[Lettere agli Amici N°48] [Home Page] [Lettere Agli Amici]
Miei cari Amici,
"Beato ha detto Gesù colui per il quale non sarò occasione di caduta" (Mt 11, 6). Quando ci si chiede che cosa questo può voler dire, si pensa evidentemente al mistero della Croce, e allo scandalo che la sua predizione ha provocato negli Apostoli: "Via da me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". E quando Gesù fu arrestato, "tutti lo abbandonarono e fuggirono"; peggio ancora, Pietro lo rinnegò tre volte, come Gesù aveva predetto.
Credo però che questa interpretazione non basti e anzi sospetto che sia sbagliata. I discepoli erano tutti scoraggiati allestremo come quelli di Emmaus, ai quali Gesù rimproverò di non comprendere le Scritture, ma con dolcezza... e il loro cuore si mise ad ardere: la Croce fu per loro fonte di unafflizione indicibile, non di un peccato grave. La Resurrezione lo fu di più: Gesù rimproverò loro espressamente di avere un cuore troppo duro per potervi credere.
Ma il modo più pericoloso in cui Cristo può essere oggetto di scandalo (che può andare fino al peccato contro lo Spirito Santo) ci è manifestato chiaramente nellepisodio del giovane ricco. Con ogni probabilità, questi aveva scelto il Bene fin dallinfanzia: aveva saputo amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso, osservare i comandamenti con fedeltà, ricevere lo stato di grazia. La sua anima era impregnata della bellezza divina... donde l'amore che Gesù gli dimostrò.
Ma, proprio perché lo amò, Gesù gli propose di lasciare tutto per seguirlo... e questo invito fu occasione della sua caduta. Davanti all'acqua viva offerta alla Samaritana, come davanti alla perla preziosa, bisogna fare la scelta precisa che definisce il radicalismo evangelico: riconoscere con Teresa d'Avila che nessun bene di questo mondo, nessuna gioia temporale può valere il sapore di una sola goccia di questacqua viva. Allora, pur di ottenerla, si gioca la propria vita senza proteggere niente, senza tenere nulla per sé oppure si voltano le spalle, come il giovane ricco, prendendo così la via della perdizione.
Questa scelta non richiede né coraggio né eroismo. Solo la nostra libertà è in ballo, ma una libertà regale vicina a quella degli Angeli: libertà che non bada ai dettagli né a spese. Una volta che si è fatta la scelta buona, che si è lasciato tutto per seguire Gesù mendicando giorno dopo giorno, ora dopo ora, questacqua viva di cui non si cessa un solo istante di aver sete... ci si può permettere, oso dire, tutte le debolezze: concupire i piaceri carnali, leciti o illeciti, e tirarsi indietro davanti alla sofferenza. Il corpo può aver fame, gli si può cedere, perdere tempo, tradire se stessi, riconoscere la propria miseria e confessare dei peccati gravi (si pensi a Teresa d'Avila): se la scelta resta radicale ci si convertirà sempre, ritornando in lacrime alla Sorgente, e alla fine si diventerà santi. "Non è questione di sforzi o di corse ma che Dio simpietosisca": facendo questa scelta, si detiene l'arma assoluta che impietosisce il cuore di Dio, assecondando il suo eterno desiderio di uccidere il vitello grasso per accogliere il figlio prodigo che torna.
Molte domande sorgono a partire da questo. I discepoli di Cristo non sono degli eroi, sono, se posso dirlo, dei "drogati" non da qualche paradiso artificiale, ma dallincanto della beatitudine eterna. Gesù Cristo rappresenta dunque un pericolo per le anime la cui virtù è autentica, perché provoca il Suo desiderio di abbeverarle, di portarle con Sé nei torrenti dellamore trinitario: allora esse devono compiere in qualche modo la scelta degli angeli, con il rischio terribile di diventare dei diavoli. Tutti gli angeli erano tutti amabili, tutti erano belli di una bellezza soprannaturale: ma la fonte d'acqua viva, la follia trinitaria dellAmore infinito, fu per alcuni occasione di caduta eterna. Questo ci confonde, ma è ciò che proclama la Rivelazione cristiana: lo dobbiamo accettare o se no lasciare la Chiesa, e anche la Bibbia.
