[Lettere agli Amici N°44] [Home Page] [Lettere Agli Amici]
Miei cari Amici,
è per caso, un caso imprevedibile e provvidenziale, che ho scoperto il testo che vi presento oggi: è talmente straordinario che mi sono subito dato da fare per farvelo conoscere.
Se volete che la sua lettura vi dia le grazie che spero, mi permetto di consigliarvi di leggere, o rileggere, prima, il libro di Giobbe: leggerlo con pazienza, attentamente, a piccole dosi, ma dallA alla Z, senza lasciarvi scoraggiare dalle sue ripetizione... né beninteso dalle sue oscurità.
Il merito specifico di questo libro sacro è proprio quello di affrontare di petto il mistero del Male, senza la minima attenuazione: si potrà anche non leggerlo, ma non si potrà eviterà allinfinito ciò di cui parla e che esso ci obbliga a guardare in faccia.
Se lo farete, le righe che vi propongo vi appariranno come una liberazione, e la follia della Croce una dolcezza infinitamente attraente. È la grazia che vi auguro di ricevere e vi ringrazio se pregherete che la possa ricevere anchio...
Natività di Maria Anno 2000
Fr. Marie-Dominique Molinié
Il testo che segue è introvabile: permettetemi di offrirvelo
Fr. Marie-Dominiquie Molinié o.p.
Collectanea Cisterciensia 62 (2000) 101-153
Beato Rafael ARNÁIZ Y BARÓN, ocso
«Dio e la mia anima»
L'Ultimo Quaderno (febbraio 1937 - aprile 1938)
Cenni biografici
Rafael Arnáiz y Barón, in religione fra Maria Rafael, nasce il 9 aprile 1911 a Burgos (Nord-ovest della Spagna), primo di quattro figli di una famiglia agiata e cattolica praticante. Si può dire che per lui tutto comincia quando, nel 1930, fresco di diploma e come regalo per il buon esito degli studi trascorre le vacanze estive dagli zii Leopoldo (detto «zio Polín») e Maria, duchi di Maqueda, a Pedrosillo, nella provincia di Avila. È linizio di un'amicizia spirituale intensa tra Rafael e gli zii, come testimonia unabbondante e profonda corrispondenza epistolare. È al termine di queste vacanze, nel settembre 1930, che Rafael, su consiglio dello zio Polín, fa il suo primo soggiorno nella Trappa di San Isidro de Dueñas: è sedotto dal silenzio, entusiasmato dalla bellezza del luogo, rapito dalle sonorità della Salve Regina ascoltata a Compieta...
Rafael, molto dotato per il disegno, intraprende a Madrid promettenti studi di architettura. Ma alla fine prende la grande decisione ed entra in monastero il 15 gennaio 1934, convinto di aver trovato finalmente la sua vocazione. Linsorgere di un diabete fulminante obbliga il novizio quasi moribondo a lasciare, triste e perplesso, il suo caro monastero. È solo nel gennaio 1936, dopo una lunga convalescenza, che può rientrare a San Isidro, questa volta in veste di oblato, perché la malattia non gli consente di ottemperare alle esigenze della Regola. Dopo una seconda uscita (settembre-dicembre 1936) nelloccasione della quale è dichiarato inabile a combattere nel conflitto che sta devastando il suo paese, ed una terza uscita (febbraio-dicembre 1937) in cui porta a termine la propria "spogliazione", passa, dal 15 dicembre 1937 al 26 aprile 1938, il suo ultimo soggiorno nella Trappa, la sua ultima quaresima, come una preparazione alla spogliazione estrema, quella della vita.
Il mistero di questa vita, fino allultimo, sarà quello di lasciarsi condurre attraverso le perplessità di una vocazione abbracciata con entusiasmo e contrariata, senza posa, dalla malattia e dalla guerra, fino a rinunciare totalmente a sé stesso, alle sue ultime illusioni e ad accettare di rinunciare a pronunciare i voti di trappista. Il suo noviziato sulla terra, compiuto nellumiliazione della malattia umiliante, si conclude quando a Pasqua, rivestito finalmente della cocolla per un favore speciale dellabate, fa con il suo passaggio verso la vera vita, la professione che non aveva potuto fare sulla terra tra i suoi fratelli.
Questo mistero così drammatico di spogliazione non ha potuto essere vissuto che grazie a un entusiasmo straripante, a una gioia caratterizzata, più che dall'ingenuità, da un certo umorismo, da un certo timbro dellumiltà. Rafael è «un trappista folle e infiammato damore per Dio» che si trattiene a malapena dal gridare a squarciagola la misericordia di Dio per lui. E questa forza lo fa penetrare sempre più in una riduzione allessenziale, a ciò che veramente gli riempie il cuore: «Dio solo». Nella solitudine e nel silenzio, senza altro direttore spirituale che Gesù, la sofferenza della Croce diventa il luogo privilegiato in cui la rinuncia a sé stesso, e la sua propria sofferenza, accettata come grazia di Dio, consente la spogliazione ultima dell'umiltà, fino alla morte. Rafael non si appartiene più, non cè che «Dio solo», il messaggio folle dell'amore.
Rafael è stato beatificato il 27 settembre 1992.
Nota a proposito del testo
Oltre alla corrispondenza, gli scritti di Rafael sono costituiti da una serie di quaderni in cui si susseguono brevi meditazioni. Rafael non si aspettava che sarebbero stati pubblicati, ma vi si avverte tuttavia un certo impegno di scrittura. In compenso, il suo ultimo quaderno, "Dio e la mia anima", ci svela con immediatezza le sue riflessioni, non elaborate, che risalgono al suo ultimo soggiorno nella Trappa. Il tono si fa più serio, talora più angosciato, ma è lo stesso entusiasmo del giovane che scopre la Trappa per la prima volta, che spinge l'oblato a ripetere con ostinazione le misericordie di Dio. Questentusiasmo lo si può percepire soprattutto nella punteggiatura molto abbondante. Talora abbiamo dovuto semplificarla, soprattutto quando le virgole rendevano incomprensibile la costruzione della frase. In compenso abbiamo rispettato il più possibile linserzione dei punti esclamativi e di sospensione allinterno di una singola frase. Lo spagnolo ha regole meno rigide sulluso di questi segni grafici. Il corsivo corrisponde in genere a una sottolineatura semplice, il grassetto a una sottolineatura doppia.
Il testo utilizzato è quello di: Hermano Rafael, Obras completas, ed. Monte Carmelo, Burgos 1993 (2° edizione), p. 723-822.
Institut Bossuet Xavier Morales
6, rue Guynemer
75006 PARIS
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L'Ultimo Quaderno (febbraio 1937 - aprile 1938)
[I. Il tirocinio dell'umiltà (febbraio 1937 - 12 febbraio 1938)]
16 dicembre 1937 giovedì 26 anni
Dio e la mia anima San Isidro
Ave Maria.
Dopo un lungo soggiorno (quasi un anno) presso i miei genitori, per riprendermi da un attacco della mia malattia, sono tornato nella Trappa per continuare a seguire la mia vocazione, che consiste unicamente nellamare Dio, nella rinuncia e nel sacrificio, senzaltra regola che lobbedienza cieca alla sua Divina Volontà.
E seguire la mia vocazione per me oggi vuol dire obbedire, senza voti e in qualità di Oblato, ai Superiori dell'Abbazia Cistercense di San Isidro de Dueñas.
Dio non mi chiede che umile amore e spirito di sacrificio.
Ieri, quando ho lasciato la mia casa, i miei genitori e i miei fratelli, è stato uno dei giorni della mia vita in cui ho sofferto di più.
È la terza volta che lascio tutto per seguire Gesù, e credo che questa volta sia stato un miracolo di Dio, poiché con le mie sole forze è certo che non sarei potuto venire nell'infermeria della Trappa a sopportare la fatica, la fame nel corpo dovuta alla mia malattia e la solitudine nel cuore, dato che mi trovo così lontano dagli uomini. Dio solo... Dio solo... Dio solo. Ecco il mio tema... ecco il mio unico pensiero.
Soffro molto , Maria, Madre mia, aiutami.
Sono venuto per molte ragioni:
1° Perché credo di corrispondere meglio in monastero alla mia vocazione di amare Dio con la Croce e il sacrificio.
2° Perché la Spagna è in guerra e devo aiutare i miei fratelli che sono al fronte.
3° Per sfruttare il tempo che Dio mi dà da vivere e affrettarmi a imparare ad amare la sua Croce.
L'unica cosa a cui aspiro in monastero è:
1° Uniformarmi alla volontà di Gesù, assolutamente e totalmente.
2° Vivere solo per amare e soffrire.
3° Essere lultimo, ma il primo ad obbedire.
Che Maria Santissima prenda le mie risoluzioni nelle sue mani divine e le deponga ai piedi di Gesù, è la sola cosa che desidera oggi questo povero Oblato.
16-12-1937
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21 dicembre 1937 martedì 26 anni
Dio e la mia anima San Isidro
Faccio tutto per Dio
C'è una cosa di cui mi devo convincere: tutto ciò che faccio è per Dio. Le gioie è Lui che me le manda; le lacrime è Lui che me le fa versare; il cibo è per Lui che lo prendo e, quando dormo, è per Lui che lo faccio.
La mia regola è la sua volontà e il suo desiderio è la mia legge; vivo perché così piace a Lui, morrò quando Egli lo vorrà. Non desidero nientaltro all'infuori di Dio.
Possa la mia vita essere un fiat continuo.
Possa guidarmi e aiutarmi Maria Santissima in questo breve cammino della mia vita in questo mondo.
21-12-1937
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26 dicembre 1937 domenica 26 anni
Dio e la mia anima San Isidro
Prendi tutto, Signore!
Nella vita di comunità, finché non avrò imparato a dominare tutto il mio «sistema nervoso», non saprò mai cosa vuol dire imparare a mortificarsi.
Povero fra Rafael... lottare fino alla morte; ecco il suo destino. Desiderio impaziente del cielo da un lato, e cuore umano dall'altro. Risultato... sofferenza e croce.
Povero fra Rafael, dal cuore troppo sensibile alle cose delle creature... Tu soffri di non vedere né amore né carità tra gli uomini... Soffri di non vedere che egoismo. Che cosa ti aspetti da ciò che non è che miseria e fango? Metti il tuo ideale in Dio e lascia stare la creatura... in essa non troverai niente di ciò che cerchi.
Ma e se Dio si nasconde?... Come fa freddo allora nella Trappa. La Trappa senza Dio... non è che una riunione di uomini.
Sono i giorni di Natale e non vi trovo che un'enorme solitudine... Una sofferenza molto profonda... Nessuno su cui mi possa appoggiare, debole e malato come sono... e, Signore, così poca fede! Dio mio, Dio mio, Tu sei buonissimo... la Tua misericordia perdonerà le mie mancanze... ma, Signore, soffro così tanto che la mia debolezza da sola non lo potrà sopportare.
Non vedo che la mia miseria e la mia anima mondana povera di fede e senza amore.
Arriverò, Signore, fin dove Tu vorrai, ma dammi le forze e laiuto al momento opportuno... guarda, Signore, ciò che sono.
Il giorno di Natale ho consegnato a Gesù Bambino ciò che mi restava ancora della mia volontà. Gli ho consegnato anche i miei più piccoli desideri... Che cosa mi resta?... Niente. Neanche il desiderio di morire. Non sono più che una cosa posseduta da Dio. Ma, Signore, che povera cosa possiedi!
Povero fra Rafael... sei venuto nella Trappa per soffrire... Di che cosa ti lamenti?... Non mi lamento, Signore, ma soffro senza virtù. Solo un po di lacrime nella mia solitudine il giorno di Natale... Ma Tu, Signore, che sai e vedi tutto... perdoni anche tutto.
Riempi il mio cuore, Signore Riempilo di ciò che gli uomini non mi possono dare.
La mia anima sogna amori, affetti puri e sinceri. Sono fatto per amare, ma non le creature: Te, mio Dio, ed esse in Te... Non voglio amare che Te, solo Tu non deludi. Solo in Te sarà realizzato il mio ideale.
Ho lasciato la mia famiglia... Ho rotto il mio cuore in mille pezzi... Ho svuotato la mia anima dai desideri del mondo... Ho abbracciato la tua Croce. Che cosa aspetti, Signore? Se ciò che Tu desideri è la mia solitudine, le mie sofferenze e la mia desolazione... prendi tutto, Signore, non ti chiedo nulla.
26-12-1937
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29 dicembre 1937 mercoledì 26 anni
Dio e la mia anima San Isidro
Perseveranza nella preghiera
Un'ora di preghiera senza pensare una sola volta a Dio. Me ne sono appena reso conto, il tempo è passato. L'orologio ha suonato le cinque ed era già un'ora che ero in ginocchio... E la preghiera? Che posso dire... non l'ho fatta. Ho passato tutto il tempo a pensare a me, alle mie sofferenze personali, ai ricordi del mondo. E Gesù? E Maria? Niente... Solo egoismo, poca fede e molto orgoglio... Mi credo talmente importante! Mi considero così tanto!
Povero piccolo! Granello di polvere insignificante agli occhi di Dio. Se non sai trarre profitto dalla preghiera, impara almeno ad umiliarti davanti a Lui e così lo farai meglio davanti agli uomini.
Signore, abbi pietà di me... Soffro, sì... ma vorrei che la mia sofferenza non fosse così egoista. Vorrei, Signore, soffrire per i tuoi dolori sulla Croce, per le dimenticanze degli uomini, per i peccati, i miei e quelli degli altri... per tutto, mio Dio, tranne che per me... Che cosa valgo nella creazione? Che cosa sono davanti a Te?... Che cosa rappresenta la mia vita nascosta nell'infinita eternità?... Se mi dimenticassi di me stesso, Signore, sarei migliore.
Non ho che un amor proprio raffinato e, lo ripeto, molto egoismo. Cercherò di correggermi, con l'aiuto di Maria. Prenderò la risoluzione, ogni volta che un ricordo del mondo verrà a turbarmi, di venire da Te, Madonna, e dire una Salve per tutti quelli che Ti offendono nel mondo.
Invece di meditare sulle mie sofferenze... meditare nella riconoscenza, amare Dio nelle mie proprie miserie.
Persevererò nella preghiera anche perdendo tempo.
29-12-1937
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Mi rendo conto a poco a poco che lumiltà è la virtù più pratica per possedere la pace nella vita di comunità.
L'umiltà dinanzi a Dio ci aiuta ad avere fiducia, perché l'umiltà è conoscenza di sé, e chi, conoscendosi, può sperare qualcosa da se stesso?... Sarebbe folle non sperare tutto da Dio.
L'umiltà riempie di pace le nostre relazioni con gli uomini. Con essa non c'è discussione, non c'è gelosia, non c'è possibilità di offesa... Chi può offendere ciò che propriamente non esiste?
Chiedo con insistenza a Maria di insegnarmi ciò di cui fu maestra... umile dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini.
Fiat
31-12-1937
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[1 gennaio 1938]
Nella preghiera, questa mattina, ho fatto un voto. Ho fatto il voto di amare sempre Gesù.
