N°46


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N° 46

 

Cari Amici,

Santa Monica amava suo figlio Agostino, completamente sviato dall’età di 17 anni, quando si fece manicheo ed ebbe un’amante con la quale visse quattordici anni e dalla quale ebbe un figlio. Se si fosse confessato dal Curato d’Ars, avrebbe rischiato di sentirsi dire: "Lei è dannato!"

Santa Monica amava Dio, e temeva l’inferno per suo figlio. Anche Sant’Ambrogio credeva all’inferno; ma davanti alle lacrime di sua madre non esitò a gridare: "Il figlio di tali lacrime non può essere dannato!"

Se tutte le madri, i cui figli prendono la strada di Agostino, piangessero come lei, la faccia della terra ne sarebbe rapidamente cambiata. Ma quale madre crede ancora all’inferno? Il démone dei teologi ha compiuto bene il suo lavoro per indurire il cuore dei sacerdoti in una ribellione più o meno cosciente contro questo dogma, ribellione sufficientemente efficace perché nessuno prenda più sul serio le minacce di Gesù: "larga è la strada che conduce alla perdizione", ecc. A causa di questo indurimento generale, non si può sperare molto di trovare oggi una sola madre che pianga come Santa Monica, ottenendo i miracoli di conversione che ne risulterebbero.

Anche io ho partecipato a questo indurimento: rifiutando il dogma dell’inferno ho abbandonato la pratica cristiana. Oggi ho ritrovato la fede, predico la verità, predico l’amore. Ma conservo un cuore di pietra: quello dei paladini dell’assoluto, dei quali ho sempre fatto parte. Dopo la mia ribellione, questo cuore alimenta la mia predicazione, la cui durezza fa piangere la Madonna…

Quando Monica piangeva su suo figlio, nulla le importava del "cammino di perfezione", della Salita al Monte Carmelo… e neppure della piccola via: aveva semplicemente il cuore lacerato. Quale madre ai giorni nostri, ancora una volta, anche se crede più o meno all’inferno, è pronta a lasciarsi sconvolgere così dallo spettacolo dei giovani che si perdono? Ho detto nella mia ultima lettera (LA 45) che le lacrime non sono una via di perfezione né il frutto di un’ambizione spirituale: è sufficiente lasciarsi toccare… ma chi si lascia toccare? "Popolo insensibile!", gemeva il Curato d’Ars.

Ancora una volta mi accuso per primo di non versare tali lacrime sulle anime che mi fanno male. Denuncio le aberrazioni, la tiepidezza, la complicità con le tenebre: sfortunatamente, vi metto la violenza dei paladini dell’assoluto più che le lacrime della Madonna a La Salette. Chi accetta di consolare Colei che piange, di fare penitenza con Bernadette o i pastorelli di Fatima? Non io, lo ripeto! Ma è la grazia che chiedo, capendo che la ricerca della perfezione, e anche le riflessioni sulla piccola via, diventano una trappola contro la semplicità del cuore.

Ovviamente bisogna credere all’inferno, ovviamente bisogna amare la luce, odiare le tenebre… ma tutto questo non serve a nulla senza la dolcezza e il dolore di un cuore che si lascia lacerare dalle ferite inflitte all’Amore infinito, alla tenerezza di Gesù e Maria. Mi accuso di non farlo, vi suggerisco di accusarvi con me: preghiamo gli uni per gli altri, chiediamo questa grazia senza la quale i nostri sforzi resteranno vani e votati alla condanna che minacciava S. Agostino…

 

Festa di Tutti i Santi, anno 2000

f. M.D.MOLINIE o.p.

 

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