Un altro episodio del Vangelo manifesta lo strano potere delle parole di Cristo di provocare un vero dramma in chi ascolta, anche quando ci sembrano innocue: forse sconcertanti e oscure, ma non tali da giustificare, ai nostri occhi, un tale dramma. Si tratta del discorso sul Pane di vita: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno..." e "molti dei suoi discepoli" esclamano: "Questo linguaggio è duro! Chi può intenderlo?... (Gv 6, 57) ".
Facciamo fatica a capire in che senso queste parole siano parse "dure e intollerabili". Gli stessi Apostoli non sembrano risparmiati dalla tentazione del dubbio, della rivolta e del rifiuto. Gesù lo sente bene: "Conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: "Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio delluomo salire là dovera prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono... Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio" "
E molti se ne vanno, tanto che Gesù si rivolge ai dodici e dice: "Volete andarvene anche voi?". Pietro ammette implicitamente la sua tentazione rispondendo: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!"
Invece di passare accanto a simili enigmi con leggerezza, bisogna fare uno sforzo per domandarsi cosa significhino tali reazioni, e riconoscere che non lo capiamo: perché un tale scandalo davanti a parole sicuramente oscure, ma che a prima vista non sembrano sconvolgenti?
Non vedo altra spiegazione se non quella che si basa sullintenso irraggiamento sprigionato dalla persona di Cristo e dal potere delle sue parole: il gusto dellacqua viva e la violenza delle Beatitudini vi erompe a tal punto che, davanti al suo invito a "mangiare il pane di vita", non si può restare neutri. Tutti sono sorpresi, ma tutti presentono oscuramente che si tratta già dellinvito al giovane ricco. Mangiare la carne di Gesù ha un tale potere d'attrazione e di follia che è subito o tutto o niente: si dice Sì se le "parole di vita eterna" ci seducono, ci "drogano" come unacqua viva oppure non ci si lascia sedurre, e si respingono con orrore dichiarandosi scandalizzati!
Quando ci si fa attenti a questo aspetto del Vangelo, ci si accorge come niente sia innocuo in questo testo: l'invito al giovane ricco ci incalza di continuo e di continuo lo si rifiuta... o ci si butta e si dice Sì. Questo mi obbliga a denunciare con calma ma implacabilmente come diabolica la presentazione fatta ai nostri giorni per preservare ad ogni costo i lettori e gli ascoltatori da quellaltra presentazione che ha scandalizzato i Giudei, gettato definitivamente il giovane ricco nella tristezza, follemente sedotto la Samaritana, Maria Maddalena e tanti altri... e alla fine provocato la risoluzione implacabile di mettere a morte Gesù.
Do adesso la parola allavvocato del diavolo perché pronunci la sua arringa.
"Secondo la Rivelazione cristiana, io esisto. Ma una delle conclusioni più importanti della mia arringa, è che io non posso esistere: sono un frutto delle invenzioni di questa rivelazione, dunque un essere mitologico. Ma poiché mi si dà la parola, devo pur fare come se esistessi.
Inizialmente, ero un angelo e amavo Dio, ma Egli mi propose una cosa che mi parve inaccettabile e ho rifiutato. Da allora sono condannato a vivere allinferno in tormenti eterni. Da parte di un Dio che si afferma essere infinitamente buono, questo dogma è assolutamente ripugnante, e io non capisco come i cristiani possano accettarlo. È un primo punto, ma decisivo: a partire dal momento in cui singoia questo rospo, si è pronti a mandar giù tutto. Ma cè ancora molto da dire, le enormità non sono finite.
Questo Dio "infinitamente buono" ha creato anche degli uomini, una prima coppia umana che ha peccato a suo modo. A partire da allora, tutti i discendenti di quella coppia sono destinati allinferno per il solo fatto di discendere da un peccatore: sono la massa damnata di cui parla S. Agostino.
Naturalmente i cristiani diranno che Dio non ha accettato a cuor leggero la perdita eterna di miliardi di uomini, che peccano in maniera quasi infallibile in conseguenza della "tara" originale. Egli dà loro la speranza di non andare allinferno grazie a delle invenzioni acrobatiche che propone alla loro ammirazione. Uno dei loro autori, Grignion de Montfort, presenta queste invenzioni in modo caricaturale e grossolano, ma fedele. Parla della Giustizia che vuole precipitare tutti gli uomini allinferno, come incapaci di riparare a unoffesa arrecata alla Santità divina. Allora il Figlio di Dio (non mi soffermo sulle inverosimiglianze scandalose del dogma trinitario) si offre dincarnarsi per riparare al loro posto.