Mi sono reso conto della mia vocazione. Non sono un religioso... non sono un laico... non sono niente... Dio sia benedetto, non sono che un'anima innamorata di Cristo. Egli non vuole che il mio amore, e lo vuole distaccato da tutto e da tutti.
Vergine Maria, aiutami a realizzare questo mio voto.
Amare Gesù, in tutto, per tutto e per sempre... Nientaltro che l'amore. Amore umile, generoso, distaccato, mortificato, silenzioso... Che la mia vita non sia altro che un atto di amore.
Vedo chiaramente che la volontà di Dio è che io non faccia i voti religiosi e che non segua in tutto la Regola di San Benedetto. Posso forse volere ciò che Dio non vuole?
Gesù mi manda una malattia incurabile, e vuole che io umili il mio orgoglio davanti alle miserie della mia carne. Dio mi manda la malattia; non devo forse amare tutto ciò che Gesù vuol mandarmi?
Bacio con immenso affetto la mano benedetta di Dio che dà la salute quando vuole, e la toglie quando Gli piace.
Giobbe diceva: dato che riceviamo con gioia i beni di Dio, perché non dovremmo ricevere anche i mali? Tutto ciò mimpedirebbe forse di amarlo?... No, ma lo farò alla follia.
Una vita damore: ecco la mia regola... il mio voto... Ecco la mia sola ragione di vita.
Inizia il 1938. Che cosa mi prepara Dio? Non lo so... Ma, in fondo, per me è uguale... Tranne loffenderlo il resto non mimporta... Io Gli appartengo, faccia di me ciò che vuole. Gli offro oggi questo nuovo anno, in cui voglio che regni una vita di sacrificio, di abnegazione e di distacco, guidata solo dall'amore per Gesù... un amore molto grande e puro.
Vorrei amarti, Signore, come nessuno ti ha amato. Vorrei passare tutta questa vita non toccando il suolo che coi piedi. Senza fermarmi a guardare una così grande miseria, senza fermarmi su nessuna creatura. Il cuore arso damore divino e nutrito di speranza.
Vorrei, Signore, non guardare che il cielo dove Tu mi attendi, dovè Maria con tutti i santi e gli angeli che Ti benedicono per l'eternità, e che dono vissuti in questo mondo solo amando la tua legge e osservando i tuoi divini precetti.
Ah, Signore, quanto vorrei amarti! Aiutami, Maria, Madre mia!
Devo amare la solitudine perché Dio mi mette in essa.
Devo obbedire ciecamente perché è Dio che mi dà gli ordini.
Devo mortificare continuamente i miei sensi.
Devo avere pazienza nella vita comunitaria.
Devo esercitarmi nell'umiltà.
Devo fare tutto per Dio e per Maria.
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6 gennaio 1938
Questa mattina, facendo la santa comunione, ho avuto molta pace e consolazione. Ho passato molto tempo in raccoglimento; ho visto chiaramente che solo Gesù può riempire la mia anima e la mia vita.
Avrei voluto dare qualcosa a Gesù Bambino... qualcosa che non ho. Avrei voluto morire in sua presenza, dimenticando tutto e senza far altro che amarlo... Comè buono Dio!
Non erano passati neanche tre quarti dora che, non so come, non riesco a spiegarlo, una grandissima angoscia ha invaso il mio spirito. La mia anima si è sciolta in lacrime nella cappella del noviziato. Signore, sono un poveruomo!
Mi sono visto così solo...! E il mio fervore?... E il mio desiderio di Dio e il mio disprezzo del mondo, doverano andati?... Perché mi abbandoni, Signore?... Che cosa farò senza di Te? Mi vergogno di me stesso nel vedermi così debole.
Facendo l'esame di coscienza, la sera, ho capito molte cose che non riesco a scrivere. Dio è molto buono con me.
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[7 gennaio 1938]
Una delle mie colpe più grandi è l'impazienza e a volte un Confratello, senza rendersene conto, soprattutto facendo rumore, mette i miei nervi in un tale stato che mi metterei a gridare se non mi controllassi.
Ma sono venuto nella Trappa per mortificarmi e per sopportare quello che il Signore vuole mandarmi.
La penitenza più grande è la vita comune.
Nostra Signora, Regina del Cielo, concedetemi la grazia di essere mite. Così sia.
Una delle mie vergogne più grandi è vedere che ho abbracciato la Croce di Gesù senza amarla come vorrei.
Mio Dio... mio Dio... insegnami ad amare la tua Croce. Insegnami ad amare la solitudine assoluta lontano da tutto e da tutti. Capisco bene, Signore, che è così che Tu mi vuoi, che questo è il solo modo con cui Tu possa piegare verso di Te questo cuore così pieno di mondo e così ingombro di vanità.
È così, nella solitudine in cui mi metti, che minsegnerai la vanità di ogni cosa, che parlerai, Tu solo, al mio cuore e la mia anima si rallegrerà in Te.
Ma soffro tanto Signore... quando la tentazione si fa più pressante e Tu ti nascondi... come diventano pesanti le mie angosce!...
Tu mi chiedi il silenzio!... Signore, Ti offro il silenzio.
Vita nascosta!... Signore, che la Trappa sia il mio nascondiglio.
Sacrificio!... Signore, che cosa posso dirti? Ho dato tutto per Te.
Rinuncia!... La mia volontà è tua, Signore.
Che cosa vuoi, Signore, da me,?
Amore!! Ah, Signore, ecco ciò che vorrei avere fino all'eccesso.
Vorrei, Signore, amarti come nessun altro... Vorrei, Gesù, morire arso damore e di desiderio per Te. Che cosa può fare la mia solitudine tra gli uomini? Gesù benedetto, più soffrirò... più Tamerò. Sarò tanto più felice, quanto più grande sarà il mio dolore. La mia consolazione sarà tanto più grande, quanto più ne sarò privo. Più sarò solo, più grande sarà il tuo aiuto.
Sarò tutto ciò che Tu vorrai.
Vorrei che la mia vita fosse un atto damore... un sospiro prolungato di desiderio di Te.
Vorrei che la mia povera vita di malato fosse una fiamma in cui si consumassero per amore... tutti i sacrifici, tutti i dolori, tutte le rinunce, tutte le solitudini.
Vorrei che la tua vita fosse la mia sola Regola.
Che il tuo «amore eucaristico» fosse il mio unico cibo.
Il tuo vangelo il mio solo studio.
Il tuo amore la mia unica ragione di vita.
Preferirei cessare di vivere se dovessi vivere senza amarti.
Vorrei morire damore perché non posso vivere che damore.
Signore, vorrei impazzire... Mi angoscia vivere così.
Che sofferenza volerti amare e non poterlo fare! Che tristezza trascinare sulla nuda terra questa materia che è la prigione dell'anima, la quale non ha altri sospiri che per Te... Ah, Signore, vivere o morire, come vuoi Tu... ma per amore!
Non so neppure ciò che dico, né ciò che voglio... Non so neanche se soffro o se sono contento... non so neanche ciò che voglio e ciò che faccio.
Proteggimi, o Vergine Maria... Sii la mia luce nelle tenebre che mi circondano. Guidami in questo cammino in cui avanzo da solo, guidato solo dal desiderio di amare teneramente tuo Figlio.
Non abbandonarmi, o Madre. So bene che non sono e non valgo niente... Miseria e peccati, ecco la sola cosa, e la migliore, che ti posso offrire perché Tu ascolti la mia preghiera.
O Madre, sono venuto nella Trappa lasciando gli uomini, e mi ritrovo fra di loro. Aiutami a seguire i consigli dell'Imitazione di Cristo, che mi dice che non si deve cercare nulla nelle creature e che bisogna rifugiarsi nel Cuore del Cristo.
Non voglio niente che non sia Dio... Fuori di Lui tutto è vanità.
31-1-38
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San Isidro, 5 febbraio 1938
I giorni passano velocemente ed io con loro. Ho il foglio bianco davanti a me e la penna in mano e non so che cosa fare... La mia anima racchiude in sé tante cose che se scrivessi tutto quello che sento non finirei mai.
Dio, nella sua infinita bontà, senza bisogno di parole umane, minsegna a poco a poco la sola scienza che sia venuto ad imparare qui alla Trappa... il disprezzo del mondo e la pratica del suo amore. E lo imparo a poco a poco a prezzo di molte pene.
Mi sto abituando a starmene chiuso nel monastero. Sono due mesi che non godo di un po daria e di sole... Ah, Signore, comè duro per me... che provavo gusto nel mondo a cantare nelle campagne le tue grandezze e meraviglie... io, il cui più grande piacere era spalancare gli occhi per contemplare il mare... e la cui anima si estasiava davanti a un cielo disseminato di stelle o Ti benediceva ascoltando il silenzio della terra durante un dolce e tranquillo tramonto.
Ma per me tutto questo è finito... Il cielo, il sole, i fiori. La parte umana in me, ancora grande, piange, Signore, la mia libertà perduta. Ma Tu mi vieni accanto e mi consoli... Che cosa non faresti per me, Gesù benedetto?
Ieri, durante l'ora del lavoro, uno splendido cielo blu circondava il monastero... Un chiaro giorno dinverno regnava sui campi di Castiglia. L'obbedienza mi chiamava nella fabbrica a impacchettare la cioccolata. Sentivo unenorme tristezza dentro di me... Ho stretto forte il mio crocifisso e mi sono disposto a fare lobbedienza, e Tu, Signore mi hai fatto riflettere. Cè un fiore più bello della penitenza?... Avevo voglia di piangere ma in comunità non si può.
Sono venuto per fare penitenza... di che cosa ti lamenti, fratello? Se tu sapessi che ogni lacrima che versi per amor Mio nella penitenza del chiostro è un regalo che fa cantare di gioia tutti gli angeli del cielo.
Avevo l'impressione che Dio mi dicesse, coraggio Rafael... tutto passa... e, Gesù benedetto!, la tristezza mi lasciava... Non mimportava più della bellezza del giorno, né di nientaltro sulla terra... Sapevo che Dio veniva in mio aiuto, e mi benediceva, ed io con il mio povero lavoro che consisteva nellimpacchettare la cioccolata, non avevo niente da invidiare a nessuno in cielo o in terra, perché pensavo che se i santi potessero scendere un momento sulla terra, sarebbe per accrescere, già in questa terra, la gloria di Dio, anche se si trattasse solo di recitare unAve Maria, in ginocchio, in silenzio... o, chissà, impacchettare cioccolatini.
Come sei buono, Signore! Come mi ami! A poco a poco riesco a comprendere la vanità di ogni cosa.
Quando, dopo i Vespri, mi sono inginocchiato ai piedi del Tabernacolo, ho visto che il giorno era passato, e con esso, il cielo blu, il sole splendente, le mie pene e le mie gioie... Tutto è passato e non resta nulla.
Oh, come capisco bene la vanità di amare ciò che perisce! Solo ciò che ho patito per tuo amore, al termine del giorno mi servirà a qualcosa... Tutto il resto non è che tempo perso Ah, Signore, allora rimpiangeremo di non avere fatto penitenza; allora benediremo i cioccolatini impacchettati nella penombra del laboratorio...
Come sei buono, Signore! Sei dolce quando consoli... ma il tuo vero amore ce lo mostri nelle prove e nelle tribolazioni.
Non chiedo il riposo sulla terra, Signore. Voglio fare la tua volontà fino alla fine... Insegnami, come già fin dora stai facendo... nella solitudine e nella desolazione, nella fede pura... nell'abisso del mio nulla, e... tra le braccia della Croce.
Di cosa ho bisogno per essere felice? Di niente dato che non desidero niente.
Tu lo sai, Signore, non far caso alle mie lacrime e non guardare lestrema insufficienza della mia risposta al tuo amore... Tu sai bene ciò che sono e come sono.
Non oso chiederti sofferenze e Croci, perché mi sembrerebbe un'orgogliosa presunzione, per la mia enorme debolezza... ma se me le mandi, siano benedette.
Benedico la tua mano, Signore, e una gioia enorme mi assale a vedermi povero, inutile, malato... talora ho paura... ci sono ancora persone che mi amano e ho un letto... quando San Giobbe ti benediceva sopra un mucchio di letame, grattandosi le ulcere con un coccio... Di che posso lamentarmi?... Ah, Signore, sono ancora qualcuno e possiedo ancora delle cose.
Mi abbandono tra le tue mani e ai piedi di Maria Santissima...
A che cosa mi serve continuare a scrivere? Anche questo mi sembra vanità.
Che Gesù e Maria mi perdonino. Così sia.
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12 febbraio 1938
Ho pensato spesso che la più grande consolazione consiste nel non averne alcuna; l'ho pensato e ne ho fatto esperienza.
Se la consolazione viene dalle creature, ritornare alla desolazione diventa duro e penoso. E se la consolazione viene da Dio... comè possibile, poi, vivere tra tanta miseria! In quale ripida china si trasforma la vita! Che sofferenza lascia la compagnia degli uomini! Che fastidioso pensiero doversi occupare di questo miserabile corpo, doversi nutrire, dormire e patire mille debolezze della carne!
Ho sentito talora nel mio cuore dei piccoli battiti damore per Dio... Desiderio impaziente di Lui e disprezzo del mondo e di me stesso.
Ho provato talora la consolazione enorme e immensa di vedermi solo e abbandonato tra le braccia di Dio. Solitudine con Dio... Nessuno può sapere che cosa sia a meno di averne fatto lesperienza e io sono incapace di spiegarlo. Ma so appunto che è una consolazione e che non la si può provare che nella sofferenza... ed è nella sofferenza solitaria e con Dio che sta la vera gioia.
Essa consiste nel non desiderare altro che soffrire. È un desiderio molto forte di vivere e morire ignorato dagli uomini e dal mondo intero... È un grande desiderio di tutto ciò che è volontà di Dio... Consiste nel non volere nulla al di fuori di Lui... È volere e non volere... Non lo so dir bene, non riesco a spiegarmi... Dio solo mi capisce, ma benché non ne sappia la causa, ne conosco gli effetti.
Tutto sta cambiando nella mia anima. Quello che una volta mi faceva soffrire adesso mi è indifferente; viceversa, scopro a poco a poco dei recessi del mio cuore che restavano nascosti, e che ora vengono alla luce.
In primo luogo, ciò che prima mi umiliava, ora mi fa quasi ridere. La mia situazione di Oblato in seno al monastero mi è oramai completamente indifferente... A volte guardo la cocolla con una certa invidia ma sarei anche contento se mi dessero la cappa di Oblato e mi togliessero quella di Novizio. Ho levidenza che l'ultimo posto è quello migliore; sono contento di non essere niente e nessuno, sono lietissimo della mia malattia, che mi dà loccasione di soffrire fisicamente e moralmente. Ma, il più delle volte, non mi occupo di me stesso, sono indifferente a tutto, la cappa, la cocolla e, quanto al posto, vedo bene che è la cosa che conta di meno...
La mia malattia... Che differenza fa mangiare solo o in compagnia? Delle lenticchie o delle patate? Patire la fame o la sete, vivere a destra o a sinistra?
