioia indicibile.

........

L’indomani, mi alzavo allegro, fresco e disposto, il cuore sempre traboccante di gioia;non avevo mai conosciuto un così bel mattino. Dopo l’offerta della mia giornata, mi recai subito all’altare di Maria e le dissi: "Santa Vergine, Madre mia, è veramente oggi il primo giorno che mi è stato dato di gustare una felicità così dolce; il giorno che mi introduce in una via nuova. Sento che Dio mi ama, e perché mi ama mi chiama a seguirLo sul sentiero della perfezione. O Madre! Il suo Amore è veramente un amore infinito, e alla vista di un tale amore, non so quali parole usare per dirGli la mia riconoscenza, né quale cuore offrirGli che sia capace di un amore che risponda al suo Amore. Permettete che mi avvicini a voi con il mio povero cuore, che lo deponga nelle vostre mani, per offrrlo attraverso voi al Dio Trinità.Voi sapete bene che la degna offerta che presento al Dio Trinitario non è nient’altro che l’Amore di Dio; ma per contenere quest’Amore, non ho nient’altro che il mio povero cuore.

Ormai, o Madre, vogliate guidarmi nella mia nuova via; vogliate insegnarmi ad amare Dio perfettamente e a offrirmi a Lui con una completa fiducia. Oso ancora esprimervi un desiderio: che io possa essere avvolto dal vostro amore come Teresa, il vostro piccolo fiore bianco come la neve, lo è stato una volta. Desidero anche che voi mi diate questa santa per essere la mia guida nella sua "piccola via". Oh! Quale felicità per me. poichè sento che la mia vita non può liberarsi dei sentimenti dell’infanzia che Dio ha impresso nella mia anima come un dono innato.

Dopo aver ricevuto la comunione, fui, come alla vigilia innondato dalla felicità, e versai abbondanti lacrime, meno a lungo tuttavia che il giorno precedente. Ancora sotto l’influenza della felicità che mi inebriava, ebbi l’ardire di dire a Gesù: "O Gesù, mio unico e beneamato Maestro, voi sapete che vi amo e cerco solo di rispondere ai vostri desideri. Ieri sera, nonostante la mia ingratitudine verso di voi, mi avete chiamato a seguirvi sul cammino della sanità. Avete fatto nascere nel mio spirito il desiderio di diventare santo; mi avete in seguito fatto trovare in modo molto semplice la piccola via attraverso la quale avete guidato una volta Santa Teresa del Bambino Gesù; infine avete guidato la mano di questa piccola santa per scrivere, a beneficio delle piccole anime, i dolci consigli che hanno orientata lei stessa nella sua piccola via. Oggi, so che voi mi amate e che nel vostro immenso amore vi comporterete con me come con un piccolo bambino. Oh! Quanto meritate di essere amato in contraccambio. Ormai sono deciso a camminare al vostro seguito secondo il vostro desiderio. E affinchè ognuno dei miei passi sia onforme alla vostra volontà, desidero, o mio Dio, che mi accordiate un favore: darmi come guida Santa Teresa del Bambino Gesù, affinché lei mi insegni ad amarVi come conviene, Perché sono molto ignorante, Accordatemi anche la grazia di perseverare nel vostro Amore sino alla fine, per poi amarvi eternamente nella patria dell’Amore riservata solo a coloro che vi amano.

.....

La vita spirituale di Teresa era identica alla mia. I suoi pensieri e anche i suoi sì e i suoi no erano in armonia con i miei propri pensieri e i piccoli fatti della mia vita....così mi sentivo soffocato quando, guardado la mia vita passata, constatavo che non c’era nessuna differenza tra i nostri due dolori.

Veramente, non ho mai incontrato nella mia vita un libro che sia così ben adatto ai miei pensieri e ai miei affetti come lo è la Storia di un’anima. E posso confessare che la storia dell’anima di Teresa è la storia della mia anima, e che Teresa, è la mia anima stessa."

TERESA PRENDE LA PAROLA

Nel momento in cui scoprì la Storia di un’anima, viveva in un altro piccolo seminario, dove erano tre...e neanche una donna per ricucire i loro abiti! "Il Superiore non voleva che disturbassimo i terziari per questo lavoro. Lavare la biancheria era facile, ma ricucirla era per noi un rande supplizio".