Potrebbe farlo a poche spese (secondo uno dei loro Dottori sarebbe bastato un semplice sorriso): ma gli uomini non avrebbero più capito la gravità della sciagura a cui sono scampati, né del peccato nel quale erano immersi per il solo fatto di essere nati. Per meglio istruirli, dunque, il Figlio incarnato ha voluto espiare subendo la morte per mezzo di sofferenze spaventose, inflitte dai peccati che derivano dal peccato originale.
Affermo che tutto ciò è rivoltante e inverosimile (ed è per questo, ripeto, che non credo nella mia esistenza). Ci sarebbero del resto molte altre cose da dire sulle conseguenze di questa dottrina, che accumula inverosimiglianze e che da duemila anni spinge i teologi a dilaniarsi in dispute interminabili su questioni insolubili come ad esempio la predestinazione e la sua conciliazione con la libertà.
È evidente, in ogni caso, che questo Dio che si afferma essere infinitamente buono, non solo permette il male ma lo vuole: infligge dei castighi tremendi, a cominciare dall'inferno, per continuare con il Purgatorio e con "la storia piena di rumore e di furore narrata da un pazzo" (così Shakespeare riassume l'avventura umana). Di tutto questo Dio è evidentemente responsabile, poiché è Onnipotente: ma è inutile soffermarsi su questi dettagli finché si accetta l'esistenza dellinferno, della dannazione, del peccato, della libertà della cosiddetta libertà, visto che è sottomessa alla predestinazione!
Nel 20mo secolo, infine, i cristiani hanno finito per sentire il bisogno di mettere dellacqua nel loro vino, e cioè nella loro dottrina. Hanno deciso di edulcorarla, di renderla umana e più accettabile nel corso di un concilio ecumenico (come dicono): il Concilio Vaticano II°, che ormai chiamano "il Concilio" per antonomasia... come se non ce ne fossero altri! Questo concilio è effettivamente ortodosso (come dicono anche), ma vago quanto basta perché delle menti scaltrite riescano a trarne la speranza che l'inferno sia "vuoto"... e che perciò, secondo la mia tesi, io non esisto!
Questo sforzo è la sola cosa seria per far fronte alla mia arringa: finché si ammette l'esistenza dellinferno e la possibilità reale di andarci nel Giudizio finale come Gesù Cristo ha predetto, sinfligge ai cristiani lincubo odioso che ho denunciato allinizio. Dunque se lo si vuole veramente sfuggire, bisogna affermare che i demoni non esistono salvo poi sbrogliarsela con la loro presenza che si sostiene attestata nella storia della Chiesa.
Finché si ammette anche che Gesù Cristo è morto per amore degli uomini, si è obbligati ad accettare la mia arringa nella sua interezza: infatti a che pro una tale morte se l'inferno non esiste, o è vuoto?
Ecco che cosa avevo da dire per finirla una volta per tutte con la Rivelazione cristiana".
Rispondere allAvvocato del Diavolo significherebbe seguirlo sul suo terreno, che è quello della rivolta. Poco importa allora ciò che si dice: si vive nella rivolta.
Se invece ci si mette a pregare, anche in questo caso importa poco ciò che si dice, né in quali oscurità ci s'imbatta: si vive nella preghiera ciò che Gesù chiama "appartenere alla Verità".
Ho sviluppato questi punti in modi diversi. Ho sostenuto che i nostri concetti sono falsi al 90%, poi ho cercato di fare una distinzione più sottile: i nostri concetti sono fondamentalmente imperfetti, anche nella visione faccia a faccia, ma là sono veri. La scienza infusa, infatti, imperfetta rispetto alla Luce increata, è immersa in questa Luce: le sue idee sono analogiche, punto e basta. Nella notte del Purgatorio, questi concetti imperfetti sprofondano totalmente l'intelligenza nelle oscurità del "buco nero".
Anche sulla terra, quando preghiamo, i nostri concetti diventano rigorosamente veri, nonostante l'oscurità che li circonda, e che lei pure diviene sempre più profonda, man mano che la luce aumenta: ogni risposta a una domanda genera delle domande più misteriose; l'oscurità sinfittisce sino a diventare quella del buco nero. Ma di continuo Dio ci domanda: "Ti vuoi fidare di Me?". Se diciamo Sì (e questo è il combattimento essenziale della Chiesa militante), l'umiltà della nostra preghiera e del nostro amore ci porta nella Verità.