Tutto mi è indifferente. Voglio solo amare Dio e fare la sua volontà... Cosa cè fuori di questo? Vanità... aria, un uomo dai desideri puerili.
Prima soffrivo di sentirmi solo. Solitudine benedetta, Signore, quella in cui Tu mi metti... Non voglio che alcuna creatura mi parli. Che cosa possono dirmi che Tu, dalla tua Croce, già non minsegni?
Quando ho un dubbio, o qualcosa di cui non sono sicuro, quando una tentazione mi assale o mi lascio andare ad una debolezza, faccio un atto di umiltà ai piedi della Croce, e baciando il sangue divino che cola dalle tue ferite e dai Tuoi piedi sul legno della Croce... Ti chiedo protezione, aiuto e consiglio... e ciò che Tu mispiri in quellistante, io lo faccio.
Solitudine benedetta in cui Tu solo raccogli le mie pene. In cui Tu solo ricevi le mie lacrime, e per cui solo [sic] sono i miei fervori, i miei desideri impazienti del tuo amore, i miei desideri di patire un po' della tua Croce.
Non mi lamento più di niente, Signore... Voglio solo fare la tua volontà e credo, Signore, di farla nell'obbedienza umile.
Non pretendo che di vivere una vita molto semplice, senza cose straordinarie... il mio amore per Te ben nascosto agli uomini...
Vivere la mia vita di malato nella Trappa, con il sorriso sulle labbra... Fare con semplicità ciò che mi viene chiesto. Ubbidire con prontezza e nascondere a tutti il piccolo vulcano del mio cuore, che vorrebbe morire baciando la Croce di Gesù... e i miei propositi di penitenza che non posso realizzare...
Vorrei dormire sulle scale... vorrei mangiare sotto la tavola dellAbate. Mi vorrei rivestire di sacco e di corda... Vorrei restare muto, Signore, per Te tutta la vita... A volte vorrei fare il matto e mettermi a gridare nel chiostro del monastero... e strisciare ai piedi di tutti i religiosi... Non so, Signore, che cosa farei se mi lasciassero fare... forse niente.
Ah, come posso pensare alle bianche cocolle... quando vedo il mio Gesù nudo sulla Croce?... Come posso pensare che sono disprezzato dagli uomini, quando vedo il mio Gesù dimenticato dai suoi amici, disprezzato, oltraggiato dagli sputi sulla via dell'amarezza?...
Come si può pensare di agire con prudenza, quando si vede Gesù rivestito del manto e dello scettro dei folli...? Signore, Signore, vorrei essere io questo folle... e sentire le risa e i sogghigni che hanno rivolto a Te...
Vorrei, Signore, essere questo pazzo... Non so più quel che dico... povero Oblato trappista, la cui vita Tu vuoi che scorra nel silenzio, nell'oscurità... nella semplicità... Signore, sia fatta la tua volontà.
Ma non tardare, Signore...! Guarda con che impazienza il tuo servo Rafael desidera stare con Te... vedere Maria, Tua Santissima Madre... cantare le tue lodi con gli angeli e i santi... Ah, Signore, quando non avrò più bisogno di mangiare... di dormire... e di parlare con tutti?
Che professione farò il giorno della mia morte!... Voti eterni di amore!... per sempre... sempre... Chi penserà più alla terra e agli uomini? Tutto perisce, tutto è piccolo e corruttibile... Dio solo... Tutto il resto è vanità... Dio solo... Il tempo e l'uomo passano... Dio solo.
Dio solo... Dio solo... Dio solo.. sia la mia vita e Maria, mia buona Madre, possa aiutarmi a camminare in questa valle di lacrime. Così sia.
[II. L'entrata nella Sofferenza (13 febbraio 19381° aprile 1938)]
[Domenica di Settuagesima - 13 febbraio 1938]
Gesù benedetto, come posso esprimerti, Signore, la grande tenerezza che prova la mia anima di fronte alla dolcezza del tuo amore?
Che cosa ho fatto, Dio mio, perché Tu mi tratti così? Se la mia anima è immersa in una profonda amarezza, subito si ricolma di gioia e di esultanza quando pensa a Te e a ciò che mi prometti al termine del giorno.
Che cosa ho fatto, Signore? Oggi facendo la santa comunione ho provato la consolazione di sentirmi vicinissimo a Te, anche se tutto sembra abbandonarmi. Ho voluto, Signore, incidere sul tuo Cuore le parole che dico ogni giorno: «Non permettere, o Signore, che io sia separato da Te».
Stretto alla tua Croce sono entrato nel Capitolo e ai piedi della Croce ho preso il nutrimento di cui ha bisogno la mia povera natura... Ai piedi della tua Croce insanguinata trovo la consolazione di scrivere queste righe... «Non permettere che io sia separato da Te».
Che io possa stare sempre, Signore, all'ombra del duro legno della Croce... sistemarmi lì, ai tuoi piedi, e farvi la mia cella, il mio letto... Che io possa, Signore, trovare lì le mie delizie, il mio sollievo nella sofferenza... e bagnare con le mie lacrime il suolo del Calvario... Che io possa fare lì, ai piedi della Croce, la mia preghiera e i miei esami di coscienza...
«Non permettere, Signore, che io sia separato da Te».
Che gioia poter vivere ai piedi della Croce. Qui incontro Maria, San Giovanni e tutti quelli che Ti amano. Qui non cè dolore, perché vedendo il tuo, Signore, chi osa soffrire?
Qui si dimentica tutto, non si desidera essere felici, nessuno pensa alle sue pene... Vedendo le tue ferite, Signore, un solo pensiero occupa l'anima... L'Amore... sì, l'amore per asciugare il tuo sudore; l'amore per lenire le tue ferite; l'amore per alleviare un dolore così immenso.
Non permettere, Signore, che io sia separato da Te.
Lasciami vivere ai piedi della tua Croce senza pensare a me stesso, senza volere né desiderare nulla, se non contemplare, completamente folle, il divin sangue che inonda la terra...
Lasciami piangere, Signore, ma piangere di vedere il poco che posso fare per Te e per tutto ciò in cui ti ho offeso quando ero lontano dalla tua Croce... Lasciami piangere loblio in cui ti lasciano gli uomini, anche i buoni...
Lasciami vivere, Signore, ai piedi della tua Croce... di giorno, di notte, durante il lavoro, il riposo, la preghiera, lo studio, mentre mangio, dormo... sempre... sempre...
Come mi sembra lontano il mondo quando penso alla Croce. E come mi sembra breve il giorno quando lo passo con Gesù sul Calvario. Comè dolce e tranquilla la sofferenza sopportata in compagnia di Gesù crocifisso.
È da così poco tempo che ho conosciuto la dolcezza delle vie di Cristo, ma è nella Croce che ho sempre trovato la consolazione. È nella Croce che ho imparato il poco che so. È nella Croce che ho sempre fatto la mia preghiera e le mie meditazioni... In realtà non conosco luogo migliore, né riesco a trovarne un altro... dunque resto tranquillo.
Solo alla divina scuola della tua Croce, solo sul Calvario, in compagnia di Maria, posso imparare a essere migliore, ad amarti, a dimenticarmi e a disprezzarmi.
«Non permettere che io sia separato da Te».
Comè buono Dio con me. Ecco una cosa che non so esprimere. Egli mi fa uscire dal mondo con forza. Mi manda una croce e mi fa accostare alla sua... e così devo solo attendere; attendere con fede, con amore; attendere abbracciando la sua Croce.
Ah, la follia della Croce, chi potrebbe fermarla? Ah, se il mondo conoscesse il tesoro della Croce, come cambierebbero gli uomini.
Ah, se Dio permettesse che non l'offendessi mai e lo faccio sempre quando mi allontano dalla sua Croce come sarei felice.
Ecco perché mi aggrappo ad Essa con tutte le mie forze, unendo le mie lacrime al tuo sangue, lanciando gemiti e lamenti... preso dal desiderio di impazzire... impazzire a causa della tua santissima Croce... Ascoltami, Signore, esaudiscimi e non disprezzare le mie suppliche... Lava con l'acqua del tuo costato i miei enormi peccati, le mie colpe, le mie ingratitudini; riempi il mio cuore del tuo sangue divino e placa la mia anima che non cessa di gridare: «Lasciami, Signore, vivere presso la tua Croce e non permettere che ne sia mai separato».
Vergine Maria, Madre dolorosa! Quando sul Calvario vedrai tuo Figlio coperto di sangue, lasciami umilmente raccogliere il tuo immenso dolore, e lasciami, sebbene ne sia indegno, asciugare le tue lacrime.
* * *
18 febbraio 1938
Per fortuna, Signore, non è solo il mio spirito che soffre. Prima di venire nella Trappa non sapevo cosa fosse piangere di fame. La mia malattia è una miniera inesauribile di sofferenze fisiche e morali... Benedetta sia la tua mano, o buon Gesù... la bacio e adoro, sia quando con essa mi schiaffeggi sia quando con essa mi accarezzi... Benedetta sia la tua volontà...
Lacrime di fame... chi avrebbe mai detto che le avrei versate? E, tuttavia, è così. Come soffro, Signore, Tu lo sai... Quante volte sono uscito dal Refettorio con gli occhi umidi e ho deposto la mia penitenza ai piedi della tua Croce benedetta... questa fame causata dalla mia malattia di cui posso dire che qui nella Trappa ci sono pochi istanti in cui venga saziata.
Ripenso alla prima Quaresima passata qui quandero novizio. Quale gioia provavo a digiunare insieme alla comunità. Dovera la mia penitenza?... Dovera il pane delle lacrime, quello gradito a Gesù?
Non avevo allora che una vana soddisfazione nel vedere la povertà del mio cibo... Forse un giorno mi ricorderò di quello che ho lasciato... ma non ho mai avuto fame come ora che la mia vita è una continua Quaresima... nellinfermeria, in compagnia della mia solitudine.
Quando, dopo mangiato, mi alzo da tavola e come un uomo carnale, miserabile e materiale, vado a piangere le sofferenze della mia malattia ai piedi del Tabernacolo... Ah, se fossi un angelo, non piangerei, ma sono un uomo... e un uomo come ce ne sono pochi, Dio lo sa.
Signore, aiutami... veglia su di me nella tentazione; non abbandonarmi, Signore, perché da solo che cosa potrei fare?... Dove andrò con la mia sofferenza? Chi ascolterà i miei lamenti?...
Soffro, Signore, Tu lo sai... Fino a quando prolungherai questa mia vita, che Ti è inutile, a Te e a tutti, poiché anche se nei miei momenti di generosità vorrei soffrire per il mondo intero, e mi offro a Te per ciò che Tu vuoi... i momenti in cui penso così sono così rari... è tanta la sensibilità della mia carne e la debolezza del mio spirito, che vedi , Signore, quante volte vengo meno.
Non sono niente e non valgo niente... Che cosa si può sperare dal fango, dalla miserabile argilla... debole e malata?
Signore... Signore, non tardare Aiutami; guarda: i miei piedi inciampano quando mi sento solo... Guarda, non so fin dove potrò arrivare e vorrei, Signore, arrivare al traguardo, ma quando vedo i miei piedi insanguinati e così doloranti... Resisterò?... Non abbandonarmi, buon Gesù... Prendimi sotto la tua protezione, Maria Santissima.
Non so perché scrivo tutto questo!... Non so perché! Chi leggerà le mie debolezze e le mie miserie?... Non lo so, e non mimporta, ma è una consolazione per me, visto che non comunico con nessuno, riempire pagine e pagine e scrivere come se scrivessi a Gesù in persona... Forse mi servirà come preghiera ed Egli mi ascolterà.
Dolce solitudine che permette all'anima di affezionarsi a Gesù e non cercare che Lui.
Dolce penitenza ignorata dagli uomini e che fa piangere in silenzio senza che nessuno se ne accorga se non Gesù.
Sono felice, mille volte felice, quando ai piedi della Croce di Cristo, Gli racconto le mie pene, a Lui e a Lui soltanto, gli offro la mia gioia profonda di vedermi amato da Lui, gli apro la mia anima che pena e soffre di vedersi così sola nella tribolazione, bagno il legno con le lacrime della penitenza... e canto e piango, e... non so domandarGli che amore... amore per attendere... amore per soffrire, amore per essere felice... e ci sono momenti in cui non minteressa più niente, né gli uomini, né gli animali, né le tenebre, né il sole...
Ci sono dei momenti in cui dimentico perfino la fame... Vorrei morire baciando la Croce di Gesù, baciando le sue ferite, annegando nel suo sangue divino, dimentico di tutto e di tutti.
Sono felice, mille volte felice, sebbene nella mia debolezza qualche volta mi lamenti.
Non desidero niente, non voglio niente, se non fare dolcemente e umilmente la volontà di Dio. Morire un giorno baciando la sua Croce e salire fino a Lui fra le braccia di Maria Santissima. Così sia.
* * *
23 febbraio 1938
Signore Gesù! Solo Tu mi consoli in questesilio fra gli uomini; solo in Te la mia anima trova riposo; Tu solo mistruisci e mi guidi. Sii anche, Signore, il mio sostegno e appoggio nelle mie debolezze e tentazioni.
Cosa sono venuto a cercare qui? Forse gli uomini? No, mio Dio... no... Sei Tu solo, e la tua Croce, che io desidero... Ma (c'è sempre un «ma»), sono anche un uomo, soggetto al mutamento e dal cuore vano e capriccioso... Io, Signore, sono venuto a cercare Te, Te solo... ma devo vivere tra le creature, che grande croce! Sei Te che desidero, Te che sospiro... ma devo vivere ancora tra gli uomini e ad ogni passo devo vedere, su questa terra, tanta miseria, debolezza, sofferenza... Comè difficile, Signore, vivere in questo mondo!
Cè stato un tempo in cui ho cercato l'uomo... Ho cercato la sua consolazione... Ho cercato Dio nella creatura... Vana illusione... Che sofferenza ne ho tratto.
Non spero più niente dagli uomini... Cosa possono darmi? ... Tu solo, Signore: Tu sei la mia sola speranza.
Ma dove sono quelli chi ti amano, mio Dio? Sono entrato in monastero spinto da un'illusione. La realtà mi ha aperto gli occhi... Tu, Signore, mi hai sostenuto in tutte le mie lotte... (e non ho ancora finito...). Nella disillusione della mia vita avrei potuto prendere un'altra strada, nel mondo, ma la misericordia di Dio mi ha sostenuto e mi sostiene... Comè stupenda lopera di Gesù!! La mia anima si allarga ed esulta quando vede che ha perso le sue illusioni e va in estasi quando vede che Dio solo può riempire la mia vita.
Solo nella Trappa, distaccando a poco a poco il mio cuore da tutto, vivo la mia solitudine con Dio. Che gioia!... ma quante lacrime mi costa. Comè dura, talora, la tentazione.