Davanti a quel compito schiacciante che impediva loro di giocare alle biglia, passeggiare in montagna o raccogliere patate selvatiche, Van propone allora di scegliere una terziaria più simpatica e di scriverle "per dirle che la scegliamo come la nostra grande sorella: poi le affidiamo la responsabilità di ricucire i nostri abiti". Una di loro accetta volentieri di occuparsi dei due piccoli ma non di Van, "capace di arraggiarsi da solo"!

Lanciò un grido di soddisfazione, perchè questa "disgrazia" gli portava una "possibilità innaudita: ero arrivato nella mia lettura al passaggio in cui Teresa scrive: "Io, sempre abituata a seguire Celina, pensavo che Paolina si sarebbe forse sentita abbandonata, non avendo una piccola figlia; allora la guardai con tenerezza, e appoggiando la mia piccola testa sul vostro cuore, dissi a mia volta : "Per me, è Paolina che sarà mia Mamma".

In quel momento, capii chiaramente la parola di Teresa e feci come lei , dicendomi: "In questo momento, Teresa si aspetta di avere un piccolo fratello; ora nessuna l’ha scelta per essere sua sorella, non conviene causarle questo dolore."

Mi alzai dunque per andare in Chiesa, e inginocchiandomi ai piedi della statua di Santa Teresa, le dissi con cuore sincero: "Per me, è Teresa che sarà mia sorella."Appena ebbi pronunciato queste parole, la mia anima fu invasa da una tale corrente di felicità che ne rimasi stupefatto e incapace di reagire con nessun pensiero personale. Ero completamente sotto l’influenza di una forza soprannaturale che innondava la mia anima di una gioia indicibile. E questa forza mi spingeva a recarmi ai piedi della montagna. Uscii infretta dalla chiesa e corsi alla sala di studio, per lasciare il mio libro "Storia di un’anima". Hi^ém e Tam erano ancora là che mi guardavano e ridevano insieme. Dondolando la testa, dissi loro con un tono gioioso: "Cosa! Voi pensate che lo Scoiattolo (il suo Totem!) sarà del tutto privo di sorella? Aspettate e vedrete che anch’io avrò una sorella spirituale del tutto alla moda."

Spinto dalla forza spirituale che mi guidava, corsi ai piedi della montagna, l’anima traboccante di una gioia che non potevo esprimere se non con canti i più variati e mille salti da bambino... Saltavo di roccia in roccia, di aiuola in aiuola, gridando la mia felicità e laniando in aria tutti i canti he conoscevo a memoria in vietnamita, in thç, in francese e in cinese. Oh! Come esprimere in parole umane tutta la felicità che gustavo allora? Non posso che riassumere tutto in queste parole di San Paolo. "Quello che non è salito nel cuore dell’uomo..."

Di colpo sussultai; sentivo una voce che mi chiamava con il mio nome: "Van, Van, mio caro piccolo fratello!" Qualcuno che mi chiama? Poi, gettai uno sguardo intorno a me per vedere se veramente c’era qualcuno che mi chiamava. Mi ricordo che la voce sembrava venire dalla destra. Incuriosito, ridevo interiormente, convinto che c’era qualcuno, e mi dicevo: è comico! Quale terziaria può chiamare suo fratello in modo così intimo! Poiché sentivo chiaramente che era una voce di donna.

Ancora sotto il colpo dello stupore, sentivo di nuovo la stessa voce, dolce come la brezza che passa e che mi chiamava: "Van! Mio caro piccolo fratello!" Ero allibitoe quasi turbato, ma rimanevo calmo come al solitoe indovinai subito che questa voce che mi chiamava era soprannaturale. Così non esitai a lanciare questo grido di gioia:

- Oh ! E’ mia sorella Teresa!....