In fin dei conti non c'è altro da dire. Si possono riprendere una ad una le domande e le risposte con le nubi che comportano, per immergersi sempre di più nella fiducia sempre più folle dei santi. È lesercizio a cui vinvito e me con voi precisando le regole del gioco. Le difficoltà non saranno mai risolte: non si riflette per risolverle, ma per inoltrarsi nella luce che le alimenta... con la fiducia che Dio ci chiede.
Allora si smette di attribuire unimportanza eccessiva a ciò che le parole possono dire: una volta per tutte si balbetta... ma si balbetta o nella fiducia e nella follia della Croce, o in quella della rivolta. Gli argomenti dellAvvocato del diavolo, del resto, ci minacciano tanto di più quanto più ci addentriamo nella Luce e nella Nube della non-conoscenza: Teresa di Gesù Bambino ne ha saputo qualcosa.
L'atteggiamento di Dio di fronte al peccato dellAngelo rappresenta di certo la difficoltà suprema, fonte di tutte le altre: che significa la permissione del Male in un Dio Onnipotente? Domanda annientatrice, equivalente cristiano dellenigma della Sfinge, perché è Dio stesso che ce la fa: "Ti fidi di Me o preferisci ribellarti?".
Sorgono allora le altre domande che, incontrano instancabilmente la stessa risposta, o piuttosto la stessa domanda.. Perché Dio ci sottopone a una tale scelta? Siamo veramente liberi di fronte alla sua Onnipotenza? Che gioco è questo che la Sapienza si compiace di giocare con i figli degli uomini, e che porta alla follia della Croce?
I testimoni di Cristo scavano queste domande e ne ricavano molta luce, talora in trasporti di gioia indescrivibile, abbagliati da rivelazioni che S. Paolo temeva potessero esaltare il suo orgoglio... ma che sfociano sempre in unoscurità più profonda, nella quale Dio chiede loro instancabilmente: "Vuoi fidarti di Me?".
Se andremo in Purgatorio, saremo immersi nella stessa luce e nella stessa oscurità, ma la nostra fiducia non sarà più un dono: non avrà più il valore infinito di cui Dio si fa quaggiù mendicante... e anche questo mistero non lo capisco Ho tentato di farlo contemplando la Rivelazione trinitaria, le relazioni del Creatore con la creatura, la "folgorazione nucleare dellInfinito" in ginocchio davanti al nostro nulla, lo sconforto di Gesù, che si chiede se al suo ritorno troverà la fede sulla terra... e molti altri misteri ancora. Ho passato la vita a ruminare queste cose, e oggi ancora sono costretto a dire: non so perché Dio ci ama in questo modo, e mendica così la nostra fiducia.
Un giorno discutevo con un confratello sul problema del male ed egli mi disse che, secondo lui, il solo male assoluto sarebbe quello che s'introdurrebbe nella stessa Trinità: la rivolta del Figlio contro il Padre, per esempio. Questo mi parve del tutto folle, e chiaramente blasfemo, ma questo discorso delirante conteneva unintuizione straordinaria. Dio non ha che un Amore, e quando smettiamo di amarlo, Egli perde suo Figlio: i Tre ci amano insomma come si amano tra loro. Abbiamo tanto valore per loro quanto il Figlio ne ha per il Padre, o il Padre e il Figlio per lo Spirito Santo.
Così, quando la creatura resiste a Dio, il male s'introduce nella Trinità, come se il Figlio voltasse le spalle al Padre. Ripeto, tutto questo è completamente folle, ma non avremo la chiave di questa follia: o ci si ribella, e si voltano le spalle o si fa il dono che Dio mendica nella sua umiltà infinita. Ci si butta allora nella voragine della supplica fiduciosa, rendendo umiltà per umiltà perché Dio "ci ha amati per primo", e direi anche: si è umiliato per primo, con lumiltà che viene dallamore.
Queste cose le dico balbettando a chi vuole intendere questo linguaggio (e questa è già la scelta della Chiesa militante). A chi preferisce barcamenarsi e rifiuta questo radicalismo che deriva dal radicalismo evangelico, preferisco offrire in silenzio la mia preghiera e il mio povero amore (o piuttosto quello della Vergine), con il senso d'impotenza totale in cui mimmerge una volta di più l'adorazione fiduciosa.
M.D. Molinié
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