L'altro giorno ho visto e sentito qualcosa che mi ha turbato profondamente l'anima... Come può essere, Signore? Sono un uomo e ho sofferto... Naturalmente!... Non sapevo più che cosa fare, piangere, sbattere la testa contro al muro... Non riuscivo a studiare, né a pregare o a pensare ad altro... Mio Dio, mio Dio dove sono quelli che Ti amano?... Come si può a vivere tra gli uomini?... Signore, abbi pietà di me, sono il più miserabile... Non so come dirlo... è qualcosa che bisogna avere provato per poterlo comprendere.
Nel mio affannato andirivieni su e giù per il noviziato, senza sapere che cosa fare... ho guardato fuori dalla finestra, contravvenendo alla mia abitudine e al regolamento che me lo vieta.
Il sole cominciava a spuntare. Una grande pace regnava sulla natura... Tutto si cominciava a svegliare... la terra, il cielo, gli uccelli... Tutto, a poco a poco, si svegliava dolcemente al comando di Dio... Tutto ubbidiva alle sue leggi divine, senza lamenti, senza sobbalzi, piano piano, con calma, la luce come le tenebre, il cielo blu come la dura terra ricoperta dalla rugiada dell'alba... Comè buono Dio, pensai, la pace abita ovunque tranne che nel cuore umano.
E dolcemente, tranquillamente, Dio ha insegnato anche a me, mediante quellaurora dolce e tranquilla, ad ubbidire...
Una grande pace simpadronì della mia anima... Pensai che Dio solo è buono; che tutto è ordinato da Lui... Che importa quello che dicono o fanno gli uomini... Non ci devessere per me che una sola cosa al mondo...: Dio. Dio che ordina tutto per il mio bene...
Dio che, tutte le mattine, fa sorgere il sole, sciogliere la brina, che fa cantare gli uccelli e screzia le nubi del cielo in mille dolci sfumature...
Dio che mi dà un lembo di terra per pregare; che mi dà un po di spazio dove poter attendere ciò che attendo... Dio così buono con me, che parla al mio cuore nel silenzio, e minsegna a poco a poco, talora con le lacrime, sempre con delle croci, a distaccarlo dalle creature, a non cercare la perfezione che in Lui... che mi mostra Maria, e mi dice: ecco la sola creatura perfetta... In Lei troverai l'amore e la carità che non trovi negli uomini.
Di che cosa ti lamenti, fra Rafael?
Amami, soffri con Me; sono Io, Gesù.
Ah, Vergine Maria... ecco la grande misericordia di Dio! Ecco come Dio opera nella mia anima, ora nella desolazione, ora nella consolazione, ma sempre per insegnarmi che in Lui solo devo riporre il mio cuore, che in Lui solo devo vivere, che Lui solo devo amare, desiderare, sperare... nella fede pura, senza consolazione né aiuto da parte di nessuna creatura umana...
Che gioia, Madre mia... Come devo esser riconoscente a Dio... Comè buono Gesù!
Quando smisi di guardare il cielo dalla finestra del noviziato... pensai: il Signore trae da un male un bene. Se qualcuno mi avesse visto, avrebbe pensato: ecco un novizio che perde tempo. Ma è perdere tempo adorare Dio amorosamente?... La tentazione è passata e con essa il turbamento, e così ho smesso di pensare a ciò che avevo sentito, e dopo avere fatto un atto di unione alla volontà divina, come faccio ogni volta che me ne ricordo, sono sceso in chiesa per ascoltare la santa messa, e là, ai piedi del Tabernacolo, ho elevato il mio cuore verso Dio e verso Maria Santissima, e glielho offerto perché continui a purificarlo, e farne ciò che vuole.
Comè grande la misericordia di Dio! Come capisco queste parole (non mi ricordo più dove le ho lette) che dicono: «La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore».
Tu solo, mio Dio, Tu solo.
Più mi sono avvicinato alle creature Più mi sono sentito lontano da esse, più lontano sono dagli uomini più vicino sono a Dio.
* * *
Sia benedetto il Signore. Ogni ispirazione che mi dà dopo una tentazione o una prova, procura grande pace alla mia anima.
Un buon pensiero, una parola letta per caso in un libro... una frase del Vangelo bastano a disperdere le mie tenebre e a riempirmi lanima di luce... Dio sia benedetto... mille e mille volte benedetto dal suo servo Rafael, che non sa come ringraziarlo per una tale benevolenza, e vorrebbe solo sprofondare nel suo nulla per glorificare la grandezza del Signore.
La mia vita è una continua alternanza di desolazioni e di consolazioni. Le prime sono tristezze e pene, a volte molto profonde... pensieri che mi turbano, tentazioni che mi fanno soffrire.
Le consolazioni sono lo stesso ma allinverso... gioie interiori sconosciute, desideri di soffrire e amore per la Croce di Gesù, che colmano la mia anima di pace e di tranquillità in mezzo alla mia solitudine e ai miei dolori, cose che non cambierei per nulla al mondo.
Ecco un esempio recente.
L'altro giorno vedevo tutto nero; la mia vita oscura e chiusa nell'infermeria, senza sole, senza luce, senza nulla che la potesse aiutare a sopportare il peso che Dio mi ha messo sulle spalle... Malattia, silenzio, abbandono... non so come dire, la mia anima soffriva molto; il ricordo del mondo e della libertà mi molestava I miei pensieri erano tristi, lugubri. Mi vedevo privo di amore per Dio, dimenticato dagli uomini, senza fede e senza luce.
L'abito mi pesava... Avevo freddo e sonno... Non so, tutto si accumulava. L'oscurità della chiesa mi rendeva triste... Guardavo il Tabernacolo e non mi diceva niente. Mi vedevo come un morto vivente... mi vedevo chiuso nel monastero come un morto nella tomba... peggio che in una tomba, perché lì almeno si trova riposo... Questi, in breve, erano i miei pensieri l'altro giorno prima di ricevere il Signore nella comunione.
L'idea di essere sepolto vivo mi ossessionava, mi faceva impazzire... il diavolo si accaniva a farmi soffrire col ricordo del mondo, della luce, della libertà e ventilandomi la gioia di vivere.
I monaci mi sembravano anime in pena, e che anche loro fossero morti viventi, che soffrivano di essere chiusi in una tomba...
Non so se riesco a spiegarmi... ma in quel momento avrei veramente voluto morire per non soffrire più... Dopo ho capito che si trattava di una tentazione.
È con l'anima in questo stato che sono andato a ricevere il Signore. Mi ero appena messo in ginocchio, col desiderio di chiedere a Gesù tranquillità per il mio spirito, quando ho sentito un fervore molto intenso e un amore immenso per Gesù, e un oblio assoluto di tutti i miei pensieri precedenti, ricordandomi di alcune parole che, credo, fosse Gesù stesso a ispirarmi in quel momento, dicendomi: «Io sono la Risurrezione e la Vita».
A che serve esprimere come la mia anima ne fu consolata! Piangevo quasi di gioia vedendomi ai piedi di Gesù, sepolto vivo. Le mie mani stringevano il crocifisso e il mio cuore avrebbe voluto morire ma questa volta per amore di Gesù, per amore della vera vita, della vera libertà... Avrei voluto morire in ginocchio baciando la Croce, amando la volontà di Dio... amando la mia malattia, la mia reclusione, il mio silenzio, la mia oscurità, la mia solitudine. Amando i miei dolori, che, in un istante di luce... e con una scintilla damore di Dio, sono dimenticati così rapidamente.
Come tutto mi sembrava piccolo!... il mondo con tutte le sue creature... come mi sembrava insignificante la mia vita con tante e tante preoccupazioni infantili... Come gli affari umani... il monastero, mi sembravano insignificanti, i suoi monaci così piccoli... in breve, tutto spariva, davanti all'immensa bontà di un Dio che scende fino a me per dirmi: Perché soffri? ... Io sono la salvezza Io sono la Vita... Che cosa cerchi quaggiù?
Ah, buon Gesù... se gli uomini sapessero che cosa vuol dire amarti sulla Croce...! Se gli uomini immaginassero cosa vuol dire rinunciare a tutto per Te!
Che gioia vivere senza volontà.
Che grande tesoro non essere niente, nessuno... essere l'ultimo... Che grande tesoro la Croce di Gesù, e come si vive bene abbracciandola; nessuno lo può immaginare.
Fa' di me ciò che vuoi, buon Gesù... Mandami la consolazione quando ne ho bisogno, e non ti preoccupare delle mie desolazioni; in esse risiedono la mia felicità, il mio amore, i miei... non so più quel che dico.... Signore, vorrei amare la tua Croce alla follia... non permettere che sia mai separato da essa.
Questa è la mia vita di Oblato Cistercense... soffrire, soffrire e amare alla follia tutto ciò che Dio vorrà mandarmi nella sua bontà infinita... È Lui che fa tutto e se mi manda la consolazione mi manda anche il dolore... Come non amare Chi fa tutto per la nostra salvezza?
Come non impazzire di gioia vedendo che è Dio che ci manda la croce? Come non adorare, fino a morire, questa croce benedetta, che è la nostra unica salvezza, risurrezione e vita?
Non so... se continuo a scrivere perdo il filo. Posso solo dire che nell'amore per la Croce di Cristo ho trovato la vera beatitudine e sono felice, assolutamente felice, come nessuno può immaginare, quando abbraccio la Croce insanguinata e vedo che Gesù mi ama, e anche Maria, malgrado le mie miserie, le mie negligenze, i miei peccati. Ma io non conto niente.... Dio solo!
26 febbraio 1938
* * *
Domenica di Quinquagesima
Oggi ho offerto al Signore la sola cosa che mi restava... la vita. Lho deposta ai suoi piedi, perché l'accetti e la impieghi per ciò che vorrà, la prenda quando vuole e ne faccia ciò che vuole.
Quando lasciai casa, lasciai di mia propria iniziativa tutta una serie di cure richieste dalla mia malattia e venni ad abbracciare uno stato in cui è impossibile curare una malattia tanto delicata. Sapevo perfettamente a che cosa andavo incontro.
E tuttavia... talora, povero fra Rafael! senza rendertene conto, soffrivi di vederti privato di tante cose necessarie... soffrivi di vederti privato della libertà di curare la tua povera malattia con tutti quei farmaci che non ti mancavano nel mondo.
Fin da subito hai abbracciato la Croce di Cristo, ma in certi momenti venivi meno.
Soffrivi anche vedendo che qui nella Trappa accorciavi coscientemente la tua vita e che, per volontà di Dio (e non degli uomini), provavi qui più che nel mondo, dove tutto è al tuo servizio, il peso di questa malattia incurabile.
Talora soffrivi semplicemente di vederti malato e senza mai sollievo.
Ebbene tutto questo è finito.
Questa mattina ho offerto al Signore la mia vita. Essa non mi appartiene più... Se ne prenda cura Lui, se vuole, per quanto mi riguarda non ho più intenzione di preoccuparmene. Occuparmene, sì, perché me lha data in prestito, ma... nulla di più.
Se vuole mi farà avere le cure necessarie. Se non vuole sarò contento anche senza di esse. Non mi preoccuperò più per niente del mio stato di salute... Prenderò ciò che daranno, farò ciò che mi verrà chiesto, ubbidirò in tutto.
Tratterò il mio corpo come se fosse quello di unaltro. Cercherò solo la volontà di Dio. Amerò i suoi desideri e ne farò la mia unica legge. Se Egli vuole per me una vita lunga e penosa... va bene. Se vuole prenderla questa notte... va bene lo stesso. Oggi come domani, come tra mille anni, la mia vita è sua, il mio corpo suo, la mia salute, buona o cattiva, è sua. Che Dio sia il responsabile di ciò che mi succede.
Ho chiesto alla Madonna di intercedere presso Gesù perché accetti la mia offerta. Che grande gioia se Dio laccettasse! Che gioia sarebbe morire per Gesù... e che Egli offrisse la mia vita allEterno Padre, in riparazione dei peccati del mondo, delle guerre; per i popoli infedeli, per i sacerdoti, per il Papa e la Chiesa!
Non mimporta di soffrire, se Gesù accetta la mia offerta. Gli ho già dato il mio cuore... gli ho dato la mia volontà... Adesso, gli do la vita. Non mi resta che morire quando vorrà.
Che sia fatta la sua volontà, e non la mia.
Come sono contento di non possedere più niente! Di non dover più verificare con prudenza se la tal cosa mi fa bene o mi fa male, la terapia, la dieta e tutto il resto... Faccio quello che mi chiedono... e non mi occupo di altro.
Che il Signore si prenda cura della mia malattia come Gli piace. E meno cure mi manderà, più mimmergerà nel bisogno... meglio sarà.
A volte, Signore, vorrei morire nell'indigenza, abbandonato da tutti in una strada o in un ospedale pubblico... morire di inedia. Ma questa mi sembra una tentazione... Non so più niente, sono nelle tue mani e mi affido alla Madonna.
Ho notato e verificato che più ho fame e più le mie ginocchia si piegano, più sono fervente e vicino a Dio.
Le lacrime che in certi giorni verso nel Coro, dopo la conferenza, mi aiutano molto.
In quei momenti soffro molto fisicamente e moralmente ma, dopo, benedico Dio teneramente.
È proprio vero: non sono altro che miseria, sia che guardi dentro sia che guardi fuori. Quando viene la notte e sento la stanchezza del mio corpo, la povertà della materia, la piccolezza e la miseria del mio corpo e anche la puerilità e la futilità delle ragioni per cui il mio spirito si è turbato durante la giornata, i motivi insignificanti per cui ho sofferto e la piccolezza, anche se mi schiacciasse, del mondo intero... Quando vedo tutto questo e lo accosto alla Croce Santissima di Gesù... chi osa più pensare a sé e dire che soffre?
Oh, egoismo umano! Tu piangi per una mela, ti rattristi per le parole di un fratello... ti turbi al ricordo di un giorno assolato... e soffri per ciò che è vento e vanità.
Oh, miseria dell'uomo! Come rivolgi poco il tuo sguardo a Gesù Cristo in Croce!... Come soffri e piangi poco per Lui!...
Umilia la tua faccia nella polvere, fra Rafael, e smetti di pensare a tutto ciò che è argilla: le creature, il mondo, te... Riempi la tua anima dell'amore di Cristo; bacia le sue ferite; bacia la sua Croce; sogna, pensa, dormi in Lui... Quale riposo si trova ai piedi del dolce Legno! Come si dorme bene aggrappati al Crocifisso!
Comè buono Dio!
* * *
4 marzo 1938
Sia sempre benedetta ladorabile, tranquilla e Santissima Trinità.
Prendo oggi la penna nel nome di Dio, affinché le mie parole, imprimendosi sulla bianca carta, servano di lode perpetua al Dio benedetto, autore della mia vita, della mia anima e del mio cuore.
Vorrei che l'universo intero, con tutti i pianeti, tutti gli astri e gli innumerevoli sistemi siderali, fosse un'immensa superficie liscia su cui poter scrivere il nome di Dio.
Vorrei che la mia voce fosse più potente di mille tuoni, più forte della corrente del mare, più terribile del frastuono dei vulcani, per non dire altro che "Dio".
Vorrei che il mio cuore fosse grande come il cielo, puro come quello degli angeli, semplice come una colomba, per avere Dio in esso.