La risosta non si fece aspettare:

- Sì, è veramente tua sorella Teresa che è qua. Avevo appena sentito la tua voce che compresi a fondo il tuo cuore candido e puro. Vengo qui per rispondere alle tue parole che hanno avuto una eco nel mio cuore. Tu sarai ormai personalmente il mio piccolo fratello, così come mi hai scelto personalmente per essere la tua grande sorella. A partire da questo giorno, le nostre due anime non saranno più separate da alcun ostacolo, come lo erano una volta: Sono già unificate nel solo Amore di Dio. Ormai ti comunicherò tutti i miei bei pensieri sull’Amore, quello che è capitato nella mia vita e mi ha trasformato nell’Amore infinito di Dio. Sai perchè ci incontriamo oggi? E’ Dio stesso che ci ha preparato qusto incontro. Vuole che le lezioni d’amore che mi ha insegnato nel segreto della mia anima si perpetuino in questo mondo (sono io che sottolineo); è per questo si è degnato di sceglierti come un piccolo segretario per svolgere il lavoro che desidera affidarti. Ma prima di questa scelta, ha voluto il presente incontro, per farti conoscere tramite me la tua bella missione. Van, mio piccolo fratello, così come mi consideri come una santa seondo il tuo desiderio, così anche tu sei veramente per me un’anima totalmente secondo il mio desiderio.

Dio mi ha dato di conoscerti da molto tempo, cioè anche da prima che tu esisti. La tua vita è apparsa nello sguardo misterioso della Divinità, e io, ti ho visto nella luce che proveniva da questo misterioso sguado. Ti ho visto, e Dio mi ha affidato il compito di vegliare su di te come l’Angelo custode della tua vita. Ero con te, seguendoti passo dopo passo, come un padre accanto a suo figlio. Grande era la mia gioia, quando vedevo nella tua anima i punti di somiglianza con la mia, e una concezione dell’Amore che non differiva per niente dalla mia. E’ qui un effetto dell’Amore divino, che nella sua Saggezza ha disposto così.

Ieri, ti lamentavi di avermi tralasciata; in realtà non è per niente vero, poiché per amare o tralasciare qualcuno, bisogna prima conoscerlo. Non conoscendo ancora Teresa, come avresti potuto tralasciarla?

Ti lamentavi ancora dicendo: "Perché non vi ho conosciuta un po’ prima! E allora di quanti timori illusori la mia vita sarebbe stata liberata; Quanto avrei gustato di più gli incanti dell’Amore. Ma no, piccolo fratello, le disposizioni della Provvidenza si realizzano necessariamente in un momento ben precisoche non è anticipato neanche di un secondo, e che non soffre neanche di un istante di ritardo. Chissà? Se tu mi avessi conosciuto un’ora prima, non avresti trovato ieri la fonte di grazia che ti ha innondato di felicità. C’è qui un mistero; e noi non possiamo che credere nella misericordia di Dio nostro Padre che, nella sua saggezza, regola nei minimi dettagli la vita di ognuno di noi. Tu non hai dunque più di che lamentarti, poiché Teresa è stata sempre la tua Teresa, e che tu, van, sei stato ugualmente il piccolo fratello di Teresa, dal momento in cui esistiamo tutti e due nel pensiero di Dio. L’ardore dei tuoi desideri fino a questo giorno ha portato il buon Dio a condurti alla verità. Prova una gran gioia vbedendo che tu cerchi solo di seguirlo e di conoscere i mezzi per piacergli.

Orova a concepire se ci può essere per un padre una gioia paragonabile a quella di vedere suo figlio seguirlo dappertutto, di offrirgli tutto quello che può raccogliere, ed infine lasciargli tutta la libertà di portarlo nelle sue braccia e di accarezzarlo a piacere. Si, prova ad immaginaredi quale amore questo bambino sarà amato da suo padre. Potrà desiderare o chiedere qualcosa senza che suo padre glielo dia, spesso anche al di là dei suoi desideri. E benché non sia altro che un piccolo bambino ingenuo, quale magnifica ricompena , gli avrà preparato già suo padre per l’avvenire?....

La tua anima è questo bambino he ho appena descritto. Hai corso al seguito di Gesù, cercando soltanto di fargli piacere. E’ in questo che preisamente consiste la santità. Questa santità, l’hai praticata fino a questo giorno, ma senza capirne bene la vera natura. Grazie alla sincerità del tuo cuore, questo errore non era volontario in te, proveniva soltanto da una mancanza di direzione. Così. lontana dal nuocerti, è stata per te un’occasione di progresso nella santità, poiché ne hai molto sofferto. Ormai non avrai più da temere questa concezione errata della santità, poiché una volta trasformato dall’Amore divino, tu vedrai chiaramente che la santità consiste soltanto a fare uno solo con la volontà di Dio. Ma questa unità è l’opera dell’Amore divino; quanto a te, tu devi solo amare e abbandonarti completamente all’azione di quesyo Amore, e sarai perfetto.

