N°49


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Miei cari Amici,

Ho ricevuto la seguente lettera da una Suora di Madre Teresa:

 

Caro Padre,

qualche parola prima di andare a letto. Faccio molta fatica ad accettare le piccole (e le grandi) sofferenze della vita. Credo anche di non sapere cosa vuol dire «accettare per amore». Spesso mi ribello interiormente e dico no. La settimana scorsa ero esattamente a questo punto, quando mi è tornata in mente l’immagine di Madre Teresa e ho visto con chiarezza il legame fra le sofferenze della sua vita (non le sofferenze sopportabili, ma quelle che superano i limiti) e l’attrazione straordinaria che la sua persona esercitava sulle folle, o meglio sulle anime.

Ho visto nella stessa luce l’aspetto rivoltante delle sofferenze di Gesù e il loro effetto redentore. Infine ho visto l’atteggiamento dal potere atomico che permette la transizione… la migliore rappresentazione essendo quella di un agnello condotto al macello.

È questa atteggiamento che è il segreto. Vederlo è bastato a produrre in me un « sì » liberatore che non viene da me perché Dio sa che ne sono incapace. Chiedo tremando che questo sì rimanga.

Lo chiedo anche per lei.

La amo.

 

Questa lettera mi ha fatto venire l’idea di comporre una preghiera, rivolta a Dio Padre, a Gesù Cristo, alla Madonna, allo Spirito Santo… o a tutti i santi del Paradiso :

«Se la grazia di questo Sì alla follia della Croce mi è stata data, vogliate conservarmela; se non mi è stata data, vogliate darmela!».

Aggiungo che anch’io vi amo, e che faccio questa preghiera per voi; nel benedirvi vi supplico di farla anche per me… grazie!

 

Nella festa dei Sette Dolori 2001

Fr. M.D. Molinié, o.p.

N°49


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