Ma siccome tutti questi sogni di grandezza non si possono realizzare, accontentati, fra Rafael, di molto meno: tu non sei nulla e il nulla ti deve bastare.
Che ipocrisia dire che non ha niente... chi ha Dio! Sì! Perché tacerlo?... Perché dissimularlo? Perché non gridare al mondo intero, e proclamare ai quattro venti le meraviglie di Dio?
Perché non dire alla gente, e a tutti quelli che vorranno sentirlo, vedete cosa sono?... Vedete cosa son stato? Vedete la mia miseria che si trascina nel fango?... Ebbene, non importa, siatene stupiti, malgrado tutto, ho Dio... Dio è mio amico... che la terra si ritragga, che il mare si prosciughi per lo stupore.... Dio mi ama così teneramente, proprio me, che se il mondo intero lo capisse, tutte le creature impazzirebbero e griderebbero di stupore.
Ma tutto questo non è ancora nulla.
Dio mi ama talmente che gli stessi angeli non lo capiscono.
Comè grande la misericordia di Dio! Amarmi, amare me... essere mio amico... mio fratello... mio padre, mio maestro... essere Dio e io essere ciò che sono!
Ah, Gesù mio, non ho carta né penna. Che cosa potrò dire...? Come non impazzire... Come si può vivere, mangiare, dormire, parlare e avere relazioni con gli altri? Comè possibile che io abbia ancora abbastanza serenità per pensare a ciò che il mondo chiama ragionevole, io che perdo la ragione quando penso a Te?
Comè possibile, Signore?... Ma io lo so, Tu me l'hai spiegato... è il miracolo della grazia.
Se chi cerca Dio... sapesse. Se sapessero, quei sapienti che cercano Dio nella scienza e nelle eterne discussioni... Se gli uomini sapessero dove si trova Dio... quante guerre si eviterebbero... quale pace ci sarebbe nel mondo, quante anime sarebbero salvate.
Ignoranti e insensati a cercare Dio dove non è.
Ascoltate e... piombate nello stupore. Dio è nel cuore dell'uomo... daccordo. Ma ascoltate. Dio vive nel cuore dell'uomo quando questo cuore è distaccato da tutto ciò che non è Lui. Quando questo cuore si rende conto che Dio bussa alla porta, e spazza e pulisce tutti i suoi appartamenti per disporsi a ricevere il Solo che riempia veramente.
Comè dolce vivere così, con Dio solo nel cuore. Che grande dolcezza sentirsi riempiti da Dio. Come devesser facile morire così.
Per fare ciò che Egli ci vuole ben poco... anzi niente, basta amare la sua volontà, e anche la sofferenza e il dolore saranno pace, perché si soffrirà per amore.
Dio solo riempie l'anima... e la riempie interamente.
Né le creature, né il mondo, niente può turbarla... Solo il pensiero di poterlo offendere e perdere la fa soffrire...
Che vengano pure, i sapienti, a chiedere dovè Dio. Dio è là dove il sapiente con tutta la sua scienza orgogliosa non può arrivare... Dio è nel cuore distaccato... nel silenzio della preghiera, nel sacrificio volontario del dolore, nel vuoto del mondo e delle sue creature.
Dio è sulla Croce e finché non ameremo la Croce non Lo potremo vedere né sentire...
Tacciano dunque gli uomini, che non sanno fare altro che rumore.
Ah, Signore, come sono felice in questo mio ritiro... Quanto Ti amo nella mia solitudine... Quanti regali ti vorrei fare, che non ho, perché ti ho già dato tutto... Chiedimi, Signore... Ma cosa posso darti?
Il mio corpo? Già lo possiedi La mia anima?... Ma, Signore, per chi sospira, se non per Te, finché finalmente tu non verrai a prenderla? Il mio cuore?... È ai piedi di Maria, che piange damore... senza desiderare altri che Te.
La mia volontà?... Signore, cè qualcosa che io desidero che non desideri anche Tu? Dimmelo... dimmi, Signore, qual è la tua volontà, e metterò al Tuo fianco... Amo tutto quello che mi mandi e mi comandi, la salute come la malattia, essere qui come essere altrove, essere una cosa come esserne un'altra.
La mia vita?... prendila, Signore mio Dio, prendila quando vuoi.
Come non essere felice così!
Se il mondo e gli uomini sapessero... Ma non lo sanno; sono molto presi dai loro traffici; hanno il cuore pieno di cose che non sono Dio. Il mondo vive per un fine ben terreno; gli uomini sognano questa vita, dove tutto è vanità, e così... è impossibile trovare la vera felicità che consiste nellamare Dio. Forse si può riuscire a capirlo ma, per sentirlo, bisogna viverlo e ben pochi rinunciano a loro stessi e prendono la loro croce... anche tra i religiosi...
Signore... quali cose Tu permetti... la tua sapienza sa bene quello che fa; quanto a me, tienimi per mano e non permettere che il mio piede inciampi, perché se non lo fai Tu... chi mi aiuterà? E se Tu non costruisci la casa ?
Ah, Signore, come ti amo! Fino a quando !
Madonna Santissima, dì a Gesù che io vorrei impazzire e fare delle follie per suo amore; digli che mi perdoni... Lo farà, Madre benedetta, se Tu glielo chiedi. Così sia.
* * *
[7 marzo 1938]
Con quanta faciloneria giudica il mondo, e quanto facilmente si sbaglia. Per la mia famiglia il fatto che io sia nella Trappa è la cosa più naturale del mondo.
I miei fratelli e mia sorella, spinti dallaffetto, desiderano la mia felicità. Hanno notato, quando ero nel mondo, il mio desiderio di vivere e di morire trappista... Adesso che vivo in monastero, dicono... che Dio ti aiuti, tu vivi finalmente nel tuo centro, possa tu non doverne più uscire... in convento sei felice, il mondo non fa per te.
Ecco i ragionamenti che fa la mia famiglia.
È naturale... ignorano la mia vocazione.
Se il mondo sapesse che continuo martirio è la mia vita... Se la mia famiglia sapesse che il mio centro non è la Trappa, né il mondo, né alcuna creatura, ma Dio, e Dio crocifisso...
La mia vocazione è soffrire, soffrire in silenzio per il mondo intero; immolarmi con Gesù per i peccati dei miei fratelli, per i sacerdoti, i missionari, per i bisogni della Chiesa, per i peccati del mondo, i bisogni della mia famiglia, che voglio vedere, non nell'abbondanza delle cose terrene, ma molto vicina a Dio.
Ah, se il mondo sapesse cosè la mia vocazione nella Trappa... Se sapessero vedere la croce dietro un sorriso pacifico; le enormi lotte dietro la pace di un convento... Ma in fondo non occorre che lo vedano, basta Dio. Va bene così.
Non sono rimproveri, né amarezza... anzi. I miei aneliti di croce non diminuiscono. La mia gioia più grande è vivere ignorato. Conosco bene la mia vocazione e in essa benedico Dio, quando labbraccio con tutto il cuore... Comè dolce soffrire per Gesù, solo per Lui e le sue cose.
Il mondo dice: la Trappa è il mio centro... che paradosso! Il mio centro è Gesù e la sua Croce... La Trappa mi lascia del tutto indifferente... e se Dio mindicasse un altro luogo in cui soffrire di più e mi chiedesse di andarci lo farei ad occhi chiusi.
A volte non mi capisco: sono completamente felice, qui nella Trappa, perché sono completamente infelice.
Non cambierei le mie pene per tutto l'oro del mondo e allo stesso tempo piango sulle mie tribolazioni e desolazioni come se non potessi vivere con esse.
Desidero la morte con impazienza per smettere di soffrire ma delle volte desidererei non smettere mai di soffrire, anche dopo la morte.
Sono pazzo, demente, non so più cosa mi capita. In certi momenti non ritrovo la calma che nella preghiera, ai piedi della Croce di Gesù e accanto a Maria.
Che Dio mi venga in aiuto. Così sia.
* * *
8 marzo 1938
Dio e la sua volontà sono lunica cosa che occupa la mia vita. Quello che prima era desiderio veemente, per la sua misericordia infinita si tempera a poco a poco. Comè immensa la grazia di Dio quando a poco a poco riempie un'anima. Come a poco a poco si precisa sempre di più la vanità di tutto ciò che è umano, e come si giunge al contrario a convincersi che solo in Dio si trova la vera sapienza, la pace vera, la vita vera, l'unico necessario e l'unico amore e desiderio dell'anima.
L'altro giorno ero insieme al Reverendo Padre Abate. Ero andato a chiedergli di concedermi una penitenza per questo tempo santo che è la Quaresima: me lo ha negato e al posto della penitenza, mi ha detto che il giorno di Pasqua, mi darà la cocolla monacale e lo scapolare nero. Che gioia ho provato. Oh, buon Gesù! Avrei baciato il Reverendo Padre Abate... È troppo buono con me.
Che grande desiderio avevo, già da tempo, di poter portare la cocolla! Che grande gioia mi ha recato il pensiero che di lì a poco non mi sarei distinto in nulla da un vero religioso (se non per la corona che non potrò portare).
Ma dopo essere andato a rendere grazie al Signore per questo beneficio ho visto con chiarezza che in me cera della vanità. Ho visto che è un onore che mi fa la comunità e questo mi affligge più di ogni altra cosa. Ah, se mi avesse dato l'abito da converso, come gli avevo suggerito! Sarebbe stata unaltra cosa; ma è lo stesso.
In marrone o in bianco, con o senza cocolla, sono lo stesso davanti a Dio. Tutto ciò che è esteriore mi è indifferente... Voglio solo amare Dio, e lo faccio interiormente senza che gli altri se ne accorgano.
È lo stesso, Signore, conoscere l'onore o il disprezzo. La gioia vana e un po' infantile di portare la cocolla si è già placata... Vorrei, Signore, che nulla al mondo mi turbasse e che nessuna creatura mi togliesse la pace e la tranquillità di non amare altro che la tua volontà.
E così vedo, Signore, che tutto è vanità. Che Tu non sei né nell'abito, né nella corona. E dove allora?: nel cuore distaccato da tutto.
Buon Gesù, mio divino beneamato, tu trovi le tue delizie ah, cosa sto per dire nel cuore dell'uomo... Ti offro il mio.
Lasciami fare la mia cella nel tuo. Lasciami fare in esso la mia culla. Lasciami vivere solo e spogliato di tutto nel tuo Cuore Divino, e ridermela degli abiti, delle corone e... delle barbe di tutti i conversi del mondo. Sono sempre lo stesso per Te, non è vero, Gesù?
Comè ignorante e puerile il mondo! Quale gioia ci procura uno straccio e che tristezza una nube! Con che facilità ci consideriamo felici per una fanciullaggine, e abbattuti e disperati per unaltra!
Siamo ben poca cosa... come viviamo esteriormente, senza pensare che tutto è nulla, eccetto amarti e servirti: Te, o mio Gesù!
Mi piacerebbe, Signore, passare questa Quaresima morendo poco a poco a tutto ciò che ho ancora per non vivere che per Te; affinché un giorno Tu mi lasci, Signore, penetrare nella ferita del tuo costato e farvi una cella accanto al tuo Cuore Divino... Me lo permetterai? Lo chiedo con fervore a Maria Santissima. Così sia.
(Una scimmia vestita di seta... è sempre una scimmia).
Un giorno in cui la piccola croce che Gesù mi mandava mi sembrava molto grande...
Un giorno in cui, pensando a quanto mi resta da vivere..., da vivere da trappista, chiuso qui per sempre, mi sembrava ancora troppo..., un giorno in cui soffrivo perché il mio cammino mi sembrava lungo e faticoso, ho letto delle parole che mi dicevano...
NIENTE DI CIÒ CHE HA FINE È GRANDE
* * *
Mio amatissimo Gesù, l'umiltà e la pazienza sono le cose di cui oggi ho più bisogno.
Dopo aver passato un'ora e più al corso di latino con gli oblati, esco con la mente stanca e i nervi tesi... Quante volte, Signore, mi aggrappo al crocifisso e faccio un atto di sottomissione alla tua volontà... Ma, Signore, i nervi non posso dominarli. Se avessi una vera umiltà e una perfetta pazienza!
Maria Santissima, Ti offro questa piccola sofferenza in riparazione delle tante volte che ti ho offesa a lezione e nelle aule dell'università.
Ti offro, o Maria, lo sforzo di attenzione in riparazione del tanto tempo perduto quando ero studente. Ti offro, o Vergine, l'umile ubbidienza durante il corso, in riparazione dei molti peccati di orgoglio che ho commesso nel mondo.
Infine, Maria, Ti offro, perché Tu la presenti a Gesù, tutta la mia volontà e la mia sottomissione ai divini desideri di tuo Figlio.
Ricevi tutto, Madre mia, sebbene mi presenti al tuo cospetto senza tutta la purezza che vorrei avere, ma guarda, o Maria, non l'offerta in sé, che non vale nulla, ma la mia intenzione che amerei tanto ti fosse gradita. Così sia.
9 marzo 1938
* * *
[13 marzo 1938]
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Signore, come si può vivere, quando si attende ciò che io attendo? Come si può pensare a tutte le cose create che mi circondano, quando ho Te? Mi stupisco che la tua grazia non mi uccida. È così grande e così abbondante!
Sogno la tua gloria; vivo talora come allochito e senza sapere quel che voglio... talmente voglio.
Come mi stancano le creature, mio Signore e mio Dio! Che grande amarezza mi dà la necessità di dovermi occupare delle cose del mondo, di dover parlare di affari temporali, di dover ascoltare delle notizie...! Ah, Signore, vorrei non saper nulla, non ascoltare nulla... Tu solo, Signore, Tu solo.
Nulla mi riempie... La mia anima non desidera niente... neanche gioire o soffrire... Desidera solo amare alla follia e non è piena che quando pensa a Te... Che enorme impazienza, Signore, comè duro vivere!
Prima tutto mi portava a Te... Tutto mi parlava della tua immensa bontà, della tua grandezza; anche adesso, Ti lodo nelle creature, Signore,... ma il sole mi sembra piccolo... il cielo azzurro è bello, ma non sei Tu, la bellezza del mondo... è così poca cosa.
Come cambi la mia anima!... Che miracolo stupendo. Le creature non mi dicono nulla... tutto è rumore... È solo nel silenzio di tutto e di tutti che trovo la pace del tuo amore... È solo nell'umile sacrificio della mia solitudine che trovo quello che cerco... la tua Croce... e sulla Croce, ci sei Tu, e Tu solo, senza luce né fiori, senza nuvole, senza sole... Le creature Ti abbandonarono, il cielo si oscurò... Non restò, nel silenzio del Golgota, che un Dio inchiodato alla Croce.
Signore Gesù... guardami ai tuoi piedi mentre adoro la tua agonia, bacio le tue ferite, asciugo il tuo sangue divino col mio dolore...
Come vorrei, Signore, morire ai tuoi piedi, damore... dimenticato da tutti, senza rumore, in silenzio, senza pensare agli uomini che sono creature, senza pensare al mondo, che Ti ha abbandonato, senza guardare il cielo né i fiori, gli uccelli, il sole.