...

Van, mio caro piccolo fratello, non piangere così pesto. Tu dici che gli esseri umani, per mezzo di mille tormenti, ti hanno spogliato dei tuoi bei pensieri. In realtà non è per niente vero, perché la grazia di Dio ha degli effetti indistruttibili come Dio stesso.

Di conseguenza anche i dannati che bruciano nell’inferno sono incapaci di distruggere gli effetti che Dio ha deposto nei loro cuori, ed è lì il loro più grande tormento ( così, l’inferno non è vuoto...). Dunque, mpiccolo fratello, ricordati bene per vedere se, questi giorni hai mai perso fiducia in Dio. Hai mai osato pensare che Dio era degno di odio, e che meritava di essere scacciato dal tuo cuore? O per parlare più chiaramente: hai mai approvato come buoni gli atti di questi esseri disumani?

- No. non li ho mai approvati in modo così insensato. Mai non ho perso fiducia in Dio, perché se avessi abbandonato Dio, chi dunque avrei potuto seguire? Mi era penoso che più non si può constatare che nei miei rapporti con dDio, c’era come un velo che mi separava da lui.

-La tua risposta dimostra all’evidenza che il tuo cuore è sempre stato fedele a Dio, che hai compiuto perfettamente il tuo dovere di bambino, non cessando di considerare Dio come tuo Padre e il tuo Divino Maestro. Di conseguenza, le crudeltà di questi essere disumani nei tuoi riguardi devono essere considerate come non altro che un velo o uno strato di polvere che ha ricoperto i bei pensieri di cui era loro impossibile spogliarti. E grazie alla tua sincerità, questo strato di polvere è stato completamente tolto.

...

Benché sia sempre Signore, Dio agisce con noi solamente come un padre con il suo bambino. Quanto alla sua Maestà divina, la manifesta solo agli orgogliosi che resistono ai suoi comandamenti; voglio dire che Dio è forzato a mostrare la sua Maestà verso solo quelli lì che non amano i suoi sentimenti di Padrre........

Solo l’infinito è capace di rendere il nome di Padre dato a Dio Trinità....Dal giorno in cui i nostri primi progenitori hanno peccato, Dio ha dovuto far sentire la sua collera e infliggere un castogo all’umanità (sottolineo ancora). E da allora, il timore che ha invaso il povero cuore umano l’ha fatto tremare e gli ha tolto anche lo stesso pensiero di un Dio, Padre infinitamente buono...Ma poiché l’uomo, povero peccatore dominato dal timore, non osava più dare a Dio il nome di Padre, Dio stesso si è abbassato facendosi uomo, per ricordare ai suoi fratelli umani l’esistenza di una fonte di grazia che l’Amore del Padre aveva fatto scaturire e avrebbe continuato a scaturire senza fine. In seguito, dalla sua propria bocca, ci ha insegnato a dargli il nome di Padre.

Si, Dio è nostro Padre, nostro vero Padre. Padre ben reale. e non Padre adottivo come lo descrivono molti oratori celebri che affermano: "Solo Gesù è vero Gfiglio di Dio; quanto a noi siamo solo dei figli adottivi". Hanno torto!

...

Ci può essere felicità paragonabile a quella di amarsi , e di comunicarsi l’un l’altro tutto ciò che si possiede? Agire così con Dio, significa dirgli un grazie che gli piace più di migliaia di cantici commoventi. Se al contrario sei invaso dalla tristezza, digli ancora con un cuore sincero: "Ah! mio Dio, sono così triste..." Tu puoi raccontargli tutto quello che vuoi; parlargli el gioco delle biglie, delle biricchinate dei tuoi compagni, e se ti capita di arrabbiarti con qualcuno, dillo anche al buon Dio in tutta sincerità. Dio ha piacere, molto di più, ha sete di sentire queste piccole storie di cui la gente è troppo avara con lui. Possono sacrificare delle ore a raccontare delle storie divertenti ai loro amici, ma quando si tratta del buon Dio che ha sete di sentire storie simili, al punto di versare delle lacrime, non si trova nessuno per raccontargliene", dice lei ridendo.

- Ma Dio conosce tutto, obbietta Van?

- Certo! Però, per "dare2 l’Amore e "ricevere" l’Amore, si deve abbassare al livello di uomo come te; e lo fa come se dimenticasse completamente di essere Dio, e che conosce tutto, nella speranza di sentire una parola intima scaturire dal tuo cuore.