Signore, vorrei morire damore ai piedi della tua Croce; che divino miracolo hai fatto nella mia anima! Dove sono le mie sofferenze?... Dove le mie gioie? Dove sono le mie illusioni? Tutto è sparito.
Le mie sofferenze erano egoismo... Le mie gioie vanità... Le mie illusioni Tu le hai fatte sparire col soffio del tuo amore. Mi hai mostrato gli uomini e mi hai detto...: Cosa possono darti che Io non ti do?... E ho visto miserie che mi han fatto piangere... Ho cercato la consolazione e non l'ha trovata. Ho cercato la carità e... Signore, che cosa devo dire?, l'ho trovata solo in Te.
Oramai tutto mi è indifferente... solo l'attesa mi fa soffrire... la paura di perderti... l'obbligo di vivere.
Mi è ormai indifferente dover vivere chiuso tra queste mura, senza vedere i tramonti, senza sentire la brezza del mare, senza percorrere il mondo sulle ali della libertà. Tutto questo è piccolo, è niente, preferisco Gesù nella solitudine.
Non faccio più caso alle creature, le miserie degli uomini non mi fanno più male... Sono uomini e nulla più; non trovo rifugio che in Dio; é solo in Lui che devo cercare la carità.
Non faccio più caso alla mia vita, alla salute, alla malattia... Trovo consolazione solo nel fare la sua volontà... e ciò mi riempie di così tanta gioia ne ho il cuore così pieno che sembra esplodere...
Comè buono Dio, comè grande la sua misericordia... comè incredibile l'amore che Gesù ha per me... Fin dove arriverà?
Non lo so, Signore, mi anniento, cado nello stupore, sprofondo nella mia piccolezza e sospiro un po' damore per potertelo dare. Non sono niente, non valgo niente, non ho che miseria e peccati... e malgrado tutto, Signore, Tu vegli su di me e mi consoli, mi separi dalle creature e mi colmi del tuo amore... Che cosa devo dire?
Vorrei tanto tacere... ma scrivere questo immenso miracolo che Tu fai nella mia anima, anche se forse nessuno lo leggerà... ho l'impressione, così, di darti un po di gloria, perché il mio scrivere è spesso preghiera.
Signore Gesù, come sei buono.
Una delle tue grandezze è la trasformazione che operi nella mia anima sul piano dell'amore del prossimo. Mi spiego.
Prima, quando cercavo un religioso e trovavo invece un uomo come gli altri , come soffrivo, Dio di bontà!
Quando un confratello, senza saperlo, mi umiliava (me... che paradosso!), soffrivo ancora...
Quando la mia anima non trovava ciò che cercava... anche se era solo un po' di educazione... quanto tempo passavo ai piedi della Croce... Signore, Tu lo sai.
Ma ho perduto le mie illusioni... e nei miei momenti di desolazione, pensavo... è meglio... devo separare il mio cuore dagli uomini e non aprirlo che a Dio... Passavo giorni e giorni senza voler fare neanche dei segni... Al centro di tutto questo (lo vedo chiaramente, ora), c'era molto orgoglio, molta vanità, e un immenso amor proprio... Gesù mite e umile di cuore... perdonami, non sapevo ciò che facevo... Solo e senza guida... se non mi aiuti Tu, devierò migliaia di volte dal vero cammino, dalla carità di Cristo.
In questo momento, mi accade una cosa molto curiosa. Certi giorni, quando esco dalla preghiera, benché mi sembri di non aver fatto nulla, sento un grande desiderio di amare tutti i membri della comunità, con un ardore molto grande... come Gesù li ama.
Certi giorni, dopo avere ricevuto il Signore nella comunione e aver visto quanto mi ama pur essendo quel che sono, sento che bacerei volentieri la terra calpestata dai religiosi, e provo grandi desideri di umiliarmi davanti a coloro che, prima, credevo mi avessero umiliato.
Sono religiosi al servizio di Dio... Gesù li ama... Io sono l'ultimo, il più mondano e il più carico di peccati... Ah, se il mondo sapesse ciò che son stato!
Ah, Signore, in questi istanti, vorrei essere calpestato da tutti; provo un grande amore e una grande carità per tutti; sarebbe per me uguale se l'ultimo di tutti mi ordinasse le cose più umilianti... non vedo in nessuno né debolezze né miserie... non vedo che la mia miseria amata da Dio... e di fronte a ciò, che cosa non vorrei fare per imitarlo!... Ebbene, amiamo il prossimo con tenerezza!
Comè grande la tua misericordia, Signore. Che merito abbiamo ad amare i buoni e i santi? Gesù non è stato inchiodato alla Croce per i peccatori?
Gesù buono, la mia anima è piena di carità... È il solo nutrimento che possa veramente alimentarmi in questa vita...
Non so se riesco a farmi capire... ma ciò che mi accade io lo capisco molto bene.
Ah, Signore, che grande pace si prova in quegli istanti... Prima mi turbavo davanti a una mancanza o alla debolezza di un confratello e ne provavo quasi repulsione..., ma adesso provo una grande tenerezza per lui... e vorrei, per ciò che dipende da me, ripararne la mancanza... È un'anima che ama Gesù. È un'anima per cui Gesù sparge il suo sangue sulla Croce... Dovrei forse respingerla?... Dio me ne guardi... al contrario sento un grande amore per lei, e ciò che dico non è vana chiacchiera ma un fatto reale e positivo, che non ho acquisito da me solo, ma che Gesù ha messo nella mia anima... Ecco il miracolo stupefacente.
Adesso lo vedo chiaramente. Solo la carità rende felici... È solo in essa che si trova calma e pace... È solo nella carità che si trova la vera umiltà, ed è solo in essa che possiamo vivere tranquilli e felici in comunità. Quante cose direi se sapessi scrivere!
Ma non lo so fare e, di fronte all'incapacità ad esprimere ciò che prova la mia anima, preferisco tacere.
Maria Santissima, che mi capisce senza che ci sia bisogno di suoni o di parole, è la mia grande consolazione.
Depongo ai suoi piedi il mio silenzio.
Così sia.
* * *
19 marzoGlorioso San Giuseppe
Gesù benedetto, non mi capisco più. Non so più ciò che voglio, ciò che desidero, se voglio o se desidero... La mia anima è un vortice. A volte credo che il mio cuore sia già vuoto di tutto, e a volte vedo bene che non è così... Conclusione!... Non so.
Signore, ho un desiderio immenso di fare la tua volontà e nientaltro che essa; di essere immerso nella tua volontà; di amarla fino a morirne; di perdermi in essa e di vivere solo per farla... È vero.
Ma nello stesso tempo provo desideri di mortificazione e di penitenza che vengono da me. Provo un'immensa voglia di soffrire qualcosa per Te, mio buon Gesù.
Vorrei lasciarmi morire di fame, se mi lasciassero fare... Vorrei non respirare più, non parlare più, non alzare più gli occhi da terra... Vorrei non dormire più, non coricarmi più... Vorrei restare inginocchiato davanti al tuo Tabernacolo giorno e notte... Ah, Signore, come mi pesa, talora, dover lasciare la chiesa... e avere a che fare con gli uomini...
Vorrei, Signore, vivere o morire, ma facendo qualcosa per tuo amore... questinutile vita che sto vivendo è terribile.
Mi fa molta paura la mia situazione in questo momento. Ricevo troppa considerazione, presto mi daranno la cocolla, nessuno mi calpesta come mi merito.
Vorrei vivere in un angolo del monastero, vestito di sacco, non nutrendomi che delle croste di formaggio avanzate dai monaci...
Vorrei, Signore, fare delle follie... e, invece di vivere come vivo, vorrei vivere dimenticato, disprezzato e anche provocando disgusto.
Tutto ciò è vero ma si accorda con la tua volontà? Non lo so, almeno per il momento. A volte credo di no e a volte credo che ciò di cui manco sia il coraggio e la risoluzione per decidermi davvero, per fare il salto. Talvolta mi sembra che Dio mi chiami a un cammino di maggior penitenza e preghiera. Più mortificazione e meno o nessuna cura per la mia malattia.
Dato che nella comunità non mi si lascerebbero fare una vita così, potrei viverla sotto i ponti o nei portici delle chiese... con zoccoli di legno e un sacco sulle spalle... e sparire lontano da tutti quelli che mi conoscono, genitori, amici, confratelli... con nessunaltro che Dio. Si dice che San Benoît Labre sia morto di fame in una chiesa.
Ho pensato seriamente a tutto questo.
Nei miei confessori, superiori e maestri non ho trovato che prudenza... prudenza e prudenza. Mi chiedono solo di mangiare e di dormire e non mi fanno lavorare... Sono una specie di fiore di serra che non manda profumo.
E per tutto questo tempo... aspettare di sapere ciò che devo fare. Lo saprò un giorno con certezza? Lo spero in Dio e nella Madonna Santissima.
Signore, come è comoda questa vita! Ho la mia stanza; il mio letto, un po' duro, ma mi ci sono abituato... Ho dei libri. Ho un po' di fame, però non muoio per questo né molto meno, al contrario mi sembra di star meglio di quando entrai. Non mi danno lavori pesanti..., trovo il silenzio quando lo desidero, dato che non ho da far altro che ritirarmi nella mia cella...; infine, a parte alcune cosette, che cosa posso chiedere di più? Mentre sento una cosa dentro di me che mi dice: mortificazione... penitenza... sacrificio... e io non faccio niente di questo.
Davanti a questo richiamo io contrappongo due cose: primo me stesso, secondo la prudenza. La carne e l'obbedienza. La mia natura trova molto ragionevole ubbidire, è tanto comodo!
Padre, posso alzarmi per l'ufficio?
No, figliolo, hai bisogno di riposo.
Padre, posso ridurre il cibo?
No, figliolo, ne hai bisogno.
Padre, posso andare al lavoro nei campi?
No, figliolo, che ti stanchi.
Bene, poiché a ubbidire... e ubbidisco, certe volte con un desiderio immenso di fare il contrario... saltar la prudenza, e... morire per Gesù e per Maria.
* * *
Terza domenica di Quaresima20 marzo
Come sono stanco, mio Signore e mio Dio! Fino a quando, Signore, mi lascerai nell'oblio?... Quale gusto prova la mia anima nei salmi in cui Davide piange la sua noia di vivere ancora sulla terra e sospira di desiderio per Te... Incola ego sum in terra: me lo ripeto spesso, sospirando il cielo e vedendomi straniero ed esule sulla terra.
Come sono stanco, Signore! Come mi pesa, alle volte, avere a che fare con le creature, che mi parlano di tutto tranne che di Dio... Che violenza mi faccio per non mettermi a gridare, a chiamare Dio in mio aiuto, in questo esilio dove, come dice Santa Teresa, tutto è ostacolo per non godere di Lui.
Fino a quando, Signore!
Gli uomini mi stancano, anche i buoni... Non mi dicono niente... Tutto il giorno sospiro Gesù Cristo, desiderio il cielo e di amare Gesù, ma trascino la mia vita che il mondo possiede ancora e sono obbligato a preoccuparmi di mangiare, di dormire Che disgusto! Signore, scusami... Tu vuoi così.
Non so più quel che dico... Non so più quel che sento... Perdonami, Signore... Sono così stanco! La mia anima soffre di vedersi privata dei tuoi amori, soffre di vedersi chiusa in questo miserabile corpo... Sono malato, Signore, abbi pietà di me... Sono stato un grande peccatore. Non so più ciò che voglio, né ciò che mi capita... Perdonami, Signore per ciò che dico... Tu che conosci il mio cuore fino in fondo, Tu puoi capire... Gli uomini no, ma non importa... Che vadano pure avanti con i loro affari, il loro mondo, le loro preoccupazioni... le loro vanità... Io, Signore, non voglio niente, non mimporta niente.... Tu solo... Non ascoltare ciò che dico, a volte sono pazzo.
Ieri volevo morire a forza di penitenza; oggi vedo che non posso fare nulla che non Tu non voglia... Sono legato alla tua volontà... che gioia!
Non ascoltarmi, Signore, sono un bambino capriccioso... Ma è colpa tua, mio Dio Se non mi amassi così tanto!
Capisci, Gesù, che con tutto l'amore che hai per me, e tutto l'amore che ho per Te, vivere così è molto penoso... e certamente capirai come talora provi il desiderio di staccarmi da questo corpo che mi fa tanta guerra, che voglia uscire da questo ambiente fatto da tante creature che non sono Te... come mi stanchi di attendere... Tu lo vedi, Signore, sono fragile e miserabile... Non so soffrire, non so fare la tua volontà...
Sono un poveruomo che, pur volendo fare solo ciò che tu vuoi e desideri, muore dimpazienza di volare a Te e languisce nel desiderio di vedere la Madonna e i Santi...
Che gioia il giorno in cui potrò vedere Maria, con San Giovanni evangelista, San Giovanni della Croce, San Bernardo, San Francesco dAssisi e San Giuseppe miei protettori, così come quelle due Sante che ti hanno amato tanto e tanto mi hanno insegnato: Gertrude e Teresa di Gesù, e la piccola Santa Teresa... e tutti gli Angeli, e il Glorioso San Raffaele, e il mio Angelo Custode... e... beh, Te, Signore che amo tanto, che adoro, che amo al di sopra di tutto, per cui sospiro e fatico, e piango, e per cui, Lo sai bene, o buon Gesù, vorrei impazzire.
Signore, come vedi, ho dentro di me tutto questo, e non posso vivere così, te lo dico seriamente. Signore... sono un infelice.
Ma scusa la mia audacia... Chi sono io per osare tanto? Non lo so... un ignorante che osa tutto, e ignora spesso ciò che è e ciò che è stato... Illumina le mie tenebre così che mi possa meglio conoscere, e vedere, nella luce che Tu mi manderai, le mie miserie, i miei peccati, le mie enormità che devo piangere ancora per molto tempo qui sulla terra.
Non ascoltarmi, Signore, finché non sarò puro... Manda la tua luce perché capisca. La santa compunzione per piangere. La fede per non contare che su di essa. La speranza per sostenere le mie debolezze... E soprattutto, più di ogni altra cosa, riempimi, Signore, della tua immensa carità, del tuo amore... Che mi colmi, che trabocchi, che minondi delle delizie del tuo amore senza limiti... e mi renda pazzo per davvero.
Scusami, Signore... non so più ciò che chiedo.
Maria, Madre mia, sii il mio aiuto e la mia guida. Così sia.
* * *
[25 marzo 1938]
O Gesù, come si vive bene soffrendo al tuo fianco, qui, nella vita nascosta del monastero...! Che pena mi fa chi vive nel mondo!
Mio fratello è venuto a trovarmi , come l'amo, è un angelo di Dio. Il suo modo di pensare così cristiano mi edifica, così come il suo comportamento così serio e formale e la sua anima, in cui cè la stoffa per fare un cuore pronto per Dio... Ecco mio fratello, il simpatico tenente dellartiglieria.
È venuto dal fronte in permesso, e... abbiamo parlato... parlato del mondo e parlato di Dio.