Per dare un bacio al suo piccolo, un papà deve chinarsi profondamente fino al livello del suo viso, o ancora prenderlo tra le sue braccia: in un aso come nell’altro, deve abbassarsi.....per l’Amore non c’è nessuna difficoltà ad abbassarsi così. La sola difficoltà davanti alla quale Dio sembra essere impotente, è di constatare la nostra mancanza di amore e di fiducia in Lui."

Teresa lo lascia dicendogli: "Ti do un bacio!". Lui lo sente come una brezza leggera invadendolo di un tale piacere che sviene: "Di questa gioia soave, mi rimane ancora qualcosa oggi, ma non so esattamente a cosa paragonarla".

Il dialogo era durato ore, poichè Teresa prende il tempo di spiegargli con pazienza, e Van discute molto, essendo "molto ragionatore". Così impara a "dialogare in tutta semplicità con Dio, come lo fano due amici. All’inizio, temevo di farlo, ma in seguito, mi ci sono abituato". Piaccia a Dio che ci insegni a sua volta questo genere di commercio intimo, l’admirabile commerciun, di cui Gesù è venuto a gettare il fuoco sulla terra: che Van ce lo spieghi più ancora dettagliatamente di quanto non abbia fatto Teresa. Questa sembra la missione precisa che questa ha affidato a lui per prolungare la Storia di un’anima. Dato quello che ha detto San Giovanni della Croce sul potere delle anime che arrivano all’intimità perfetta, questo messaggio mi sembra veramente come una questione di vita o di morte.

Teresa gli chiede anora di essere l’angelo consolatore del Santo Padre: "In tutta l’umanità, è attualmente colui che soffre di più, poiché è Padre". Gli chiede ancora di pregare per la Francia e per il Vietnam: Allora lì, Van ha veramente una "forte reazione" - è il meno che si possa dire!

"Pregare per il Vietnam, va bene, ma pregare per questi diavoli di Francesi colonialisti, non val la pena. Scusatemi , sorella mia, se manco di cortesia verso di lei; ma penso che non bisogna mai pregare per questa banda di diavoli bianchi, e ho solo una vogliadomandare a Dio che la terra si apra per inghiottire tutta la loro razza in inferno, come è arrivato una volta per gli Israeliti ribellatisi contro Mosè. Chiederò un’eccezione per i missionari...quanto agli altri Francesi, che li si precipiti all’inferno perché imparino chi siamo.

....Guai a voi, Francesi colonialisti, Dio, nella sua giustizia, vi punirà molto sevberamente per i vostri peccati....Teresa, mia santa e ben amata sorella, sapete senz’altro che sono della razza vietnamita!.....sono molto arrabbiato!...se avessi tra le mani anche solo una rivoltella, oserei lo stesso alzare lo stendardo della ribellione per battermi contro i Francesi; e anche se arrivassi ad uccidere uno solo di loro, questo basterebbe ad accontentarmi. In uno spirito patriotico, ho sete del sangue francese come il cervo ha sete dell’acqua". Si dimentica la domanda della sua prima comunione: "Date a tutti gli uomini una fede solida e perfetta...tranne che ai Francesi! Che li si uccida e che vadano all’inferno!"

Davanti alla sua collera, Teresa mantiene il silenzio: "Appena ebbi finito di parlare, sentii la vergogna e il calore salire al viso". Le gli dirà che lei stessa è francese? Che bisogna pregare per i suoi nemici e amarli, benedire coloro che ci perseguitano, ect.? No: capisce che per lui noi siamo dei nazzisti....Risponde soltanto: "Una rivoltella, che cosa vale? Ti propongo una tattica capace di uccidere migliaia e migliaia di Francesi senza che sia necessario alzare lo stendardo della rivolta al prezzo di numerosi soldati: la tattica della preghiera. E’ lei "che può uccidere il più gran numero di Francesi...basta dire una piccola formula come questa: "Ah! Gesù vogliate cacciare l’uomo peccatore dal cuore dei Francesi....venite in aiuto del Vietnam che è piegato sotto il giogo della dominazione di questi peccatori":

Mi fermo qua, ma è solo un inizio: dopo Teresa, Gesù e Maria completeranno quella che si può chiamare la sua "educazione mistica"....