Dopo aver passato la giornata con lui, adesso, nel silenzio della mia cella, capisco comè stato buono Dio a condurre me alla vita religiosa, lontano dal mondo e ai piedi di Gesù.
Come sono felice in mezzo alle mie pene e ai miei sacrifici... Come sono felice di poter essere un'anima che soffre per Gesù... Come sono felice di potere deporre le mie aspirazioni, i miei desideri e anche le mie debolezze, ai piedi del Tabernacolo di Gesù.
Ho parlato del mondo con mio fratello... e ho visto ciò a cui tante volte ho pensato: la vanità delle cose del mondo.
Mi ha parlato della mia famiglia... delle sue preoccupazioni e dei suoi affari... Abbiamo parlato di progetti per il futuro... Mi ha riferito nei dettagli la vita dei miei genitori e dei miei fratelli: le riparazioni della casa, i cani, i cavalli, le automobili... e cosaltro?
Comè buono Dio ad avermi separato da tutto questo... Non cè più niente che minteressa... Come sono felice con Dio solo e la mia Croce.
Nel mondo si soffre... non ci sono che preoccupazioni, desideri, speranze... raramente realizzati. Nel mondo si piange per cose materiali, meschine e fugaci... Nel mondo si piange poco per Cristo. Nel mondo si soffre poco per Dio.
Come tutto questo mi fa pena!... Si perde tempo in bagattelle; si perde tempo a piangere questa vita che non è che il respiro di un bimbo nel cuore della tempesta, un granello di sabbia nel mare... un istante nell'eternità.
Non invidio nessuno... Non voglio la libertà se mi serve a dimenticare la sola cosa necessaria, amare Gesù in Croce.
Che pena mi fa il mondo!... che non sa, con tutti i suoi desideri imperiosi di piacere e di felicità, che l'unica gioia è poter morire baciando la Croce di Gesù, fra lacrime di dolore e sospiri e desideri di cielo e di amore.
Soffro molto... sì. Il carico che ho messo sulle mie spalle fragili e malate è molto pesante... Guardo dietro di me e... è così duro vivere nella povertà per chi ha avuto tutto e a cui nulla è mancato... Guardo avanti e... la salita che devo fare mi sembra così ripida.
A volte Gesù si nasconde così profondamente! La mia vita si è ridotta a una continua rinuncia in ogni cosa. E non è facile per una creatura così debole e fragile come me... È per questo che soffro.
E tuttavia - oh, meraviglie della grazia divina! capisco perché è così e che tutto quello che mi capita è opera sua (non so se riuscirò a spiegarmi).
Provo una gioia immensa a soffrire per Gesù, quale mai mi sarei aspettato di provare. Amo la mia croce ogni giorno di più... e non vorrei lasciarla per niente al mondo.
Mi ricordo di quando ero felice, e così felice, nel mondo: i genitori cristiani, le comodità, la salute, la libertà. Tutto mi sorrideva Non ci pensavo proprio a soffrire?
Gesù mi chiama. Solitudine e povertà, malattia, reclusione senza poter godere del sole... a volte qualcosa di molto nero che mi fa piangere... e non so che cosè.
Dio non Lo vedo... e, in mezzo a tutto questo, grido con tutta la forza del mio cuore... Come sono felice quanto soffro per Gesù!!
Non voglio la felicità del mondo: sarei infelice... Voglio soffrire per Lui senza vederlo... sapere che è per Lui mi basta.
Il mondo non lo capisce... è molto difficile. So che è la grazia di Dio, ma non so come spiegarlo.
Oggi, con mio fratello, abbiamo parlato del mondo. Ho provato una grande pena... mi sono visto lontano da tutto ciò che il mio cuore amava, e ama ancora, e non credo sia illecito. Chi ha un cuore come può non amare la sua famiglia?
Tuttavia Dio continua ad agire nella mia anima; mi sento, profondamente dentro, un allontanamento da tutto, che non so come spiegare.
Sento un affetto molto dolce e tenero per la mia famiglia, ma in modo diverso rispetto a prima.
Trovo più gioia a non sentire l'amore di Gesù che a sentire l'amore sensibile delle creature; la mia solitudine è penosa, ne soffro, ma non vorrei lasciarla per nulla al mondo.
Non so se qualcuno mi potrà capire.
È così difficile dire perché si ama la sofferenza, ma credo che si possa spiegare nella misura in cui non si ama la sofferenza in sé, ma nel Cristo, e chi ama il Cristo, ama la sua Croce. Di più non posso dire, anche se mi sembra di capirlo.
E amo talmente Gesù che non amo altri che Lui. E scopro che Gesù mi ama a tal punto che morirei di tristezza se mi accorgessi di amare qualcuno più di Lui.
Mi sento così unito alla sua volontà che, quando soffro, cesso di soffrire quando capisco che questa è la sua volontà.
Sono in una tale situazione che, quando ci penso, mi perdo...
Spero in Gesù di avere presto una guida che mi spiegherà tutto e metterà ordine nella mia anima perché, se no, divento pazzo.
Ah, Signore Gesù, come ti amo! Se avessi mille vite, Te ne darei mille... Con la Tua grazia divina e con l'aiuto di Maria, posso tutto. Sii benedetto.
* * *
[28 marzo 1938]
Oggi facendo la comunione ho chiesto al Signore un pezzetto della sua Croce... Gli ho chiesto di poterlo aiutare nella sua agonia, gli ho chiesto di farmi partecipare alla sua sofferenza, gli ho chiesto un pezzetto... (piccolo piccolo, perché sono debole) della sua Santa Croce.
Gesù mi ha ascoltato.
Ho sentito la Croce sulle mie spalle... ho sentito il peso e ho pianto il mio abbandono e la mia solitudine...
Dopo colazione ho portato a spasso la mia piccola prostrazione per il corridoio dell'infermeria. Una tristezza molto grande si è impadronita di me. Mi sono visto così malato, così solo, così debole a soffrire ciò che Gesù mi chiede, che mi sono seduto, stanco di tutto e di tutti, e mi sono messo a piangere con pena e accasciamento.
L'abbandono nel quale mi vedevo, materiale e spirituale, mi sembrava molto grande.
Non ho nessuno in cui trovare sollievo e questo a volte è una grande consolazione, a volte un dolore molto profondo. Soprattutto quando si è malati. In quei momenti, dove una parola detta al cuore allevia tante pene e dà forza per sopportare le debolezze e le miserie della malattia... Ma questo mi manca: Dio sia benedetto.
È molto penoso dover sopportare la sofferenza del corpo, quando si deve sopportare anche quella dello spirito e, per di più, Dio si nasconde e ci lascia soli con la Croce... Come stupirsi che l'anima soffra e pianga?
Questa mattina non mi ricordavo ciò che avevo chiesto a Gesù al momento della comunione... Un pezzetto della sua Croce.
Se l'infermiere sapesse come ho fame! Ma lui non conosce e non capisce la mia malattia, e quanto mi fa soffrire! Dio fa che sia così, ha disposto così. Non mi lamento e benedico la mano dell'infermiere che per me è la mano di Dio.
La fame nella solitudine e nel silenzio... a volte mi sembra che non saprò resistere, ma Dio viene in mio aiuto, e ho come l'impressione che tutto terminerà presto. Da un lato lo desidero, dall'altro mi è indifferente: desidero solo fare la volontà di Dio.
Il giorno finisce e con lui...
Adesso trovo la pace, adoro e benedico Dio che accumula per me in cielo, come un tesoro, questi pezzetti della sua Croce che mi manda quando vuole. Quale grande misericordia manifesta verso di me! Se non fossi qui a soffrire nella Trappa a che cosa servirebbe la mia vita?!
Se hai tanti desideri di penitenza perché piangi?
Le mie lacrime, Signore, non sono lacrime di ribellione... Le mie lacrime, Signore non le scambierei con nulla al mondo... Accoglile, perché devo pur pagarti con qualcosa. Anche Tu Anche Tu hai sofferto la fame, la sete e la nudità. Anche Tu. Hai pianto quando ti sei visto abbandonato. Signore... come sono contento di soffrire. Non cambio la mia sorte con nessuno... Ma fino a quando, Signore?
* * *
1 aprile 1938
Sempre buone risoluzioni... Sempre il desiderio di essere migliore... Sempre desideri di mortificazione... ma solo desideri...
Sei proprio un poveruomo, fra Rafael! Quando comincerai? Quando inizierai veramente ad essere ciò che hai promesso a Gesù?
Bisogna ancora che ti umilî nelle tue proprie debolezze... Hai ancora bisogno di sperimentare che sei incapace di fare cose il bene... Cosa potresti fare da solo? Solo cadere e non rialzarti... Andare indietro invece che avanti. Mettiti di fronte a Gesù e guarda ciò che sei, impara a conoscerti; così non avrai più orgoglio, e nella tua umiliazione, imparerai un po cosè l'umiltà. Non lo sai ancora e bisogna che lo impari.
[III L'Ultima Pasqua (3 aprile 1938 - 14 aprile 1938)]
3 aprile 1938Domenica della Passione
Oggi la Comunità ha avuto la fortuna di potere ascoltare le parole del Vescovo di Tuy, venuto qui a fare qualche giorno di ritiro. Ci ha fatto un breve sermone in Capitolo, ci ha parlato della Croce di Cristo.
Come esprimere ciò che ha provato la mia anima, quando, dalla bocca di un così santo Prelato, ha sentito ciò che è già la mia follia, ciò che mi rende assolutamente felice nel mio esilio... l'amore per la Croce!
Oh, se sapessi esprimermi come Monsignor Vescovo! Oh, chi mi darà il lessico di Davide per poter esprimere le meraviglie dell'amore per la Croce! Oh, se la mia penna, invece di essere di un acciaio duro e materiale, non fosse che spirito e, invece di parole impacciate, potesse scrivere qualcosa che dica veramente ciò che prova la mia anima!
Oh, la Croce di Cristo! Che cosa si può dire di più? Io non so pregare... Non so cosa voglia dire essere buono... Non ho uno spirito religioso, sono pieno di mondo... So soltanto una cosa, una cosa che colma la mia anima di gioia benché mi veda così povero di virtù e così ricco di miserie... So soltanto che ho un tesoro che non scambierei per niente né per nessuno al mondo... la mia croce... La Croce di Gesù, questa Croce che è il mio unico riposo... Come spiegarlo! Chi non lha mai provato... non potrà mai immaginare neanche allingrosso che cosa voglia dire.
Ah, se almeno tutti gli uomini amassero la Croce di Cristo... Oh, se il mondo sapesse cosa vuol dire abbracciare completamente, veramente, senza riserve, con un amore folle la Croce di Cristo...! Quante anime, anche religiose, lo ignorano... Che pena!
Quanto tempo perso in sermoni, devozioni ed esercizi, certo santi e buoni... ma che non sono la Croce di Gesù, che non sono la cosa migliore...
Ah, se potessi dire o gridare in mezzo agli uomini le sublimità dell'amore per la Croce... Poveruomo, che non vali niente né servi a niente, che folle pretesa la tua.
Povero Oblato che trascini la tua vita osservando come puoi le austerità della Regola, accontentati di custodire i tuoi ardori in silenzio; ama alla follia ciò che il mondo disprezza perché non lo conosce; ama in silenzio questa Croce che è il tuo tesoro, senza che nessuno se ne accorga. Medita in silenzio ai suoi piedi le grandezze di Dio, le meraviglie di Maria, le miserie dell'uomo da cui non ti devi aspettare niente... Continua a vivere in silenzio; amando, adorando e unendoti alla Croce... che cosa vuoi di più?
Assapora la Croce... come ha detto stamattina sua eccellenza il Vescovo di Tuy. Assaporare la Croce.
Ah, Signore Gesù... come sono felice... ho trovato ciò che la mia anima desidera. Non sono gli uomini, non sono le creature... non è la pace, non è la consolazione, non è ciò che crede il mondo... è ciò che nessuno simmagina... la Croce.
Come si vive bene soffrendo!... accanto a te, sulla tua Croce... vedendo Maria che piange. Ah, se si potesse avere forze da gigante per soffrire!
Assaporare la Croce... Vivere malato, ignorato, abbandonato da tutti... Tu solo e sulla Croce... Come sono dolci le amarezze, le solitudini, le pene divorate e mandate giù in silenzio, senza aiuto. Come sono dolci le lacrime versate accanto alla tua Croce.
Ah, se potessi dire al mondo dove si trova la vera felicità! Ma il mondo non lo capisce, né può capirlo perché, per capire la Croce, bisogna amarla e, per amarla, bisogna soffrire, non solo soffrire, ma amare la sofferenza... e su questo punto, ben pochi, Signore, ti seguono sul Calvario!
Vorrei, Gesù, supplire io a tutto ciò che il mondo non fa... Vorrei, Signore, amare la tua Croce benedetta con tutta la sollecitudine che non ci mette e lo dovrebbe fare il mondo, se conoscesse il tesoro che racchiudi nelle tue ferite, nelle tue spine, nella tua sete, nella tua agonia, nella tua morte... sulla tua Croce.
Se mi si concedesse di soffrire presso la tua Croce, per alleviare il tuo dolore.
Guardami, Signore, prostrato ai tuoi piedi. Sono pazzo, non so più ciò che chiedo, né ciò che dico. Ho paura di pretendere più di quanto non possa... Sono assurde queste pretese?
Signore, conducimi per la strada dell'umiltà... e niente più...
Ho paura, benché perdonami, Gesù! se sei al mio fianco e ti lascio fare... che cosa ho da temere?
Uccidimi se vuoi... Prendi la mia vita, fanne ciò che vuoi, aprila, tagliala, spezzala, frantumala, uniscila e dividila... falla a pezzi... fa' ciò che vuoi, io non voglio che amarti con frenesia, follemente... Adorare la tua volontà che è la mia, vivere perso nella tua immensa pietà nei miei riguardi... Vedo come mi ami... vedo ciò che sono e non oso neanche abbassare gli occhi... non so né ridere né piangere... voglio solo morire damore.
Non racconto altro che follie... ma Gesù compie in me tante cose che non posso restare insensibile.
Tutto quello che dico è rigorosamente senza capo né coda... ma è ciò che provo, e niente più.
Se confessassi che in certi momenti provo un'immensa voglia di mettermi a gridare... Gesù... Gesù... Gesù... come un matto, nessuno mi crederebbe. Altre volte sento la voglia di sdraiarmi per terra, a fronte in giù, a supplicare gridando la misericordia di Dio, senza più rialzarmi.
Altre volte vorrei sparire e volare a Dio che mi attende... Non so più cosa dire, non vorrei raccontare qualsiasi cosa.
Signore Gesù... comè duro vivere, e tuttavia ci sono degli uomini che amano questa vita miserabile e si definiscono religiosi. Signore, io non sono un religioso, non sono niente, non sono nessuno... sono l'ultimo di tutti ma Ti vorrei amare come nessuno ha mai fatto... ho disprezzato il mondo per Te... lasciami disprezzare l'ultima cosa che mi resta, la mia volontà e la mia vita.
Ma non c'è, Signore, nessun merito in questo, perché odiare la sola cosa che mi separa da Te non è una grande prodezza, e attendere con impazienza ciò che può avvicinarmi a Te non è virtù. Che merito cè a odiare la vita e aspettare la morte?
Ma non voglio, Signore, odiare ciò che mi dai, né desiderare ciò che ancora Tu non vuoi. Sia fatta, Gesù, la tua volontà. Lasciami restare accanto alla tua Croce... Non dimenticarti di me quando cadrò, Vergine Maria...
Non cerco la consolazione, non cerco il riposo... Voglio solo amare la Croce... sentire la Croce... gustare la Croce.
Piano per vivere la Settimana della Passione.
Non separarmi un solo istante dalla Croce di Gesù.
Dormire, camminare, studiare, pregare, mangiare, avendo sempre presente che Gesù mi guarda dall'alto della Croce.
Al risveglio adorare la Croce nel coricarsi sistemare il letto sul Calvario accanto ad essa.
La comunione, l'orazione e la Santa Messa in riparazione per il mondo intero che non mette a profitto i meriti della Passione di Cristo.
Dire l'ufficio avendo sempre presente Gesù inchiodato al legno della Croce.
Che la Vergine Santissima mi aiuti ed accompagni... Così sia.
* * *
7 aprile 1938
Gesù mio, umilmente inginocchiato ai piedi della tua Santissima Croce, ti chiedo con tutto il fervore di darmi la virtù della pazienza, di rendermi umile e di riempirmi di dolcezza... Gesù mio, ascolta, ho veramente bisogno di queste tre cose.
Ieri ho sofferto per il disprezzo di un confratello... ne ho pianto e se Tu non mi avessi insegnato, dall'alto della Croce, a perdonare, forse avrei commesso una colpa. Quanto mi è costato il vincermi!... Ma poi ho dormito tranquillo!
Gesù benedetto, cosa possono insegnarmi gli uomini che non mi insegni Tu, dall'alto della Croce?
Ieri ho visto chiaramente che solo venendo a Te si impara; che sei solo Tu che dai la forza nella prova e nella tentazione e che è solo ai piedi della tua Croce, vedendoti ad essa inchiodato, che simpara a perdonare, simpara l'umiltà, la carità e la mansuetudine.
Non mi dimenticare, Signore... guardami, prostrato ai tuoi piedi, ed esaudisci la mia supplica.
Che vengano pure i disprezzi, le umiliazioni, le scudisciate da parte delle creature... Che importa! Con Te al fianco posso tutto... La prodigiosa, stupenda, inenarrabile lezione che mimpartisci dall'alto della tua Croce mi dà le forze per tutto.
A Te hanno sputato addosso, ti hanno insultato, flagellato, inchiodato a una croce e sei Dio. E Tu perdonavi umilmente, tacevi e Ti offrivi. .. Che cosa potrei dire io della tua Passione... È meglio non dirne nulla e che nellintimo del mio cuore mediti queste cose che l'uomo non riuscirà mai a comprendere.
Fa' che mi accontenti di amare profondamente e appassionatamente il mistero della tua Passione, e dimparare a soffrire nel modo in cui Tu hai sofferto. So bene che è la cosa più impossibile, ma guarda, Signore Gesù, la mia intenzione.
Comè dolce la Croce di Gesù! Comè dolce soffrire perdonando!
Comè dolce soffrire abbandonato dagli uomini, stringendo fra le braccia la Croce di Cristo! Comè dolce piangere un po' le proprie pene e unirle alla Passione di Gesù! Comè buono Dio, che mi prova così e dall'alto della sua Santa Croce mi mostra mi mostra le sue ferite da cui sgorga un sangue innocente; mi mostra oscuramente che nel pieno dell'agonia e del dolore non escono lamenti ma parole damore e di perdono.
Come non impazzire!... Egli mi mostra il suo Cuore, spalancato per gli uomini e disprezzato... Dove mai si è potuto vedere, chi mai ha potuto immaginare un simile dolore!
Come si vive bene nel Cuore di Cristo. Chi può lamentarsi di soffrire?
Solo lo stolto che non adora la Passione di Cristo, la Croce di Cristo, il Cuore di Cristo, può disperare quando soffre...
Ma chi ama veramente, e sperimenta per davvero che cosa vuol dire unirsi a Gesù in Croce solo lui può dire che soffrire è un piacere, che il dolore è dolce come il miele, che la solitudine, la noia e la tristezza che vengono dagli uomini sono un'enorme consolazione.
Come si vive bene accanto alla Croce di Cristo!
Cristo Gesù, insegnami a soffrire... Insegnami questa scienza che consiste nellamare il disprezzo, l'ingiuria, l'abiezione... Insegnami a soffrire con quella gioia umile e senza grida che è propria dei Santi... Insegnami a esser mite con quelli che non mi amano o mi disprezzano... Insegnami questa scienza che manifesti al mondo intero dalla vetta del Calvario.
Ma so bene... unintima, dolcissima voce mi spiega tutto... è una cosa che sento in me e che viene da Te, senza che sappia spiegarlo, mi svela tutto il mistero che l'uomo non può comprendere... Io, Signore, a mio modo, lo comprendo... è l'amore... tutto qui... Lo vedo bene, Signore,... non ho bisogno daltro, non ho bisogno daltro... è l'amore, chi potrà spiegare l'amore di Cristo?... Che tacciano gli uomini, che tacciano le creature... Taciamo sempre, per udire nel silenzio i sussurri dell'amore, dell'amore umile, dell'amore paziente, dell'amore immenso, infinito che ci offre Gesù, con le sue braccia aperte, dall'alto della Croce.
Ma il mondo, pazzo, non ascolta... Pazzo e insensato, se ne va, ebbro del suo frastuono... non sente Gesù che soffre e che ama dall'alto della Croce.
Ma Gesù ha bisogno di anime che l'ascoltino in silenzio.
Gesù ha bisogno di cuori che, dimentichi di sé stessi e lontani dal mondo, adorino e amino con frenesia e follemente il suo Cuore addolorato e straziato da un così grande oblio. Gesù mio, dolce maestro dei miei amori, prendi il mio.
Lo depongo ai piedi della tua Croce... accanto a Maria. Gesù mio, prendilo... mostragli le tue ferite... Mostragli i tuoi dolori e le tue amarezze. Mostragli i tuoi tesori, così che impari a disprezzare il mondo e tutto ciò che non è Te... Mostragli l'amore... Mettilo nel tuo Cuore perché una volta per tutte sinebri delle tue delizie e si impregni della tua purissima divinità.
Vergine Maria... sono pazzo, non so più ciò che chiedo, non so più quel che dico... La mia anima sragiona... Non so più ciò che provo; le mie parole sono impacciate e mal disposte, ma Tu, Vergine Maria, Madre mia, che vede i desideri di tutti i tuoi figli, saprai capire.
So bene che chiedo molto dato che chiedo tutto
Ma, in cambio, Nostra Signora, ho dato tutto, e se mi resta ancora qualcosa, prendila pure, Nostra Signora, e dalla a Gesù. So bene che anche se avessi mille modi per poterle dare, non sarei degno di ricevere neanche un solo buon pensiero da Dio, ma è il mio modo di parlare. So bene che ho dato tutto ma... non è niente. Dunque non adduco ciò che il mondo crede essere dei meriti se chiedo a Gesù un po damore. Egli ne dà a chi Lui vuole e quando lo vuole. E dato che i sacrifici e le rinunce che ho fatto per Gesù non sono abbastanza... Ti offro, Nostra Signora, qualcosa che non puoi rifiutare, qualcosa per cui mi devi ascoltare, qualcosa che fa sì che si aprano i cieli e che il Padre stesso guardi con compiacimento... È, Nostra Signora, la Passione di Cristo tuo Figlio... È il Sangue di Cristo; è la Croce dove morì il Figlio di Dio.
Nostra Signora, Vergine Maria... Vedi? con la Croce posso tutto.
Non dimenticarmi, Madre mia... e scusa le follie di questo povero Oblato trappista, a cui piacerebbe impazzire per davvero, di amarti tanto, Te, Vergine Madre, e di amare tanto la sua ossessione... e cioè la Croce di Gesù suo Divino Modello. Così sia.
* * *
10 aprile 1938
Prendo oggi la penna per continuare come sempre a lodare Dio. Mi piacerebbe non parlare di me e parlare solo di Gesù, ma ho Dio talmente dentro di me! È così meravigliosa lopera che compie a poco a poco nella mia anima che riferendo e raccontando ciò che mi capita, a me povero e miserabile peccatore, nelle mie relazioni con Lui... rendo gloria a Lui.
Mi piacerebbe tanto sparire, e in un certo senso è proprio ciò che mi capita, perché Lui riempie tutto... Comè buono Dio! Io non ho fatto niente per Gesù, e tuttavia... comè grande la sua misericordia!... Non vado oltre, non so cosa aggiungere.
La mia anima sprofonda davanti a una meraviglia così grande e resta muta. Non vedo che una povera creatura uscita fuori dal mondo, e da che mondo!, per merito della grazia, e di nientaltro che la grazia, e condotta nella solitudine per cooperare, quasi senza rendersene conto, a una delle più grandi e meravigliose grandezze di Dio...
E qual è questa meraviglia? Questa meraviglia è il sorprendente miracolo di vedere un'anima come la mia, povera, nuda, piena di mondo e dei suoi vizi... vederla amata da Dio, condotta da Lui sugli umili sentieri della penitenza, sostenuta da Lui nelle sue numerose debolezze e miserie, tentazioni e desolazioni...
Dio sta compiendo la sua opera nella mia anima... sta trasformando il mio cuore, elevandolo fino a Lui, facendolo uscire dalla cerchia delle creature e colmandolo del suo amore... Dio Eterno sta conducendo e guidando me... Chi non si stupirebbe? Chi non sarebbe sbalordito?
Ah, se il mondo mi conoscesse e potesse vedere ciò che sono... Se gli uomini potessero vedere le mie goffaggini e il mio cuore duro, resterebbero ammutoliti davanti alla grandezza di Gesù, che non disdegna di occuparsi di questo poveruomo, più degno di pietà che di amore... E Dio mi ama... Ah, e in che modo!... Io lo so bene, e nessuno può saperlo meglio di me. Se potessi proclamarlo! ... Se trovassi le parole per esprimerlo come si dovrebbe!
Ma non lo so fare... sono molto impacciato, tanto più se si tratta di parlare di questo... E se dovessi essere sincero, piuttosto che parlare, mi piacerebbe ruggire o muggire come i tori... Comè grande Dio!
Una delle trasformazioni che Gesù ha operato nella mia anima è l'indifferenza. Io stesso sono stupito perché mi accorgo che sono arrivato a capire una cosa che prima non capivo.
Sapevo che non desiderare nulla è molto gradito a Dio e che è la strada per imparare a fare la sua volontà... Ma lo sapevo con la luce dell'intelligenza... Capivo solo con la ragione una dottrina così sublime. Desideravo acquistare questa virtù della santa indifferenza e l'ho chiesta a Gesù.
Non c'è nessun merito a non desiderare niente, quando si ama Dio, perché è naturale, ora lo vedo.
Come si può amare la vanità quando si ama Dio? E tutto quello che noi desideriamo, e Dio non desidera, è vanità. Volere soltanto ciò che Dio vuole è quanto c'è di più logico per chi l'ama davvero... Al di fuori dei suoi... i nostri desideri non esistono, e se ne esiste uno, quello è conforme alla sua volontà, se non lo è vuol dire che la nostra volontà non è unita alla sua...
Ma se siamo uniti veramente, per amore, alla sua volontà, non desidereremo niente che Egli non desideri, non ameremo niente che Egli non ami, ed essendo abbandonati alla sua volontà, saremo indifferenti qualunque cosa ci mandi e in qualunque luogo ci metta... Tutto ciò che vorrà da noi non ci sarà soltanto indifferente: ci sarà persino piacevole.
Non so se ci qualche errore in ciò che dico; mi sottometto in tutto a chi se ne intende. Per quanto mi riguarda io dico solo ciò che sento, e la verità è che non desidero niente altro che amarlo, e tutto il resto lo rimetto nelle sue mani; che sia fatta la sua volontà.
Sono ogni giorno più felice nel mio completo abbandono tra le sue mani. Vedo la sua volontà fin nelle cose più piccole e minuscole che mi possono accadere.
Da tutto traggo un insegnamento che mi serve per capire di più la sua misericordia nei miei confronti.
Amo con tenerezza i suoi disegni e ciò mi basta. Sono un pover uomo che ignora ciò che è meglio per lui e Dio veglia su di me come nessuno può neanche immaginare.
Che cosa c'è di straordinario nel fatto che non desidero niente, se mi va bene così, quando metto il mio unico desiderio in Dio e dimentico tutto il resto?
O piuttosto non è che dimentico i miei desideri ma essi diventano così insignificanti e così indifferenti che, piuttosto che dimenticarli, spariscono e non rimane altro nel mio spirito che una grandissima soddisfazione a vedere che non desidero che fare ciò che Dio mi chiede, e allo stesso tempo provo una gioia enorme a vedermi come alleggerito di un peso così grande, a vedermi libero dalla mia volontà che ho posto accanto a quella di Gesù.
Il solo desiderio che mi resta è una gran voglia di ubbidire. Vorrei non decidere più niente da solo, e che tutto, assolutamente tutto, mi fosse ordinato. Ho ancora una grande libertà e siccome sono senza direttore spirituale a volte ho molto paura dingannarmi e di vedere la volontà di Dio in quello che è invece solo mio capriccio.
Gesù mio, vieni in mio aiuto.
Vergine Maria, non mi abbandonare.
Se mi dicessero nei dettagli cosa devo fare per essere santo e gradito a Dio, credo che con l'aiuto di Dio e di Maria lo farei interamente.
Con Gesù al mio fianco niente mi sembra difficile, e il cammino della santità mi sembra a ogni passo più facile. Mi sembra che consista più nel togliere che nellaggiungere. Si riduce a poco a poco alla semplicità, più che complicarsi con cose nuove.
E a mano a mano che ci si distacca da un amore così grande e disordinato per le creature e per noi stessi, mi sembra che ci si avvicini sempre più all'unico amore, all'unico desiderio, all'unico scopo di questa vita... alla vera santità, a Dio.
Comè buono Dio, che minsegna a poco a poco tutto questo!... Comè buono Dio con me!... Saprò corrispondere come devo?
Signore, non guardare i miei atti, né le mie parole, guarda la mia intenzione, e se non è ben orientata verso Te, raddrizzala. Non permettermi, Signore, di essere ingrato e di perder tempo.
Come si vive bene lontano dagli uomini e vicino a Te. Quando sento il rumore che fa il mondo; quando vedo il sole che inonda i campi e illumina gli uccelli in libertà; quando mi ricordo i giorni felici che ho passato dai miei... chiudo gli occhi, mi turo gli orecchi e soffoco le voci del ricordo e dico... che gioia vivere con Cristo... Non ho niente e ho Cristo... Non possiedo e non desidero niente, e possiedo e desidero Cristo... Non godo di nulla e la mia gioia