CONCLUSIONE

Appena ho preso conoscenza della vita e degli scritti di Marcel Van, sono stato subito colpito dall’mportanza dei propositi che presenta come venuti da Gesù, da Maria e da Teresa: ome Giovanna d’Arco insomma, ha sentito delle "voci", come lei è stato perseguitato a causa della sua fiducia i Dio, il suo candore fu sottoposto all’inquisizione di una teologia deoniaca mirante a dimostrare che non era animato da un buon spirito, che era indegno di fare la comunione, ect. E’ dunque un pochino per il Vietnam quello che Giovanna d’Arco fu per la Francia, non per le sue vittorie ma per la sua disfatta e il suo "martirio", che non fu riconosciuto come tale nel senso canonico, per motivi analoghi a quelli di quelli subiti da Van.

Non si può prender alla leggera una vita cominciata come quella di Teresa per terminare come quella di Giovanna d’Arco. Questa aveva 19 anni quando è orta, 17 anni quando ha liberato Orléans, 12 o 13 anni quando ha sentito le sue voci. Ha dovuto di conseguenza essere impregnata dalla luce del Cielo fin dai suoi più teneri anni, dalla sua famiglia. Se Van l’avesse conosciuta, senza aver prima ricevuto la luce sfolgorante della Soria di un’anima, avrebbe trovato subito un modello di santità molto diverso da quello che aveva l’abitudine di leggere, e più vicino al suo. ome lei ha subito la persecuzione dei teologi -molto abili contro una ragazza di 18 anni, più grossolani contro un ragazzo di 7 anni, ma così perfidi e pericolosi+arrivando a farlo dubitare dell’ispirazione divina, a dubitare insomma dello spirito di infanzia e della fiducia che era la sua fin dalla culla.

La questione decisiva che si poneva a proposito di Giovanna d’Arco era quella delle sue voci: autentiche o no? Il processo ecclesiastico conclusero che non lo erano, con grande rinforzo di argomenti teologici di cui la potenza tenebrosa ha finito per far vacillare questa povera ragazza di 18 anni,e a farle firmare un’abiura: "Se continuo in questo rinnegamento, affermò lei allora, mi danno". Si conosce il seguito....

Allo stesso modo, all’età in cui Van ebbe a fare fronte all’attacco virulente dei catechisti, come lei ebbe una défaillance, ome lei dubitò,al punto di arrivarsi a credere degno dll’inferno. Non gli hanno detto "le tue voci ti hanno ingannato", poiché egli non sentiva ancora delle voci, ma lo Spirito Santo gli dettava già la verità sull’Amore infinito di cui queste voci gli parleranno più tardi: arrivarono a farlo dubitare del suo istinto, non ha più osato comunicarsi, ha perso la Gioia...

Ma se queste "voci" sono autentiche, la loro importanza è straordinaria: significano che Gesù e Maria vogliono passare attraverso un cuore di bambino per spiegare la voce di Teresacon più dettagli e in tutte le lingue, cominciando dal vietnamita.

Ecco quello che testimonio in quanto cristiano salvato dalla Misericordia, chiamato da Dio a donarGli una fiducia che non avrei mai saputo offrirGli senzza Teresa: ora a questa fiducia lei dona delle precisazioni attraverso la bocca di Van, e queste precisazioni sono di un prezzo infinito. Non bisogna passare accanto a tali scritti come il sacerdote e il levita sulla strada di Gerico, bisogna avere la serietà del buon Samaritano davanti alle ferite del cuore di Van, che prolungano quelle del cuore di Teresa, e finalmente quelle di Gesù stesso.

Teresa voleva "passare il suo cielo a fare del bene sulla terra". Ha proclamato con violenza "che non si ha mai abbastanza fiducia nel buon Dio onnipotente e misericordioso": non si ha il diritto di ignorare le molteplici spiegazioni di cui ha chiesto a Van di essere il "segretario", arricchite dal commentario di Gesù e di Maria. Così l’uragano di gloria provoato dalla Storia di un’anima continua, e la Saggezzapersiste a gridare sui tetti per invitare i piccoli ad abbeverarsi alle acque del suo Amore infinito quasimodo geniti infantes, "come i bambini appena nati".

Festa di Teresa del Bambino Gesù 1998

Fr. M.D.Molinié, o.p.

 

N°39


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